di Salvatore Fedele*
Il Movimento per la Rinascita Comunista lancia un appello unitario alla lotta; di fronte al crollo e alla drammatica “americanizzazione” in atto della Sanità pubblica italiana lancia un appello aperto e sincero a tutte le forze che concordano nella necessità di respingere il piano di destrutturazione e privatizzazione della Sanità pubblica!
Contro l’attacco violento sferrato contro la Sanità pubblica – oggi dal governo Meloni, sino a ieri dal centrosinistra – contro il suo smantellamento totale, è tempo di andare ben oltre il chiacchiericcio dei simposi e dei convegni sponsorizzati, ben oltre le flebili “denunce” televisive, mediatiche. Per schierarsi davvero e conseguentemente a fianco dei lavoratori e dei cittadini, a fianco delle ormai centinaia di migliaia di persone che, di fronte ai tempi biblici delle attese per un esame o per un intervento chirurgico e, non potendo pagare il “privato”, sono costrette a rinunciare alle diagnosi e alle terapie, non è più tempo della sola denuncia, ma è maturato appieno il tempo della lotta sociale e politica, della mobilitazione popolare. Una mobilitazione che manca, anche in virtù della sconcertante passività delle organizzazioni sindacali confederali, dell’inconsistenza dell’“opposizione” al governo Meloni, dell’assenza, sul campo sociale concreto, delle attuali “forze” di sinistra.
Il Movimento per la Rinascita Comunista lancia un appello unitario alla lotta; di fronte al crollo e alla drammatica “americanizzazione” in atto della Sanità pubblica italiana lancia un appello aperto e sincero a tutte le forze che concordano nella necessità di respingere il piano di destrutturazione e privatizzazione della Sanità pubblica!
È ora di occupare le piazze e le strade, di mettere in piedi sit-in unitari di fronte agli ospedali e alle fabbriche, di fronte alle Regioni e alle scuole, per innescare una battaglia di massa volta alla difesa e al rilancio della Sanità pubblica.
Occorre che prenda vigore la lotta contro i ticket, per la cancellazione dei tempi d’attesa, per una massiccia, quanto urgente e razionale, assunzione del personale medico e infermieristico, per un nuovo investimento nel campo tecnologico sanitario, per il rilancio della rete poliambulatoriale, che altro non vuol dire che lotta contro la privatizzazione, servizio di massa alla prevenzione e rafforzamento del filtro, “a monte”, della degenza.
Assieme a tutto ciò, assieme a queste primarie battaglie, è necessario allargare il fronte della lotta. Occorre, cioè, dar vita ad una nuova legge costituzionale che riformi il titolo V della Costituzione anche attraverso strumenti referendari.
Bisogna ricordare che con la Legge Costituzionale n. 3 del 2001, proprio il titolo V della Costituzione riguardante gli enti territoriali è stato profondamente modificato; in particolare, è stato inserito l’art. 117 concernente la nuova ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regione che ha fortemente indebolito lo Stato centrale.
È decisivo, invece, far tornare in capo allo Stato la potestà legislativa esclusiva in materie fondamentali come la Sanità. È decisivo che, come era una volta, non molto tempo fa, gli eventuali disavanzi delle Regioni in relazione alla Sanità pubblica, come in ogni Paese che vuol dirsi civile e che mette la salute dei lavoratori e dei cittadini in cima ai propri pensieri, vengano colmati dallo Stato centrale, senza lasciare la questione del disavanzo alle Regioni, che – l’esperienza concreta ce lo ha detto chiaramente – non hanno altra strada, per colmarlo, che quella dei ticket, dei tagli al personale e della chiusura delle strutture poliambulatoriali e ospedaliere.
Oltre alle lotte sociali, noi crediamo che sulla questione del ritorno alla centralità dello Stato, anche nel campo della gestione del disavanzo, sia il tempo di lanciare un referendum popolare! Una mobilitazione referendaria attraverso la quale popolarizzare la questione, a volte non facile da spiegare, dei disavanzi regionali nel campo della Sanità pubblica da riconsegnare allo Stato.
Lo smantellamento della Sanità pubblica, che sarà completato dalla futura, reazionaria, controriforma dell’Autonomia differenziata, è stato infatti causato proprio dal decentramento di importanti funzioni “a favore” degli enti territoriali.
Il ritorno ad un sistema “centralista” che noi auspichiamo, riporterebbe sicuramente a una maggiore equità sociale e anche a forti risparmi sulla spesa corrente, in quanto vi sarebbe un migliore e reale controllo politico della spesa sanitaria oggi gestita in maniera poco efficiente dalle Regioni (i risultati ottenuti dai vari Assessorati alla Sanità sono sotto gli occhi di tutti). Solo creando un’iniziativa di vera rottura, antagonista all’attuale sistema, si potrà garantire una Sanità pubblica degna di questo nome.
Pertanto, è necessario mobilitarsi per avviare una giusta, chiara e necessaria battaglia riformatrice anche attraverso l’utilizzo di un referendum consultivo, associandola ad una campagna politica e culturale e anche referendaria, per l’abrogazione degli Ordini professionali, in primis dell’Ordine dei Medici, da sempre baluardo degli interessi più corporativi-baronali e schierato nei fatti contro la medicina popolare e di massa. L’Ordine dei Medici si è sempre posto in prima fila a favore del numero chiuso a Medicina, punto di partenza per tutte le scelte liberiste e privatizzatrici in ambito sanitario. La scelta di utilizzare il “numero chiuso” per l’accesso alla facoltà di Medicina, infatti, oltre a creare (insieme ad altri fattori) carenza del numero di medici, assume un grande significato politico e di classe.
Ricordiamo che è dal lontano 1970 che l’Ordine dei Medici è a favore del numero chiuso; può essere, la sua, una posizione casuale? No, è semplicemente una posizione reazionaria e contro gli interessi dei ceti popolari.
L’Ordine dei Medici, inoltre, si è sempre distinto per difese corporative, favorendo più volte apertamente il settore privato rispetto al settore pubblico.
Urge, quindi, organizzare assemblee, convegni e presìdi davanti alle scuole, alle università, agli ospedali e nei quartieri per spiegare le nostre proposte ai lavoratori e ai cittadini. Vanno, altresì, intrapresi contatti con altre forze sinceramente democratiche per avviare entrambe queste campagne in modo da ridare la parola ai cittadini e per dare inizio a un vasto e reale processo che porti alla concreta possibilità di bloccare la distruzione totale del Sistema Sanitario Nazionale pubblico, giunta ormai a buon punto per la gioia dei reazionari di ogni risma.
* Medico-chirurgo; già direttore di reparti di chirurgia e pronto soccorso: responsabile nazionale Sanità del MpRC
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