di Michelangelo Tripodi
Pubblichiamo la postfazione di Michelangelo Tripodi al libro di Antonio Floccari che ricorda il sindaco di Polistena nella sua rivoluzionaria strada di progetto di città e società, attraverso gli strumenti democratici forniti dalla Costituzione Italiana e dagli ideali comunisti.
Non solo un ricordo ed un riconoscimento personale, bensì una Memoria Storica importante che sia un faro per le nuove generazioni.
Questo libro di Antonio Floccari viene pubblicato postumo dopo la sua scomparsa. Ciò è motivo di tristezza, ma nel contempo ci sono anche la consapevolezza e l’orgoglio di sapere che la sua ultima fatica è stata rivolta alla scrittura di questo libro dedicato a mio padre, come se fosse il suo lascito
ideale ai posteri. Anche per ciò mi preme di ringraziarlo ancora per questa sua ferrea volontà.
La lunga militanza comunista di Antonio Floccari, che risale agli anni Settanta, insieme alla diretta conoscenza di gran parte dei fatti e delle circostanze da lui trattati in questo libro, gli ha consentito di poter scrivere agevolmente, come un vero e proprio testimone, questa biografia che rappresenta la prima opera diretta a focalizzare il forte legame che mio padre aveva con Polistena e a delineare con brillante sintesi la sua attività a favore del popolo e della città di Polistena.
Un’attività intensa che lui svolse in tanti modi e con ruoli diversi, da Bracciante, da Consigliere Comunale, da Sindacalista, da Deputato, da Sindaco e da Senatore, mantenendo sempre un solido radicamento con Polistena e con il territorio.
Nel libro sono ricordate le tappe fondamentali del suo impegno sindacale, politico, amministrativo e istituzionale a partire dai primi passi avvenuti a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, con la partecipazione ai primi movimenti di lotta del secondo dopoguerra che avevano a Polistena il loro fulcro principale e l’iscrizione al Partito Comunista Italiano avvenuta proprio nel 1950.
Tuttavia, non c’è dubbio alcuno che il rapporto con il popolo di Polistena e con il territorio gli ha consentito di svolgere al meglio e proficuamente i suoi incarichi elettivi nazionali di deputato e senatore, così come tali ruoli tanto prestigiosi ed autorevoli hanno contribuito a favorire la crescita e l’affermazione del suo impegno politico-amministrativo a Polistena, che è stato sempre un punto fermo del suo percorso: non a caso fu eletto ininterrottamente Consigliere comunale fin dal 1956, per diventare poi Sindaco di Polistena nel 1970.
E proprio nel mettere in luce questo cinquantennio del suo impegno istituzionale polistenese, possiamo tranquillamente affermare che gli anni dal 1970 al 2005, inizio e conclusione dell’esperienza di mio padre alla guida del Comune di Polistena, pur tra innumerevoli problemi e
difficoltà, sono stati gli anni del “Rinascimento Polistenese”, come viene unanimemente riconosciuto.
Questo cammino luminoso, preparato dalle lotte e dai movimenti degli anni ’50 e ’60, inizia il 7 giugno 1970, quando ci fu la storica vittoria del P.C.I. che conquistò per la prima volta la maggioranza assoluta dei voti e dei seggi: 2.673 voti pari al 52,14% e 16 seggi su 30 in Consiglio
comunale.
Girolamo Tripodi ottenne un enorme successo personale con 1.634 voti di preferenza, a dimostrazione della grande fiducia e del consenso che i lavoratori e il popolo avevano nei suoi confronti. Con quelle elezioni e con il nuovo Consiglio comunale, caratterizzato dalla storica maggioranza assoluta comunista, avvenne quella che mio padre chiamò “la nostra piccola Rivoluzione” e, mentre a Reggio Calabria scoppiava la rivolta per Reggio capoluogo, per Polistena
cominciò un’altra storia.
Il 4 luglio 1970 si svolse la prima riunione del Consiglio comunale, eletto il 7 giugno, convocata dall’allora Commissario Prefettizio, poiché il Comune era stato commissariato dopo il fallimento della precedente amministrazione democristiana.
In quella seduta, Girolamo Tripodi fu eletto per la prima volta Sindaco di Polistena con 17 voti e fu avviata l’esperienza di quella che fu denominata l’Amministrazione Popolare di Polistena. Si iniziò un esaltante percorso politico-amministrativo che, pur tra tante difficoltà e problemi, è durato, quasi
ininterrottamente per 35 anni fino al 2005 ed ha portato un cambiamento radicale del volto di Polistena. Di questo processo storico, per Polistena sicuramente rivoluzionario, fu protagonista assoluto Girolamo Tripodi che fu eletto per ben 7 volte, consecutivamente ogni cinque anni, sindaco di Polistena.
A Polistena cinquantatre anni fa esisteva una condizione di arretratezza in un paese di modesta estensione che faticava ad uscire da una dimensione prevalentemente rurale e nel quale la condizione sociale era ancora segnata da rapporti di classe caratterizzati da un pesante sfruttamento
dei lavoratori e delle lavoratrici. Sul piano della vivibilità la situazione era precaria: in paese mancava l’acqua, c’erano poche fognature che scaricavano nel torrente Jerapotamo;
l’edilizia scolastica era totalmente carente e obsoleta; molti quartieri si trovavano in una condizione di disagio privi com’erano dei servizi urbani primari; molte famiglie vivevano in case malsane e fatiscenti; gli spazi di verde pubblico erano insufficienti e non c’era traccia di una minima prospettiva di sviluppo razionale; lo stato di indigenza in cui si dibatteva gran parte della popolazione era aggravato, inoltre, da un’assistenza sanitaria carente e da un’organizzazione
degli uffici municipali assolutamente non adeguata alle crescenti esigenze della collettività. Ancora più desolante era la situazione vigente nelle campagne, dove, a tutte le altre problematiche, si aggiungeva la mancanza di strade pavimentate, elettrificazione e acquedotti.
Con l’avvento della nuova Amministrazione cambia tutto e Polistena conosce un’epoca politica di grande fermento, inedita per la sua storia e certamente incancellabile, perché nata sull’onda di un grande movimento popolare, di braccianti e lavoratori che hanno lottato per il riscatto, per l’emancipazione, per la democrazia.
Si avviò un nuovo metodo e un nuovo stile di gestione della cosa pubblica nella massima trasparenza e nell’esclusivo obiettivo di svolgere un’attività di servizio a favore del popolo, non solo polistenese, con il più vasto coinvolgimento democratico dei cittadini alla vita amministrativa. Ciò ha consentito alla città di Polistena di vivere un periodo di trasformazioni e profondi cambiamenti sul piano economico, sociale, culturale e democratico. Infatti, nel 1970 ebbe inizio una stagione politica eccezionalmente lunga e gloriosa, che ha pochi eguali nella storia della Repubblica italiana, che ha visto protagoniste le masse popolari; Polistena è diventata un punto di riferimento e baluardo per le grandi realizzazioni, per gli avanzati servizi sociali e civili istituiti, per una grande rete scolastica pubblica con la presenza di scuole di ogni ordine e grado, per gli strumenti urbanistici moderni che in 35 anni hanno consentito di moltiplicare di cinque volte la dimensione urbana nel segno della sostenibilità e di uno sviluppo ordinato, per gli investimenti per centinaia di miliardi di lire in opere di civiltà e case popolari.
Nel libro di Floccari sono ricordate le opere fondamentali di quegli anni che vanno dalla costruzione del nuovo ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” alla copertura del torrente Jerapotamo e alla realizzazione del grande Anfiteatro con tantissimi posti a sedere per la riqualificazione e il risanamento della parte bassa di Polistena, dalla realizzazione dell’impianto di depurazione in zona Barlette e poi in contrada Don Domenico alla costruzione della grande strada di circonvallazione che decongestiona il centro urbano, dal Palazzetto dello Sport al Parco della Liberazione, dal Parco Juvenilia alla realizzazione in contrada Primogenito del PIP, il piano per gli insediamenti produttivi, che ha permesso l’insediamento di attività industriali e artigianali che hanno ridato slancio all’economia del territorio con numerose aziende insediate e centinaia di nuovi posti di lavoro, dalla realizzazione del moderno Palazzo Municipale e dell’Auditorium comunale dotato di 420 posti a sedere che rappresentano tuttora un esempio vincente di lotta contro la ’ndrangheta, ammirato dappertutto, all’entrata in funzione della rete di distribuzione del metano, che vide Polistena come primo comune della Calabria e la pose all’avanguardia nel Mezzogiorno, aprendo una nuova fase della crescita civile ed economica della città.
Inoltre, non va dimenticato il grande impegno a favore della scuola con la costruzione di nuovi plessi di scuole materne, di scuole elementari, di scuole medie e Istituti superiori, nonché lo sforzo compiuto a favore delle classi sociali più disagiate e dei più bisognosi con la costruzione di oltre 600 alloggi popolari, il più alto indice di insediamenti di edilizia economica e popolare, grazie ai nuovi strumenti urbanistici di cui il Comune si è dotato a partire dal Piano Regolatore Generale, creando interi nuovi quartieri di case popolari (Catena, Via Karl Marx e Favignana, Contrada Grecà, S. Maria La Vecchia, Via Marco Polo, ecc.). Sono stati allestiti ed erogati ai cittadini tutti i servizi primari, dalle opere di civiltà a quelle di urbanizzazione: acqua potabile in tutto il Comune e nuova rete idrica in tutto il paese, bitumazione delle strade rurali, elettrificazione, pubblica illuminazione anche nelle campagne, rete fognante e impianti di depurazione.
Infine, mi piace ricordare, tra le tante opere d’arte realizzate e collocate dappertutto, la grande opera del maestro Maurizio Carnevali che campeggia nella sala del Consiglio comunale in memoria delle lotte per la democrazia e per l’emancipazione delle classi lavoratrici e il monumento all’emigrato di Giuseppe Niglia nel Piazzale della Pace. Così come va ricordato l’impegno per l’Estate Culturale
Polistenese, l’invenzione assolutamente originale e assai apprezzata delle serate di musica lirica aperta a tutti, nello splendido scenario di Piazza del Popolo e l’istituzione della Giornata dell’Emigrato fin dal 1970.
Va menzionato, altresì, il riconoscimento di Polistena come Città d’Arte, la creazione della grande biblioteca comunale e il museo civico, molto apprezzati da tanti studiosi provenienti da tutta la regione e anche da fuori Calabria; l’acquisto e l’avvio della ristrutturazione della casa natale del grande scultore polistenese Francesco Jerace e quello di Palazzo Sigillò con i primi finanziamenti per il suo recupero per farne il Palazzo della Cultura.
Ricordo, infine, il grande movimento a difesa dell’ambiente e della salute, contro la megacentrale a
carbone che si voleva installare a Gioia Tauro in contrasto con la volontà delle popolazioni.
Girolamo Tripodi, alla guida del Comitato dei Sindaci, fu l’artefice di quella stagione di lotta e di impegno civile, che ha battuto il tentativo dell’Enel e del Governo di realizzare la famigerata centrale a carbone e ha consentito di avviare le attività del porto di Gioia Tauro, che negli anni
è diventato uno dei principali porti del Mediterraneo per il transhipment.
L’Amministrazione popolare si è sempre caratterizzata nella lotta per l’affermazione della legalità e contro la mafia, favorendo la crescita della coscienza civile in un percorso di maturità etica, morale e culturale che ha reso Polistena una delle città più emancipate ed evolute del territorio.
Si tratta di una storia di riscatto, di progresso civile e di crescita sociale e culturale che ha trasformato Polistena da paese rurale a città moderna e progredita.
Una storia nella quale il Sindaco-Bracciante, trattato con sufficienza e derisione dai ceti borghesi e padronali, ha sorpreso tutti diventando un Sindaco tanto esemplare, che Polistena era invidiata dagli altri comuni.
Con la guida ultra trentennale di mio padre, Polistena aveva conquistato un ruolo straordinario di prestigio, fiducia e credibilità nell’immaginario collettivo in Calabria, in Italia e non solo, quale centro propulsore delle battaglie per la legalità e contro la ’ndrangheta, quale realtà avanzata per le conquiste civili, sociali e culturali che l’Amministrazione popolare aveva ottenuto, con i comunisti
al Governo ininterrottamente per oltre trent’anni.
Oggi, a 18 anni dalla conclusione di quella esperienza, a Polistena si vive ancora sulle conquiste, sulle realizzazioni, sulle idee, sui progetti e sulla crescita che sono stati accumulati nei 35 anni precedenti. Ma, ormai, la dote che Girolamo Tripodi ha lasciato ai polistenesi si sta esaurendo, visto che, negli ultimi anni, purtroppo, a Polistena non c’è stato nulla di nuovo. Si è solo vissuto della rendita di Girolamo Tripodi.
Le drammatiche vicende, che hanno contrassegnato recentemente la vita polistenese, lo confermano abbondantemente.
Il grande patrimonio creato dall’opera e dall’impegno di Girolamo Tripodi e delle sue Amministrazioni, tuttora vivo e fecondo, non è inesauribile e richiede di essere coltivato
e impreziosito innestandovi, a 53 anni dal suo inizio, un nuovo progetto per il futuro di Polistena. Ciò è necessario affinché i grandi traguardi raggiunti non vadano dispersi e lo straordinario lascito che Polistena ha ricevuto non venga sperperato.
Del resto i fatti gravi di questi ultimi anni, sono l’espressione di comportamenti calunniosi, rancorosi e arroganti, tenuti precedentemente nascosti solo per ragioni di mero opportunismo, coniugati ad un generale degrado cittadino.
In un libro dedicato a Girolamo Tripodi, che ha dato tutto per la crescita di Polistena, è giusto ricordare che la Polistena “istituzionale”, proprio quella parte che avrebbe dovuto esprimere riconoscimento e gratitudine, non ha avuto nessun rispetto per la sua figura e per la sua memoria. È stato, anzi, avviato un maldestro, ma vano tentativo di oscurarlo e di cancellarlo, come è avvenuto con la distruzione della piazza Giuseppe Valarioti e della piazzetta all’angolo tra via S. Milano e via Filippo Turati, realizzate da Girolamo Tripodi e delle quali era molto orgoglioso. Non è un caso, quindi, che in oltre cinque anni non si sia tenuta neanche una seduta pubblica e aperta del Consiglio comunale per commemorare e ricordare la figura e l’opera del Sindaco che ha cambiato la storia di Polistena, così come rappresenta una ferita tuttora aperta la mancata assegnazione di un lotto di terreno al cimitero, richiesto a suo tempo da mia madre, per realizzare la tomba di mio padre. A ciò si aggiunge il diniego di sale e piazze per manifestazioni dedicate al suo ricordo e il tentativo meschino e offensivo di associare il suo nome al primo podestà fascista di Polistena. Infine, non va dimenticato il boicottaggio permanente e continuato della Fondazione “Girolamo Tripodi”, che è stata costituita per mantenere viva la sua memoria.
A tal proposito è opportuno ricordare che il responsabile assoluto di questo scempio è colui che si trova a fare il sindaco solamente perché ha la fortuna di portare lo stesso cognome di Girolamo Tripodi. Quanto accaduto conferma, ove ce ne fosse ancora bisogno, che da tempo è stata smarrita la via maestra indicata da Girolamo Tripodi. D’altronde anche le più recenti vicende politiche e amministrative confermano un decadimento complessivo della vita istituzionale.
Nel 2021, a seguito dell’operazione “Faust”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ci sono state le dimissioni del sindaco e il Comune di Polistena è stato commissariato: un fatto molto grave che ha provocato per Polistena un danno
di immagine e di credibilità enorme e incalcolabile e che ha rappresentato un oltraggio, che ha offeso e infangato il lavoro e la memoria di Girolamo Tripodi.
E proprio colui che ha portato allo scioglimento del Consiglio Comunale e al commissariamento del Comune si è riproposto come se nulla fosse e non ha neanche avuto il senso del pudore di dire semplicemente quello che tutti si aspettavano: ho sbagliato e chiedo scusa ai cittadini di Polistena.
Anzi al contrario, il responsabile di questo disastro, invece di fare ammenda e farsi da parte per i danni arrecati, ha ancora l’arrogante presunzione di voler dettare lezioni, accecato dalla cattiveria, dal cinismo e dal delirio di onnipotenza e facendo largo ricorso a squallide bassezze. Ciò mortifica il ruolo dell’istituzione Comune, ridotta a strumento di vendette e ritorsioni personali, condannando
la città di Polistena ad un pesante processo di isolamento e arretramento.
Occorre avere il coraggio di riconoscere che Polistena non ha più il ruolo ricoperto per tanti decenni e non è più la città che abbiamo conosciuto e ammirato sotto la guida di Girolamo Tripodi.
Purtroppo, oggi Polistena è allo sbando e sono al collasso tutti i servizi fondamentali (pulizia e raccolta rifiuti, verde e decoro urbano, viabilità e circolazione stradale, asili nido e parchi giochi per bambini, impianti sportivi, servizio idrico, strutture scolastiche, biblioteca comunale, ecc.).
Questa drammatica verità, proprio recentemente, ha trovato anche conferme ufficiali ed istituzionali: infatti, Polistena compare nell’elenco dei Comuni considerati marginali e svantaggiati, di cui al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che ripartisce il “Fondo di sostegno ai Comuni marginali” per gli anni 2021-2023 nei Comuni particolarmente colpiti dal fenomeno dello spopolamento e per i quali si riscontrano rilevanti carenze di attrattività per la ridotta offerta di servizi materiali e immateriali alle persone e alle attività economiche. Da notare che Comuni viciniori come Melicucco e Cinquefrondi non sono ricompresi in tale elenco. Un fatto
assai grave che sancisce la condizione di regressione che sta vivendo la città, considerato che negli ultimi tredici anni Polistena è calata enormemente anche sul piano demografico, perdendo circa duemila residenti – pari alla popolazione di un piccolo Comune – e scendendo, dopo decenni, sotto i diecimila abitanti.
Polistena ora non ha più il ruolo guida che le era generalmente riconosciuto ed è interessata da fenomeni di grave deprivazione sociale e di scarsa attenzione ai ceti più deboli, che sono in aperta e palese contraddizione con la dichiarata appartenenza politica del Sindaco e dell’Amministrazione comunale: in sostanza le dichiarazioni formali non bastano più a coprire fatti e realtà, che vanno nella direzione diametralmente opposta: a tal proposito, va ricordato il trattamento vergognoso riservato ai lavoratori Lsu-Lpu. La battuta di arresto, che già conoscevamo, si è ormai trasformata in una parabola discendente che colpisce inesorabilmente la società polistenese e mina le sue speranze di crescita e di progresso. La Fondazione Girolamo Tripodi, che mi onoro di presiedere, ha deciso di pubblicare e divulgare il libro di Antonio Floccari per offrire uno strumento di conoscenza e di informazione prezioso ai cittadini e per ricordare la figura di una persona che è stata protagonista di una stagione meravigliosa della storia Polistenese.
Mi auguro che questo bel libro, che racconta una grande storia umana e politica, possa contribuire a suscitare, specialmente nei giovani, quell’interesse e quella curiosità che sono alla base dei processi di crescita per fare in modo che la città di Polistena, da queste recenti esperienze negative, possa risollevarsi, traendone risorse ed energie nuove e positive capaci di riprendere la via maestra tracciata da Girolamo Tripodi.
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