a cura del MpRC dell’Umbria
Le Ambasciatrici dei Paesi rivoluzionari dell’America Latina hanno parlato delle trasformazioni sociali nei loro Paesi e del progetto generale del Socialismo del XXI secolo. Conclusioni di Fosco Giannini, coordinatore nazionale del MpRC.
Un successo, persino inaspettato in queste dimensioni: circa duecento persone sabato 13 aprile, presso la Sala Fittaioli di Piazza della Repubblica, a Foligno. “Verso un mondo nuovo – L’America latina e il socialismo del XXI secolo”: questo il titolo dell’iniziativa organizzata dal Movimento per la Rinascita Comunista (MpRC) in collaborazione con l’Associazione di Solidarietà Internazionalista con Cuba (Asi Cuba), alla quale ha anche aderito la Fiom di Perugia. I nomi delle Ambasciatrici dei Paesi rivoluzionari dell’America latina annunciati nei manifesti (Monica Robelo Raffone, Ambasciatrice della Repubblica del Nicaragua; Maria Elena Uzzo Giannattasio, Capo Missione dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela; Sonia Brito Sandoval, Ambasciatrice dello Stato Plurinazionale della Bolivia e Mirta Granda Averoff, Ambasciatrice della Repubblica di Cuba) sono stati sicuramente un potente propellente per la popolarizzazione e la riuscita del convegno, al quale propellente si è aggiunto lo strenuo lavoro propagandistico degli organizzatori dell’evento.

Introdotto da Alessandro Pacini, presidente di Asi Cuba, e coordinato da Candida Caramanica, responsabile relazioni internazionali del MpRC, il convegno si è mano a mano sempre più arricchito degli interventi delle Ambasciatrici.
Sonia Brito Sandoval ha parlato del grande sviluppo economico e sociale della Bolivia rivoluzionaria guidata dal Mas (Movimiento al Socialismo), ha raccontato del progetto in campo di costruzione di una forte e vasta democrazia popolare, del rafforzamento progressivo dello stato sociale boliviano, specie della sanità e della scuola, dopo le stagioni liberiste, e dell’impegno, rivoluzionario, per la nazionalizzazione delle grandi risorse naturali della Bolivia, a cominciare dal litio.
Mirta Granda Averoff ha rievocato – tra i grandi applausi del pubblico – la grandezza della Rivoluzione cubana, il progetto visionario e insieme tutto materiale e concreto del Comandante Fidel Castro Ruz di strutturare il socialismo ai confini del più grande Stato imperialista del mondo, gli Usa, il sogno sempre vivo di Ernesto “Che” Guevara di costruire la Rivoluzione e, assieme a ciò, l’“hombre nuevo”, raccontando anche dei danni immensi provocati, contro il popolo cubano, dal “bloqueo”, misura imperialista sempre più oscura, feroce e totalmente antiumana, ricordando tuttavia, a tutti i duecento della Sala, che Cuba resiste e ancora vincerà, anche contro le spinte controrivoluzionarie che gli Usa tentano di sollecitare a Cuba, sfruttando proprio i problemi sociali ed economici che lo stesso “bloqueo” provoca.

Appassionato, poi, l’intervento di Maria Elena Uzzo Giannattasio, che ha ricordato il vero e proprio amore che il popolo venezuelano nutre per il Comandante Hugo Chavez, il grande sviluppo economico di cui gode il Venezuela, “dopo che la Rivoluzione ha riconsegnato al popolo venezuelano il suo petrolio e le sue ricchezze”, ricordando anche come sempre siano in essere i tentativi golpisti nordamericani contro Maduro, come si va sviluppando in tutti gli ambiti sociali e produttivi la democrazia popolare e come, anche grazie a questa “rete solidale e partecipativa”, il popolo venezuelano resiste ai tentativi controrivoluzionari, costruendo quotidianamente il socialismo.
Candida Caramanica chiama poi Fosco Giannini, il coordinatore nazionale del MpRC (tra il pubblico durante tutta la prima parte del dibattito, “per far sì che tutta la presidenza sia formata da donne, da rivoluzionarie”, come asserito dall’organizzazione del convegno) a concludere il dibattito.
Fosco Giannini esordisce leggendo dei versi del grande poeta spagnolo Rafael Alberti in onore di Salvador Allende, versi che mettono in relazione il fascismo “pinochetista” con quello “franchista”: “Non credetegli/ Copriva il loro volto la stessa maschera/ La lealtà nella bocca, ma nella mano un proiettile/ Gli stessi, dunque, in Cile ed in Spagna/ Ormai tutto è finito/ Ma la morte/ la morte non conclude nulla/ Guardate!/ Hanno ucciso un uomo/ Cieca la mano che uccide/ È caduto ieri/ Ma il suo sangue oggi stesso/ di nuovo si solleva!”.
“Ho voluto leggere questi versi – ha chiarito Giannini – perché essi dicono chiaramente che non basta uccidere un uomo, Allende, per uccidere la rivoluzione, che sempre si risolleva. Ho voluto leggerli perché questa poesia di Rafael Alberti parla dell’oggi, del tempo che viviamo, in cui di nuovo, a cominciare dall’America latina, la rivoluzione rialza la testa. Dalla ratifica, da parte dell’imperialismo e dopo l’autodissoluzione dell’Urss, della “fine della storia”, tanta parte dell’America latina, l’Africa, l’Asia, hanno avviato e sostenuto, con la Cina socialista come cardine, una nuova e inaspettata, dal fronte imperialista, insurrezione antimperialista che ha cambiato il mondo, ha mutato i rapporti di forza internazionali a sfavore dell’imperialismo, provocando, peraltro, una durissima reazione degli Usa e della Nato, con l’Ue in servile subordinazione, che contempla anche la terza guerra mondiale come “soluzione” al problema dello stesso declino storico degli Usa”.
“Proprio dalle rivoluzioni dell’America Latina – ha proseguito il coordinatore nazionale del MpRC – è venuto un formidabile aiuto per il cambiamento dei rapporti di forza internazionali, un aiuto per spuntare le unghie all’aquila imperialista. Un aiuto nella forma materiale, nella forma di massa critica latinoamericana che si è aggiunta alla potente coalizione dei Brics e del fronte antimperialista, ma anche nella forma di contributo teorico, filosofico e ideale per la delineazione e la costruzione del Socialismo del XXI secolo”.
“La trasformazione della lotta anticolonialista in lotta per il socialismo; la cultura politica del popolo che non si separa dalle avanguardie rivoluzionarie (come spesso è accaduto nel movimento operaio europeo e non solo europeo); la democrazia popolare, dal potere operaio nelle fabbriche al potere popolare nelle città, nelle campagne, nei quartieri, una forma della democrazia rivoluzionaria che arricchisce quella leninista dei soviet; il rispetto delle culture indigene e dei loro diritti (in totale contrapposizione, esattamente in antitesi, agli stermini perpetrati dai nordamericani contro i popoli indigeni, contro i nativi); una concezione rivoluzionaria, di classe, non liberale, della liberazione femminile; una lotta, prassi-teoria-prassi, tendente a battere in breccia quel positivismo filosofico che ancora permea spesso di sé la sinistra europea”.
“Un pensiero generale profondo – ha aggiunto Giannini – che non nasce, seppur in esse si sia corroborato, solo dalle ultime rivoluzioni dell’America latina, dal Venezuela alla Bolivia, passando per il Nicaragua, ma che si è formato, sedimentato, in un tempo lungo. In un tempo che va dalla ricerca teorica e dall’azione rivoluzionaria del “Libertador” Simon Bolivar, nella sua opera forse più nota e densa, la “Carta di Jamaica”, del 1815, in cui si propone una Confederazione Plurinazionale Latinoamericana e una lotta universale per la pace e per un diverso “equilibrio del mondo”.
Un pensiero rivoluzionario che si rafforza quando, dopo la “dottrina Monroe” (1823), volta a dettare la supremazia statunitense sulle Americhe e sul mondo, esce, nel 1891, “Nuestra America”, di Josè Martì, un’indicazione lucida per la lotta contro il colonialismo e per la lotta antimperialista e, insieme, una proposta forte volta a definire un progetto rivoluzionario generale diverso e autonomo da quello occidentale, legato alla materialità delle cose latinoamericane, ai suoi popoli.
Un progetto rivoluzionario per l’America Latina a cui offre un grande contributo “Il manifesto del popolo di Cuba” (1955) di Fidel Castro, saggio in cui si avanza una proposta di democrazia radicale di orientamento socialista. Un progetto di transizione al socialismo che si consolida nella “Proclamazione del carattere socialista della Rivoluzione cubana”, sempre di Fidel, del 1961, in cui si ribadisce, senza retorica, ma con densità filosofica da comprendere sino in fondo, come la Rivoluzione socialista deve essere “degli umili, con gli umili, per gli umili”.
Una visione della Rivoluzione che ancor più si chiarisce in senso latinoamericano attraverso il “Libro Azul” di Hugo Chavez del 2013, nel quale vengono chiariti i concetti di democrazia di popolo; socialismo di popolo; primato della lotta antimperialista e – questione di straordinario valore teorico – l’obiettivo strategico volto a trasformare (dunque, non demonizzare, non cancellare) lo spirito religioso popolare, di per sé antiborghese e solidale, in coscienza antimperialista e rivoluzionaria”.
“Per tutto questo – ha concluso tra un grande e prolungato applauso Giannini – sia per il contributo volto ad accumulare forze internazionali nel fronte antimperialista, che per il contributo teorico volto a dare nuova vita all’esangue movimento rivoluzionario italiano ed europeo, per tutto questo, per ciò che rappresentano, ringraziamo le Ambasciatrici dei Paesi rivoluzionari dell’America latina che hanno voluto, oggi, essere con noi!”.
Il convegno finisce. Inizia la trasmigrazione di tanta parte della vastissima platea verso il Circolo Arci Subasio, dove saranno oltre cento, tra le Ambasciatrici, i commensali. Per poi, dalle 22.30, musica latinoamericana e ballo con “Cuba y Alrededor”.
Una grande giornata!
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