SPECIALE ARGENTINA 3/3 – Milei: l’eccezione argentina

di Eduardo Lucita, membro del collettivo EDI-Economists of the Left, 21 novembre 2023. Versione italiana a cura di Fosco Giannini

Il ballottaggio ha prodotto una comoda vittoria per i liberali libertari e una schiacciante sconfitta per il peronismo. Si apre una nuova fase la cui caratteristica centrale è l’eccezionalità della situazione. Alla domanda se sarà possibile una transizione non caotica si aggiunge la questione se ci troveremo di fronte all’inizio di una nuova era nel Paese.

Il lungo processo elettorale ci ha riservato non poche sorprese e si è concluso domenica 19 novembre con un risultato davvero inaspettato. Non per la vittoria di Javier Milei, che numerosi consulenti avevano già anticipato, ovviamente in un quadro di parità di voti, ma per il differenziale ottenuto, più di 11 punti, in quello che credo sia un risultato senza precedenti per un ballottaggio e non solo nel nostro Paese. Così i consulenti ancora una volta hanno sbagliato le loro previsioni in quello che è stato un trionfo per l’LLA (La Libertad Avanza, n.d.r.) su tutta la linea. Ha vinto in 21 delle 24 province e nella strategica provincia di Buenos Aires ha perso solo per due punti.

È un trionfo anche dell’estrema destra internazionale, Trump, Bolsonaro, Vox, Bukele salutati con entusiasmo… Era anche la prima volta al mondo che un liberale libertario, per il quale il mercato è la misura del valore di tutti i valori ​​(Teoria Soggettiva del Valore), accede al potere politico attraverso il regime di democrazia liberale, vincendo sulle molteplici strutture consolidate (politiche, sociali, imprenditoriali, culturali…). Il Paese potrebbe quindi entrare in un esperimento senza precedenti nel mondo.

Cambiamenti nel consiglio politico

Il risultato accelera la riconfigurazione già in corso. Non ci sono ancora grandi certezze ma è evidente che le due grandi correnti politiche emerse dalla crisi del 2001 – Kirchnerismo e Macrismo – si sono esaurite. Le maggioranze allora detenute si erano diluite in coalizioni capaci di vincere le elezioni ma incapaci di gestire la crisi del capitalismo locale. La conseguente crisi di rappresentanza e la continua frammentazione politica sono state più che evidenti.

Il lungo ed estenuante processo elettorale si è svolto nel quadro della fine del ciclo. Sul piano economico, si approfondiranno i cambiamenti nel modello di accumulazione, dominato dalla rendita fondiaria (agraria, idrocarburica e mineraria) e dall’estrattivismo, in linea con i cambiamenti nella domanda internazionale. Politicamente, il macriismo è stato inglobato nella LLA, e sicuramente metterà in discussione posizioni e orientamenti, mentre il kirchnerismo non egemonizzerà più l’intero peronismo come negli ultimi vent’anni e tenderà a rifugiarsi nella provincia di Buenos Aires. Ma niente sarà più come prima. L’estrema destra ha una leadership politica in formazione, mentre il peronismo per ora è privo di leadership e di programma. L’incertezza oggi è dominante.

Cosa esprime il voto?

La crisi di rappresentanza e il distacco sociale dalla politica hanno favorito l’ascesa vertiginosa di una figura estremamente dirompente, ma le condizioni che lo rendevano possibile stavano maturando da tempo.

Da qui le analisi che vedono nel voto per LLA un’espressione di rabbia e di anticonformismo di fronte a un governo impotente e irresoluto, anche quelle che parlano di “clamoroso fallimento” dei governi che si sono avvicendati negli ultimi 10 anni, che non solo non hanno risolto la crisi ma l’hanno aggravata, sembrano insufficienti.

I movimenti nella sovrastruttura politica non esprimono necessariamente ciò che accade alla base della società, e in questo senso le varie interpretazioni hanno un certo ancoraggio nella realtà, ma data la natura del cambiamento a cui stiamo assistendo forse sarebbe più produttivo, per dare risposte al movimento operaio e popolare, pensando che ci sia qualcosa di più profondo in quel voto di massa. Sta emergendo qualcosa “dal profondo della patria ribelle”? Come per una rivolta storica ma con segno e orientamento totalmente opposti? Non è forse l’espressione di un forte disincanto e di stanchezza nei confronti del regime di democrazia liberale degli ultimi 40 anni? Regime che ha facilitato il raggiungimento dei diritti civili e sociali ma che per vasti settori della popolazione non ha migliorato le condizioni di vita ed esistenza ma anzi le ha peggiorate. Né l’accesso ad alloggi di qualità e servizi pubblici a prezzi accessibili, che hanno deteriorato il potere d’acquisto di stipendi e pensioni. Secondo il politologo Atilio Borón “…il livello di insoddisfazione nei confronti del regime democratico in Argentina è del 70-75%”.

Cambio d’epoca?

La rivolta peronista diede origine a un cambiamento d’epoca che durò decenni. La tendenza sempre più a destra assunta dal peronismo che accompagna la radicalizzazione della destra sarà l’indicazione che siamo all’inizio di un nuovo cambiamento epocale? Il risultato elettorale mette fine al ciclo iniziato nel 2001 e ormai superato da tempo, ma anche al periodo storico apertosi nel 1983. I consensi di base costruiti in questi quattro decenni sono in discussione, non solo per quanto riguarda i diritti umani e il giudizio sul terrorismo di Stato, anche in termini di ruolo dello Stato e del mercato, in relazione alle politiche attive e di redistribuzione del reddito, ai diritti sociali… Esiste una polarizzazione di destra nella società argentina?

Gli appelli a resistere e ad organizzarsi si sono moltiplicati da domenica sera, ma non sarebbe forse importante porci anche alcune domande preliminari che ci permettano di conoscere un po’ più a fondo il fenomeno politico che ci tocca e ci preoccupa? Non per delegittimare gli appelli, ma per dare loro un sostegno più solido alle loro necessità, affinché i protagonisti di questa futura resistenza prendano coscienza degli eventi che realizzeranno e innalzino il loro livello politico.

Transizione e governance

Il periodo di transizione tra un presidente eletto, che non ha territorialità, né maggioranze parlamentari, né una struttura politica consolidata, e un presidente presumibilmente ad interim, che non ha potere, nel quadro di una crisi estremamente profonda e complessa, non sarà semplice. Al contrario, sarà soggetto a molteplici tensioni e controversie, in cui il movimento operaio e popolare dovrà difendere le proprie posizioni e conquiste storiche e mantenere attiva la speranza. Forse si sta creando uno scenario eccezionale, distopico, nel senso di “una società immaginaria, ingiusta e caotica, in cui nessuno vorrebbe vivere”.

I tempi che verranno non saranno facili.

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