Revisionismo, propaganda, e falsificazione della storia. È ora di riprendere l’iniziativa antifascista. 

di Gianmarco Pisa

Non si sta parlando del fascismo storico, o del ritorno a quelle forme politiche o, addirittura, a quel modello istituzionale o a quelle formazioni sociali. Si sta parlando piuttosto di culture e costumi fascisti, parafascisti o neofascisti, che restano vivi sottotraccia; che formano il retroterra di segmenti dell’attuale maggioranza di governo; e che concorrono ad alimentare un clima culturale, o pseudoculturale, di revisionismo storico, di minimizzazione, di banalizzazione o, addirittura, di strisciante legittimazione del fascismo.

La Corte di Cassazione è recentemente intervenuta sulla questione «se la condotta, tenuta nel corso di una pubblica manifestazione, consistente nella risposta alla “chiamata del presente” e nel c.d. “saluto romano”, rituale evocativo della gestualità propria del disciolto partito fascista, sia sussumibile nella fattispecie incriminatrice di cui all’art. 2 del decreto-legge 26 aprile 1993, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n. 205 ovvero in quella prevista dall’art. 5 della legge 20 giugno 1952, n. 645». È intervenuta cioè sui profili penali e la rilevanza penale di manifestazioni di eminente, visibile, riconosciuto contenuto fascista o neofascista, quali, appunto, la “chiamata del presente” e il c.d. “saluto romano”. 

La Corte di Cassazione ha ricostruito inoltre gli orientamenti salienti nell’ambito della giurisprudenza. «Secondo un primo orientamento giurisprudenziale, […] tale manifestazione esteriore costituisce una rappresentazione tipica delle organizzazioni o dei gruppi che perseguono obiettivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa, essendo costituiti per favorire la diffusione di ideologie discriminatorie». D’altra parte, «all’orientamento ermeneutico sopra richiamato se ne contrappone un altro, che ritiene il “saluto fascista” riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 5 della legge n. 645 del 1952 e … che tali condotte siano idonee a determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni che si ispirino … all’ideologia del disciolto partito fascista». 

Ritenendo tali «contrasti ermeneutici», a proposito dell’inquadramento del saluto romano o saluto fascista, … tali da comportare «l’esigenza di assicurare l’uniformità dell’interpretazione su questioni interpretative di notevole rilevanza», la Corte di Cassazione ha dunque rimesso il quesito alle Sezioni Unite, facendo esplicito riferimento, ai fini della formulazione del giudizio, alle due leggi in questione, la legge 20 giugno 1952, n. 645 e il decreto-legge 26 aprile 1993, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n. 205. 

Ad esito dell’udienza del 18 gennaio 2024 le Sezioni Unite hanno risolto il quesito nel senso per cui «la condotta tenuta nel corso di una pubblica manifestazione consistente nella risposta alla “chiamata del presente” e nel c.d. “saluto romano” … integra il delitto previsto dall’art. 5 della legge 20 giugno 1952 n. 645, ove … sia idonea a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista, vietata dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. A determinate condizioni può configurarsi anche il delitto previsto dall’art. 2 del decreto-legge 26 aprile 1993, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993 n. 205 che vieta il compimento di manifestazioni esteriori proprie o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno, tra i propri scopi, l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi … etnici, nazionali o religiosi».

Facendo riferimento dunque alle due leggi suddette, in base alla sentenza, il saluto romano acquista rilevanza penale laddove idoneo ad integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista. Cosa prescrivono allora, in particolare, queste due leggi?

La legge 20 giugno 1952, n. 645 (la cosiddetta legge Scelba) è, anzitutto, una norma di attuazione costituzionale, dal momento che reca le Norme di attuazione della XII disposizione della Costituzione. Anzitutto, chiarisce i termini della XII disposizione, della quale non si può dare un’interpretazione restrittiva, dal momento che, in base all’art. 1 della norma, «ai fini della XII disposizione (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando un’associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività all’esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista». 

Non solo, dunque, le manifestazioni esteriori di carattere fascista, ma anche i casi di denigrazione della democrazia, delle sue istituzioni e dei valori della Resistenza, nonché di svolgimento di propaganda razzista o di esaltazione di esponenti, principii, fatti, eventi e metodi propri del partito fascista. L’apologia del fascismo è punita in base all’art. 4, mentre «chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista è punito» in base all’art. 5.

A questa casistica, peraltro chiara e che difficilmente potrebbe lasciare adito a dubbi, si affianca quella prevista dall’altra norma richiamata in sentenza, vale a dire il decreto-legge 26 aprile 1993, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n. 205, la cosiddetta legge Mancino, in base alla quale, all’art. 1, è punito «a) chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico; b) chi, in qualsiasi modo, incita alla discriminazione o all’odio, o incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza, per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi», vietando altresì ogni forma di «organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione, all’odio o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». 

Solo una cattiva conoscenza o una cattiva fede potrebbero dunque portare a ritenere che il fascismo, le sue simbologie e le sue ritualità, i suoi contenuti e le sue manifestazioni esteriori, nonché la discriminazione e l’incitamento alla discriminazione, su base etnica, nazionale o religiosa, possano non costituire reato e, prima ancora, non si pongano in evidente e radicale contrapposizione con lo spirito e la lettera della Costituzione.

Non è possibile, in generale, leggere una norma astraendo dal contesto e senza ricondurla alla lettera e allo spirito della Costituzione repubblicana, in particolare quando si tratti di norme di attuazione costituzionale. È noto che la Costituzione, nata dalla lotta di resistenza e di liberazione dal fascismo e dalle macerie della guerra mondiale nella quale il Paese era stato rovinosamente trascinato proprio dal regime fascista, insieme con il suo alleato, il nazismo hitleriano, è una costituzione democratica con un impianto antifascista. 

È, per tutti i sinceri democratici, un baluardo della democrazia parlamentare, della forma repubblicana, e del carattere antifascista della nostra democrazia; è, per le forze progressiste, un compromesso avanzato, cui i comunisti e le comuniste hanno fornito un apporto innegabile, e il punto di partenza, non certo di arrivo, per ulteriori avanzamenti e conquiste, sia in termini di spazi di libertà e di agibilità democratica, sia in termini di diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e di centralità del lavoro nella vita generale del Paese. È per questo che le destre, reazionarie o post-fasciste, nel nostro Paese, hanno la Costituzione nel mirino: nutrono per essa un senso di ostilità e di rivalsa, spingono costantemente per una sua revisione e alterazione. 

La questione antifascista è tornata alla ribalta con le immagini del recente raduno fascista di Acca Larenzia, del gennaio scorso, immagini che, peraltro, non lasciano adito a dubbi circa il carattere politico e le modalità organizzate della manifestazione e in riferimento alle quali solo il 30 gennaio scorso il Consiglio del Municipio VII di Roma ha approvato una risoluzione che impegna il presidente del municipio a verificare con il sindaco le modalità per far rimuovere la grande croce celtica che continua, incredibilmente, a campeggiare sul piazzale di via Acca Larenzia. Quanto l’attuale destra al governo in Italia sia a disagio nel fare i conti con il fascismo e il neofascismo è dimostrato, ove mai ve ne fosse ancora bisogno, dal fatto che i partiti della maggioranza di governo, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, hanno abbandonato l’aula e non hanno partecipato al voto. 

La gravità degli eventi di Acca Larenzia è tale da avere fatto il giro del mondo. In un post su Facebook, l’Ambasciata della Federazione Russa in Italia ha pubblicato un’opinione in merito di Maria Zakharova, Direttrice del dipartimento informazione e stampa del Ministero degli esteri della Russia: «La sera del 7 gennaio, in via Acca Larentia a Roma, dove in passato si trovava la sede del Movimento Sociale Italiano (MSI), partito neofascista che fu sciolto nel 1995, ha avuto luogo l’annuale manifestazione dei simpatizzanti di tale ideologia. E, sebbene ufficialmente questo partito ormai non esista più …, sono stati proprio i suoi sostenitori e la sua attività a determinare, in una certa misura, le tendenze neofasciste presenti oggi nella società italiana contemporanea. Vorrei ricordare che il MSI fu fondato nel 1946 proprio dai reduci del partito fascista di Benito Mussolini e dagli ideologi della Repubblica Sociale Italiana, i quali si mantennero fedeli all’ideologia fascista». 

Il tema torna quindi di attualità, con un’avvertenza. Non si sta parlando del fascismo storico, o del ritorno a quelle forme politiche o, addirittura, a quel modello istituzionale o a quelle formazioni sociali. Il fascismo storico è stato sconfitto, con la vittoria della Resistenza, nella quale i comunisti e le comuniste hanno avuto un ruolo determinante, sui diversi fronti della guerra in Europa; e il nazismo è stato debellato, con il contributo determinante, anche in questo caso, dell’Unione Sovietica: la Wehrmacht subì oltre l’80% delle sue perdite totali di uomini e mezzi combattendo contro l’Armata Rossa, e l’Unione Sovietica ha subito un volume complessivo di perdite umane, tra i civili, obiettivo della politica di sterminio e pulizia etnica dei nazisti, e tra i militari, uccisi o prigionieri, calcolato in 60 milioni di persone, in pratica, l’intera popolazione italiana oggi. Sul Palazzo del Reichstag, simbolo del potere in Germania, la bandiera della vittoria era la bandiera rossa. 

Ma qui si parla di un’altra vicenda: di culture e costumi fascisti, parafascisti o neofascisti, che restano vivi sottotraccia; che formano il retroterra di segmenti dell’attuale maggioranza di governo, della quale il partito di maggioranza relativa sono proprio quei Fratelli d’Italia che ancora portano nel simbolo il simbolo del vecchio Movimento Sociale Italiano; e che concorrono ad alimentare un clima culturale, o pseudo-culturale, di revisionismo storico, di minimizzazione, di banalizzazione o, addirittura, di strisciante legittimazione del fascismo. Ha ragione chi, dal punto di vista programmatico, ritiene non possa essere questo il centro di una rinnovata iniziativa di progresso sociale e di trasformazione sociale; altrettanta ragione ha chi, dal punto di vista politico, ritiene debba essere anche questo uno dei versanti su cui declinare una coerente iniziativa politica, contro ogni pulsione autoritaria o repressiva e per l’apertura di sempre più ampi spazi democratici.

Uno dei contributi fondamentali di Palmiro Togliatti e, in generale, dei comunisti e delle comuniste italiane, è offerto proprio dalla sua penetrante interpretazione del fascismo, che trova la sua articolazione nelle note Lezioni sul Fascismo, il corso di quindici lezioni svolte nel gennaio-aprile 1935 e pubblicate poi nel 1970. Il nucleo delle lezioni consiste in due temi: l’analisi e la descrizione dei caratteri fondamentali del fascismo; il carattere e l’impostazione dei compiti delle masse popolari per la conquista della democrazia. Togliatti, anzitutto, pone il tema decisivo, gramsciano, dell’egemonia e il problema di coniugare conflitto e consenso ai fini dell’avanzamento delle posizioni dei comunisti nella società e della costruzione delle condizioni per la prospettiva della trasformazione. 

Quindi, quale caratterizzazione essenziale del fascismo, se, in generale, «il fascismo è una dittatura terrorista aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti, più imperialisti del capitale finanziario», in particolare, si rende necessario aggiungere a questa definizione di carattere generale «lo sforzo per unire, per collegare, due elementi: la dittatura della borghesia e il movimento delle masse piccolo-borghesi». Infatti, «i monopoli, cioè le forze dirigenti della borghesia, si concentrano al massimo grado e le vecchie forme di reggimento diventano degli impedimenti per il loro sviluppo. La borghesia deve rivoltarsi contro quello che essa stessa ha creato, perché ciò che altra volta era stato per lei elemento di sviluppo, è diventato oggi un impedimento alla conservazione della società capitalistica. Ecco perché la borghesia deve diventare reazionaria e ricorrere al fascismo». È un contenuto di grande vitalità e attualità: il fascismo, e cioè la degenerazione autoritaria e repressiva, come strumento delle classi dominanti, per attrezzare, garantire e perpetuare il proprio potere, sia nella sfera politico-istituzionale, sia nella sfera economico-sociale. 

A questa propensione dominante, il fascismo non unisce una vocazione “elitaria”, bensì si sforza di dotarsi di una connotazione “popolare”: «la dittatura fascista si sforza di avere un movimento di massa organizzando la borghesia e la piccola borghesia»; si configura, pertanto, come opzione reazionaria e oppressiva con una base di massa. A questa altezza devono situarsi i compiti dei comunisti per la conquista di una sempre più avanzata democrazia, «lottando per la difesa di tutte le libertà democratiche». In linea con la riflessione di Gramsci, Togliatti enfatizza la questione dell’egemonia e ripropone il nesso tra conflitto sociale e lotta democratica.

La questione non allude solo al passato o alla congiuntura nazionale, ma, in particolare nel tempo presente, si ammanta di connotazioni e implicazioni anche sul piano internazionale. È ormai di dominio pubblico, grazie al lavoro di documentazione, il fatto che, tra gli altri, nel contesto della crisi russo-ucraina e della guerra per procura degli Stati Uniti e della Nato contro la Russia in Ucraina, settori apertamente nazisti e neonazisti siano stati impegnati nell’offensiva del regime di Kiev contro la Russia e le popolazioni russofone, in particolare nel Donbass; d’altra parte, settori apertamente nazisti e neonazisti hanno svolto o svolgono un ruolo di primo piano nelle istituzioni, nell’amministrazione e nella vita politica del medesimo regime di Kiev. 

Dopo il golpe di “Euromaidan”, la stessa composizione del governo golpista non dovrebbe lasciare adito a dubbi circa la caratterizzazione politica del golpe: Arsenij Jacenjuk è nominato primo ministro, Oleksandr Turčynov nuovo presidente della Repubblica, entrambi eredi della vecchia formazione nazionalista Unione Nazionale Ucraina Nostra; mentre colui il quale era stato comandante delle cosiddette «forze di autodifesa di Maidan», Andrij Parubij, fu nominato prima Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa e poi, dal 2016, presidente della Verchovna Rada, il Parlamento ucraino. Si tratta dello stesso Andrij Parubij che, nel 1991, era stato il principale fondatore del Partito Nazional-socialista di Ucraina, esplicitamente neonazista.

Lo scorso 3 novembre 2023 la Terza Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha esaminato, tra le altre, la bozza di risoluzione intitolata “Combattere la glorificazione del nazismo, del neonazismo e altre pratiche che contribuiscono ad alimentare le forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e l’intolleranza a essi legata” (doc. A/C.3/78/L.7). Introducendo il testo, il rappresentante della Federazione Russa ha ricordato che le Nazioni Unite sono state create, dopo la vittoria nella Seconda guerra mondiale, proprio all’indomani della vittoria sul nazismo, per garantire che i tragici eventi della storia non avessero a ripetersi mai più. L’Assemblea Generale aveva già adottato un analogo testo nel 2005; tuttavia, le questioni sollevate all’epoca non solo non sono state adeguatamente affrontate ma sono addirittura peggiorate: episodi di islamofobia, cristianofobia e antisemitismo; distruzione o vandalizzazione di monumenti istituiti per ricordare e celebrare coloro che hanno combattuto il fascismo e il nazismo; manifestazioni neonaziste. In questo contesto, «l’approvazione del documento non è solo un nostro dovere nei confronti di coloro che hanno creato le Nazioni Unite, ma è un nostro dovere nei confronti delle generazioni future».

Il testo della risoluzione condanna tutte le manifestazioni e le espressioni di glorificazione e di promozione del nazismo, tra cui anche espressioni quali graffiti e disegni, talvolta perfino sui monumenti dedicati alle vittime della Seconda guerra mondiale; esprime allarme per l’uso di internet e dei social media da parte di gruppi estremisti per reclutare nuovi membri e diffondere messaggi di odio e discriminazione, riconoscendo altresì che la rete può e deve essere usata anche per contrastare gruppi e attività naziste e neonaziste; condanna inoltre qualsiasi negazione della Shoah, nonché qualsiasi manifestazione di violenza contro persone sulla base dell’etnia o della religione; esprime altresì allarme per «la diffusione … di partiti politici estremisti, movimenti, ideologie e gruppi di carattere razzista o xenofobo, compresi i neonazisti e i gruppi skinhead, e per il fatto che tale tendenza ha portato all’attuazione di misure e di politiche discriminatorie». 

«Il neonazismo – ricorda la risoluzione – non è solo la glorificazione di un movimento del passato, ma un fenomeno contemporaneo legato a un solido interesse nella promozione della disuguaglianza razziale e connesso ad un forte investimento volto a ottenere un ampio sostegno per le sue false affermazioni di superiorità razziale». Si tratta di un allarme, e, conseguentemente, di un impegno, che dovrebbe unire l’intera comunità democratica; viceversa, contro la risoluzione (passata comunque con 112 voti favorevoli) hanno votato 50 Paesi, contrari, dunque, a «Combattere la glorificazione del nazismo, del neonazismo etc.». Sono i Paesi dell’asse euro-atlantico, legati all’imperialismo statunitense; tra questi, oltre agli Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Ucraina, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania; ed anche l’Italia. 

È dunque in Occidente, e anche nel nostro Paese, che il fascismo, come cifra autoritaria, padronale e repressiva e con il suo impianto culturale misto di sciovinismo, razzismo e militarismo, torna di attualità: come detto, e come è bene ripetere, non come fascismo storico o mera cancellazione del dettato costituzionale, bensì come propensione padronale, repressiva e autoritaria e come progressivo svuotamento del dettato costituzionale. Non le squadracce e l’olio di ricino (per quanto episodi, sempre più diffusi, di violenza di matrice fascista non possano e non debbano essere minimamente sottovalutati), ma doppiopetto e qualunquismo culturale (revisionismo, manipolazione, e falsificazione della storia) che in nessun modo è lecito sottovalutare. 

A questo clima, del resto, sempre nel mondo occidentale, ha contribuito e contribuisce attivamente l’Unione Europea, della quale si ricorderà almeno la Risoluzione del Parlamento europeo sulla «Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa» (Risoluzione 2019/2819 del 19 settembre 2019) che, in maniera propagandistica e antistorica, «ricorda che i regimi nazisti e comunisti hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni, causando, nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell’umanità […]; condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari», letteralmente equiparando chi ha precipitato l’Europa e il mondo nel baratro della guerra mondiale e nell’orrore della Shoah e chi viceversa ha sconfitto l’orda nazista e aperto i cancelli di Auschwitz, evento per il quale, tra l’altro, celebriamo la fondamentale Giornata della Memoria proprio il 27 gennaio. 

È su tutti i versanti, allora, che di un sano ricostituente antifascista deve essere rifornito l’organismo delle nostre società: sul piano culturale, contrastando la deriva propagandistica e revisionistica avviata e, in alcune circostanze, dilagante ormai da decenni; sul piano educativo, sollecitando la responsabilità di tutti gli istituti e le agenzie formative come agenti della costruzione democratica; e, fondamentalmente, sul piano materiale, sul versante economico e sociale, ricordando ad esempio, come recentemente ha fatto, opportunamente, il sociologo brasiliano Boaventura de Sousa Santos, che «il fascismo è in crescita perché le politiche sociali … sono state sempre più sottofinanziate, con conseguente aumento delle disuguaglianze sociali e della polarizzazione sociale …, cui lo Stato risponde solo con politiche repressive; e perché i movimenti sociali, non mettendo in discussione il capitalismo (ingiustizia sociale, lotta di classe), hanno contribuito a normalizzare e banalizzare le disuguaglianze sociali più grottesche, come se queste non fossero antidemocratiche».

Riferimenti:

Corte di Cassazione, Ordinanza di rimessione: 38686/2023: 
www.cortedicassazione.it/it/qsp_dettaglio.page?contentId=QSP10238
Legge 20 giugno 1952, n. 645 – Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione: 
www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1952-06-23&atto.codiceRedazionale=052U0645&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario
Decreto Legge 26 aprile 1993, n. 122 – Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa:
www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1993-04-27&atto.codiceRedazionale=093G0187&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario
Risoluzione “Combattere la glorificazione del nazismo, del neonazismo e di altre pratiche che contribuiscono ad alimentare le forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza”:
daccess-ods.un.org/access.nsf/Get?OpenAgent&DS=A/C.3/78/L.7&Lang=E 
AFV from TELEGRAM, “ONU. Approvata Risoluzione per combattere la glorificazione del nazismo. L’Italia ha votato contro”, 6 novembre 2023: 
www.ancorafischiailvento.org/2023/11/06/onu-approvata-risoluzione-per-combattere-la-glorificazione-del-nazismo-litalia-ha-votato-contro 
Boaventura de Sousa Santos, Perché il fascismo sta crescendo? Come possiamo fermarlo?, ZNetwork, 28.01.2024; CSSR, 05.02.2024: serenoregis.org/2024/02/05/perche-il-fascismo-sta-crescendo-come-possiamo-fermarlo

Immagine: Thomas Bresson, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31286757

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