Operai, contadini, uniamoci!

di Fabien Roussel *

«Futura Società» pubblica questo importante intervento del segretario nazionale del Partito Comunista Francese relativo alle questioni sollevate dalle grandi lotte degli agricoltori che stanno in questi giorni scuotendo la Francia e l’Europa.

È urgente cambiare politica per difendere la nostra sovranità alimentare e proteggere i nostri agricoltori dall’inflazione e dalla concorrenza sleale dei trattati di libero scambio.

Questo è il motivo per cui sosteniamo gli agricoltori in lotta. Il governo francese deve ascoltarli e rispettarli.

Stretti tra l’industria alimentare e la distribuzione di massa, i lavoratori agricoli sono ormai vicini all’asfissia. Gli agricoltori vedono chiaramente l’incapacità delle leggi Egalim (le leggi francesi “sull’alimentazione” che regolano il volume della produzione delle merci agricole, i loro prezzi e persino il loro livello di distribuzione sul mercato, leggi che gli agricoltori, non solo francesi, giudicano – giustamente! – subordinate alle politiche iperliberiste dell’Ue, e che sono alla base delle grandi rivolte degli agricoltori di questa fase, ndr) di modificare gli equilibri di potere nella costruzione dei prezzi, in assenza di un intervento diretto delle autorità pubbliche, sempre rifiutato da chi detiene il potere e sempre sollecitato dai comunisti.

 Secondo l’Osservatorio sulla formazione dei prezzi e sui margini (Ofpm), l’agricoltura riceve solo il 10% del valore aggiunto agroalimentare. E anche rispetto a ciò gli agricoltori non possono più sopportare di vedere i costi di produzione salire più velocemente di quanto aumentino i loro incassi. Ad esempio, l’Istituto zootecnico indica che il prezzo del latte vaccino è diminuito di 15-20 € % nell’ultimo trimestre del 2023, mentre il prezzo dei fattori produttivi è rimasto stabile. Il prezzo del gasolio non stradale è a livelli molto elevati, ed è sceso appena sotto i 1.100/1.000 litri annui. Questa situazione peggiorerà se l’abolizione del rimborso fiscale – osteggiata dai parlamentari comunisti ma imposta dal governo con la legge 49-3 – vedrà la luce. Chiediamo il mantenimento del rimborso fiscale sul diesel non stradale.

In una situazione in cui i prezzi non coprono i costi di produzione, è impossibile vivere del proprio lavoro e realizzare gli investimenti necessari per un’urgente trasformazione agroecologica. In effetti, la reintroduzione dell’allevamento di bestiame nelle regioni coltivabili, l’estensione delle rotazioni o addirittura la piantagione di siepi richiedono una pianificazione a lungo termine. Come possiamo raggiungere questo obiettivo quando non abbiamo visibilità sul prezzo di vendita, lasciato al capriccio delle forze del denaro? È urgente dare un orizzonte ai produttori e garantire loro un reddito dignitoso. Che senso ha alzarsi la mattina se a generare reddito non è il lavoro ma i sussidi pubblici?

Con Léon Deffontaines, capolista alle elezioni europee, e André Chassaigne, deputato, chiediamo una distribuzione completamente diversa dei fondi europei, con criteri volti a ricostruire la nostra sovranità alimentare con l’obiettivo di trovare 500.000 agricoltori in Francia, entro il 2030, adeguatamente remunerati, sostenendo al contempo le trasformazioni agroecologiche delle pratiche agricole.

Mettiamo questi soldi pubblici a vantaggio di un’ambiziosa politica di intervento statale su prezzi e volumi. Il lavoro deve retribuire, e questo richiede di sottrarre la formazione dei prezzi ai meccanismi del mercato e della catena di fornitura che strangolano il produttore, così come accade nelle strettoie liberiste dell’Ue. Spetta allo Stato, con i professionisti, stabilire prezzi remunerativi, reti di sicurezza pubblica, misure di regolamentazione del mercato e agire sul modo in cui viene distribuito il valore aggiunto. Quindi, il prezzo giusto non è solo uno spettacolo televisivo, è anche una lotta sociale volta a riprendere il controllo della nostra sovranità alimentare, oggi delegata ai mercati e a un quartetto di centri d’acquisto.

Preferiamo la cooperazione internazionale ai disastrosi trattati di libero scambio il cui unico scopo è mettere in competizione l’agricoltura globale. Proponiamo di istituire conferenze territoriali permanenti, che riuniscano rappresentanti della professione agricola, produttori, distributori, ma anche autorità pubbliche e società civile. Queste conferenze avrebbero lo scopo di determinare un prezzo indicativo, cioè un prezzo di acquisto dei prodotti agricoli che copra i costi di produzione e retribuisca dignitosamente l’agricoltore. Per i comunisti occorre invertire le modalità di distribuzione del valore aggiunto agroalimentare nell’ottica di aumentare il prezzo pagato al produttore piuttosto che rafforzare i profitti di produttori e distributori.

Traduzione di Fosco Giannini

* Segretario nazionale del Pcf e deputato del Nord. Parigi, 20 gennaio 2024.

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