Infortuni e morti sul lavoro, malattie professionali in aumento. È possibile costruire unità di intenti contro la mattanza della classe operaia?

a cura della redazione

L’ennesimo grave infortunio sul lavoro impone a tutti/e uno sforzo analitico e azioni reali a tutela della salute e sicurezza e per sottrarre i rappresentanti dei lavoratori alle logiche perdenti della concertazione.

È di tre morti, alcuni feriti e altre tre-quattro persone sotto le macerie il bilancio provvisorio dell’incidente nel cantiere fiorentino ove è in costruzione un nuovo e grande supermercato.

Si corre sempre il rischio, scrivendo a poche ore dai fatti, di ripetere luoghi comuni o cedere a frasi di circostanza inserendo, come chiosa finale, la fiducia nell’operato della magistratura per appurare fatti e responsabilità.

La dinamica dell’incidente è ancora approssimativa, si parla del crollo di una pesante trave in cemento su un solaio o, per riprendere un comunicato ufficiale, “l’importante crollo di uno dei piloni principali” nel cantiere del supermercato in costruzione in via Mariti a Firenze. Dovranno essere verificate le idoneità delle aziende coinvolte e presenti nel cantiere, le cause del crollo e le condizioni di sicurezza, sarà un’inchiesta lunga con iscrizione nel registro degli indagati di persone e un successivo rinvio a giudizio dei presunti responsabili. Ma niente e nessuno farà tornare in vita i morti o restituirà un’esistenza dignitosa e senza martellanti ricordi ai sopravvissuti.

Sorvoliamo sulla gara istituzionale e partitica nel diffondere, prima degli avversari politici, comunicati gonfi di retorica e improntati a solidarietà e vicinanza agli operai colpiti e alle loro famiglie, dimentichiamoci una volta tanto dei social e guardiamo, invece, la realtà dei fatti.

L’Italia è il Paese nel quale infortuni e morti sul lavoro non diminuiscono, le malattie professionali sono in continua crescita. Per alcuni il problema è legato all’assenza nel codice penale del reato di omicidio e lesioni gravi sul lavoro, per altri la responsabilità sarebbe da addebitare alla carenza di controlli, di ispettori nei cantieri, ridotti da tempo ai minimi termini dopo anni di tagli alla Pa. C’è, poi, chi pensa a un sistema premiante per le aziende virtuose in materia di salute e sicurezza attribuendo loro ulteriori e massicci sgravi fiscali, altri ancora legano l’insicurezza sul lavoro al dilagante ricorso ad appalti e subappalti.

In ambito istituzionale non mancano gli assertori di un nuovo sistema di classificazione degli infortuni per escludere dalle statistiche e dalla copertura Inail quelli in itinere, ossia nel tragitto tra casa e lavoro (e viceversa), e così facendo sono certi che i dati italiani sarebbero in linea con la media europea.

Da parte nostra siamo, invece, consapevoli delle responsabilità anche di parte sindacale: anni di concertazione hanno relegato i rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza a un ruolo subalterno alle figure datoriali, anzi gli Rls per lo più sono interni alla filiera della sicurezza aziendale e non assumono alcun ruolo di opposizione a come si materializza l’organizzazione del lavoro, ai tempi e alle modalità di svolgimento della produzione stessa.

Se ha un senso eleggere un Rls nei luoghi di lavoro, questa figura deve uscire fuori dai canoni retorici della sicurezza, dal ruolo formale e impiegatizio; un rappresentante deve stare nei cantieri e guardare alle condizioni di lavoro in toto, anche quando diversi sono i datori di lavoro e i contratti nazionali di riferimento.

L’esperienza diretta degli ultimi anni racconta di un mondo del lavoro sempre meno sicuro nel quale si accettano lavorazioni pericolose in cambio di pochi euro, di un controllo meno asfissiante dei capi, pause maggiori specie quando le condizioni climatiche si fanno difficili. È proprio la riduzione del danno a governare l’operato dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza e la loro marginalizzazione, spesso, anche dagli ambiti specificamente sindacali.

Noi siamo certi che un tema come la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro non si possa affrontare senza ammettere che l’intensificazione dei ritmi, la monetizzazione dei carichi di lavoro sono anche risultato di scelte sindacali arrendevoli. Per anni il sindacato ha preferito anteporre la salvaguardia occupazionale a quella della salute introiettando, in questo modo, il punto di vista dei padroni. Lavoriamo per vivere noi tutti/e, e non viviamo per lavorare o essere sfruttati, per ammalarci a causa di qualche agente chimico o per ritmi insostenibili con cui vanno a misurare una metrica del lavoro basata sullo sfruttamento intensivo delle maestranze.

Possiamo condividere campagne e iniziative varie, petizioni e proposte di legge, inserire nel codice nuovi reati, manifestare per accrescere il numero degli ispettori preposti al controllo: tutte queste meritevoli iniziative si scontrano con un limite di fondo, ossia avere considerato la salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici non un bene comune da preservare ma una sorta di variabile dipendente dai profitti.

Dalla conoscenza diretta nei luoghi di lavoro appuriamo ogni giorno che il problema è legato ai ritmi, ai tempi di lavoro, al mancato controllo sindacale su materie nel tempo escluse dalla contrattazione; il problema è legato anche a un approccio parziale e tecnico alle tematiche della salute e sicurezza. La concertazione ha, del resto, imbrigliato non solo l’azione sindacale ma anche le nostre menti.

Siamo consapevoli che su tematiche rilevanti come la salute e la sicurezza si debba costruire non solo nuove unità di intenti ma anche una pratica sindacale e politica efficace, all’insegna del conflitto, della rivendicazione spicciola, della non accettazione di regole costruite ad arte per essere inefficaci e facilmente raggirabili.

Il nostro auspicio è che le stragi quotidiane nei luoghi di lavoro tornino a destare rabbia e non rassegnazione, a scatenare discussioni negli ambiti produttivi, a rompere il silenzio e la paura che accompagnano ormai i licenziamenti, i provvedimenti disciplinari, per respingere al mittente le minacce contro chi rivendica salario, dignità e sicurezza.

Spetta a noi tutti/e provarci.

Lascia un commento

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑