di Laura Baldelli
Una dettagliata analisi della situazione disastrosa delle condizioni in cui versa il patrimonio culturale italiano.
Per raccontare che ne è rimasto del nostro patrimonio artistico, storico e paesaggistico in Italia, dopo le incursioni dei cosiddetti imprenditori e del libero mercato, mi affido al pensiero del professor Tomaso Montanari, Magnifico Rettore dell’Università di Siena, che oltre che essere un grande storico dell’arte, è un instancabile resistente nella denuncia del saccheggio di quello che è un Bene Comune di tutti i cittadini italiani, il pilastro per costruire cittadinanza seguendo la nostra Costituzione. Il consiglio è quello di leggere due suoi libri: Le pietre e il popolo del 2013 e Istruzioni per l’uso del futuro” del 2014, testi fondamentali per conoscere come il libero mercato sia stato pervasivo e rapace anche nell’arte come verso il nostro patrimonio di conoscenza industriale.
Un comunista dovrebbe sapere che la svendita del nostro Paese non passa solo dalle imprese, ma anche dal nostro Patrimonio artistico storico ambientale e lottare anche per la nostra civilizzazione, altrimenti saremo incapaci di costruire la nostra futura società. I comunisti devono battersi affinché il nostro Patrimonio esca dal circuito economico privato e si direzioni verso quello morale e civile, affinché vengano annullate le differenze di classe.
Si è realizzata sotto i nostri occhi la profezia di Pier Paolo Pasolini del mutamento antropologico del popolo italiano, perché ha fatto breccia nel vuoto culturale, l’opera di inaudita violenza mediatica del mainstream nazional-commerciale, che ha portato alla transizione verso la volgarità, dove tutto è merce nel mondo del libero mercato. Ed è così che la retorica delle nostre città d’arte, considerate solo contenitori di monumenti, ha fatto sì che il turismo di massa, in mano alle holding, s’impossessasse dei nostri luoghi, sfrattando cittadini e cittadinanza.
Il cosiddetto “petrolio d’Italia”, tutelato dalla Costituzione con l’articolo 9, è invece sotto il diritto di prelazione del libero mercato, accettato da entrambi gli schieramenti politici; eppure l’articolo 9 recita che la Repubblica ha preso sotto tutela il patrimonio storico, artistico e paesaggistico, in quanto luogo e strumento della formazione della comunità nazionale e l’affidarlo al libero mercato ha significato invece distruggere il senso di “cittadinanza”, perché trasforma i cittadini in clienti.
Infatti, il valore civico intrinseco ai monumenti è stato barattato con lo sfruttamento e la rendita economica per il loro potenziale turistico; così i centri storici, il nostro patrimonio artistico urbano, oggi è ridotto a “servitù turistica”, che produce una vera e propria alienazione intellettuale organizzata, che ha ridotto le città senza cittadini, spazzati via dal marketing del nostro patrimonio artistico e senza l’identità dei cittadini non si attualizza la Storia.
Nelle nostre città d’arte italiane più famose come Venezia, Firenze, Roma, Siena, Mantova, Napoli, ma il fenomeno è sempre più esteso alle cosiddette città minori, i centri storici sono sotto la prepotenza del potere economico, in mano agli sciacalli del passato, avidi di gusci storici, che impossessandosi del patrimonio storico-edilizio, lo trasformano in un immenso villaggio turistico, in un luna park a pagamento, in un brand commerciale, una pacchianeria venale che ha distrutto la bellezza delle nostre città. Il prof. Montanari racconta il saccheggio dei beni culturali con rigore filologico, che merita di essere conosciuto per prendere consapevolezza che l’arte è preda di politici senza scrupoli di ogni schieramento e di quelli che dovrebbero essere gli esperti custodi del nostro patrimonio, cioè gli storici dell’arte, le sovraintendenze, ne siano i complici.
Nelle scuole e nelle università non si educano gli studenti al valore civico dei monumenti, che non sono solo testimonianza del passato, anzi il patrimonio storico e artistico è presenza attuale che serve a produrre cultura e cittadinanza; ma occorre mantenere viva la ricerca per promuovere conoscenza, mentre oggi tutto invece è destinato a produrre rendita per interessi privati.
I luoghi delle città come le piazze e i palazzi civici, le chiese, i giardini e i parchi furono costruiti per essere vissuti da tutti, luoghi di aggregazione dove i cittadini s’incontravano su un piano di parità, mentre oggi sono invasi dalla ristorazione tentacolare, dalle catene della globalizzazione, cacciando via artigiani e negozi di famiglia, oltre che residenti; e non manca il traffico mefitico, vero flagello nelle Disneyland sorte nei nostri luoghi storici. L’arte è anche diletto privato di vari Paperon de’ Paperoni e pop star internazionali, come ci informa la cronaca, che certo non possono mescolarsi nei musei tra la plebe, cioè i nostri comuni cittadini, grazie alla complicità di sovraintendenti e direttori dei musei.
I centri storici, incluse le città minori, sono un diffuso Airbnb e b&b in mano alle holding internazionali esentasse, spazzando via il tessuto sociale, senza muovere alcuna economia locale, anzi condannando i nostri giovani alla migrazione o con la prospettiva, neanche tutelata, di fare solo il cameriere, il cuoco, il barista, che senza nulla togliere al valore di questi antichi mestieri, non possono diventare una mono-occupazione di massa.
Il prof. Montanari cita il sociologo statunitense Christopher Lasch che, nel suo saggio La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia, sostiene che la democrazia negli Usa si è deteriorata proprio quando interi quartieri hanno perso i loro luoghi d’incontro informali, perché trasformati in fast food, take away, shopping malls. Queste catene commerciali tolgono autonomia al divertimento, all’autogoverno personale, alla socializzazione, perché costruiscono ed impongono bisogni e desideri per il proprio profitto.
Ma le nostre città italiane, denuncia Montanari, sono anche subissate dalle mostre e soprattutto dai grandi eventi, dove tutto diventa spettacolo per emozioni fugaci, che trasformano il cittadino in spettatore. Infatti, la società di massa non vuole cultura, bensì svaghi. È avvenuta sotto i nostri occhi la metamorfosi della funzione culturale del patrimonio culturale e della storia dell’arte, la disciplina che ci permette di conoscerlo; così la conoscenza che serve per costruire la democrazia è al servizio della spettacolarizzazione, nell’illusione di godere dell’arte senza sforzo intellettuale per conoscere. La storia dell’arte oggi è ridotta a marketing anche per sfruttare l’arte figurativa, distruggendone il nesso con l’identità nazionale, tanto che il Rinascimento diventa brand per la gastronomia. Non si tiene più conto che l’Italia è un Paese unico al mondo perché possiede un tessuto continuo di chiese, palazzi, giardini, piazze e paesaggi perché i luoghi d’arte sono legati al territorio, mentre si ignora che gli edifici furono costruiti in luoghi adatti a contestualizzarli, che noi moderni abbiamo invece distrutto con la cementificazione tutto il territorio nazionale.
Altro che la retorica della “bellezza che salverà il mondo”! Oggi l’arte in generale è arma di distruzione di massa in mano al capitalismo neoliberista, perché il mercato corrompe tutto. Ciò che invece potrà salvare il mondo, afferma Montanari, saranno i valori etici e l’ambiente, inteso come natura e patrimonio artistico, entrambi devono essere inseparabili e vanno difesi assieme.
Anche il grande critico Roberto Longhi affermava che l’arte è un fatto ambientale, perché essa è la relazione tra le opere: il patrimonio non è un’entità amministrativa, né una categoria economica, bensì retaggio dei Padri ed eredità per le future generazioni; infatti, l’arte accende la memoria e parlare di patrimonio significa parlare di cittadinanza, ovvero di sovranità popolare in uno Stato inteso come comunità non di sudditi e servi del libero mercato. L’arte ha la funzione di creare conoscenza non profitti ai privati.
Abbiamo fatto nostro il modello Usa, un paese che distrugge la sua breve propria Storia e quella degli altri popoli con le guerre, che concepisce le opere d’arte solo nei musei e così oggi si oscilla tra mostre che ostentano opere singole, incautamente trasportate e slegate dal contesto e ricerche dispendiose di improbabili capolavori-scoop, due esempi: il crocifisso ligneo, un falso Michelangelo, gli affreschi del Vasari bucati a Firenze per trovare gli inesistenti affreschi di Leonardo, mentre si lasciano deteriorare i beni culturali esistenti; non mancano neanche i furti e la ricettazione di opere, come la cronaca recente ha denunciato: così si distrugge l’arte e la sua funzione civilizzatrice con la complicità di molti sovraintendenti e direttori di musei sottomessi alla politica. Picasso, ricorda Montanari, vietò che Guernica tornasse in Spagna fintanto ci fosse stato il generalissimo Franco, perché la sua opera è portatrice di Storia e Verità. L’arte oggi invece è al servizio del potere, schiava delle mistificazioni e della propaganda politica…ricordate Renzi? Uno fra tanti.
In Francia la parola cultura è sinonimo di civilizzazione, mi sembra molto significativo.
Oggi la Storia è scambiata per l’antiquariato o considerata la scienza del passato, mentre essa è la conoscenza degli uomini del tempo, come disse Marc Bloch.
In Italia invece, per non farci mancare nulla, il mainstream pervasivo trasforma beceri imprenditori in novelli mecenati, finanziatori illuminati a sostituzione del pubblico e soprattutto della ricerca pubblica. Così i privati s’insinuano con le fondazioni e la pinacoteca di Brera ne è un esempio, che il prof. Montanari denunciò all’epoca, di come il patrimonio pubblico, che deve servire a costruire uguaglianza, legittimi e veicoli invece profonde differenze ed esclusioni sociali. Infatti, lo definì “uno sfregio alla Costituzione”.
È dalle privatizzazioni industriali dei gioielli italiani, svenduti e ridotti a macerie dai privati, che iniziò una campagna mediatica contro tutto ciò che era pubblico, a cui si sono sottratti molti soldi per non farlo funzionare in ogni settore, dalla scuola alla sanità, dal pubblico impiego ai musei, per avere la motivazione verso la miracolosa gestione privata. Così lo Stato, vissuto come nemico invadente dagli imprenditori rapaci, è diventato pensiero diffuso anche tra la gente comune.
A poco a poco lo Stato, ad opera dei politici di entrambi gli schieramenti, ha abdicato al suo ruolo di tutela dei cittadini, dei beni comuni ed ha smesso di educare, per favorire i privati, il cui l’obiettivo è solo fare profitti sul patrimonio pubblico senza investire nulla, senza ricerca, senza manutenzione: è cronaca di tutti i giorni.
Il professor Montanari ci racconta dei misfatti di Renzi e Nardella a Firenze, della mercificazione di Siena dove opera la società “Civita”, una grande impresa privata che si occupa della gestione del patrimonio artistico pubblico, di Milano dove il governo Monti con il ministro Passera ha dato il via alla colonizzazione di Brera; ma c’è anche il nuovo sacco di Roma tra eventi e mostre senza valore, nonché la gestione del Maxxi, e Napoli che ha preferito investire in costosi grandi eventi, piuttosto che nei restauri di grandi palazzi e chiese di inestimabile valore e soprattutto è avvenuto il sacco dei libri antichi della biblioteca dei Girolamini; mentre di Venezia il Prof. ci racconta di una Benettown e di molti altri privati che hanno cacciato il tessuto sociale della città, all’epoca ancora sotto l’ombra luciferina delle grandi navi delle crociere del turismo di massa; e così per la martoriata L’Aquila con la popolazione deportata nelle new-towns con Berlusconi e Bertolaso.
Tutto è avvenuto, senza distinzione, con ogni governo, perché non c’è stata alcuna differenza tra centro destra e centro sinistra, in quanto la scelta del neoliberismo provoca le medesime e conseguenti azioni. Inoltre, abbiamo avuto una pletora di ministri della cultura e beni culturali che hanno coltivato interessi personali e favorito la gestione privatistica, occorre quindi che nelle nostre lotte, oltre l’indignazione, cresca la consapevolezza, un sentimento civile e la lotta di classe centrata anche su questi temi, perché la nostra Repubblica è fondata sul lavoro e sulla conoscenza.
Bibliografia di riferimento:
Tomaso Montanari, Le pietre e il popolo, Minimum Fax
Tomaso Montanari, Istruzioni per l’uso del futuro, Minimum Fax
Antonio Cederna, Lo sfacelo del Bel Paese, La scuola di Pitagora
Immagine: UNESCO, The damage of artefacts due to illicit trade at Palmyra, Syria, CC BY-SA 3.0 IGO <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/igo/deed.en>, via Wikimedia Commons
Lascia un commento