Iran: la tesi sulla “controffensiva simbolica’’ rafforza i falchi del Pentagono

di Stefano Zecchinelli

Rompendo con i collaborazionisti arabi ed i “quietisti” interni, Teheran ha rilanciato la dottrina della Rivoluzione degli oppressi, correndo in soccorso della resistenza palestinese.

La controffensiva iraniana contro tre postazioni strategiche-militari dello Stato israeliano è figlia dell’allontanamento dello Stato sciita-persiano dall’Europa, il quale opta per la teoria geopolitica euroasiatica, quella – mutuando il linguaggio di Deng – dei Tre Mondi: l’Occidente collettivo; Russia, Cina e le nazioni in via di sviluppo; il Sud Globale e le Resistenze antimperialiste.

Teheran, rompendo con i collaborazionisti arabi ed i “quietisti” interni, ha rilanciato la dottrina della Rivoluzione degli oppressi, correndo in soccorso della resistenza palestinese; dopo aver consultato “fonti di prima mano”, la realtà del giornalismo “lubrificato” dev’essere totalmente rovesciata. Israele è indifesa. Il comunicato pubblicato dal Dipartimento centrale dei media del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp), organizzazione d’orientamento marxista (guevarista), ha sottolineato la vulnerabilità del regime sionista di fronte all’asse islamico-nazionalista della resistenza, decostruendo l’ipotesi d’una ritorsione dal significato meramente simbolico:

“Il Fronte ha confermato che la legittima risposta iraniana ha infranto il prestigio dell’entità sionista, rivelandone la fragilità e l’incapacità di difendersi o di ripristinare il suo potere di deterrenza. Allo stesso tempo, ha confermato la capacità della Repubblica Islamica dell’Iran e delle fazioni della resistenza di sferrare attacchi dolorosi all’entità sionista, aggravando la sua crisi interna a causa della sua incapacità di raggiungere uno qualsiasi dei suoi obiettivi di eliminare la resistenza nella Striscia di Gaza, o fermare gli attacchi diretti contro di esso dalla resistenza in Libano, Yemen e Iraq”.

Israele non è mai stata invincibile: i fatti del 7 ottobre dimostrano che gli apparati di sicurezza dello Stato “per soli ebrei” sono totalmente impreparati nel fronteggiare la guerriglia asimmetrica, tenendo ben presente di come le resistenze antimperialiste abbiano imparato a padroneggiare le nuove tecnologie informatiche. Nessun giornalista, anche “antisistema” – a parte Fulvio Grimaldi 1 –, ha rivelato che “il diluvio di ordigni volanti piovuti su Israele è stato preceduto da un attacco cibernetico degli hacker iraniani Cyber Avengers e Hanzaleh Bammad, che ha messo fuori uso gran parte della rete elettrica e di radar a Tel Aviv e nel paese, ostacolando la risposta tempestiva all’invasione dal cielo”.

In poche parole, il deep state israeliano-fascista ha replicato il medesimo flop del 7 ottobre, dimostrando di avere più buchi d’un formaggio groviera.

In secondo luogo, il governo iraniano ha risolto l’equazione, non scontata per quanto concerne la disamina ideologica e di classe, fra la fazione antimperialista dell’islam sciita e la resistenza palestinese. Il regime sionista, che ha consumato un genocidio, sta subendo una sconfitta strategica, politica e militare: le nuove tecnologie militari, basate principalmente sull’Intelligenza artificiale (Ia), non sono in grado di vincere contro un popolo armato e motivato ideologicamente; dall’altra parte la “guerra cognitiva” è letteralmente fallita. Per la prima volta, la questione del sionismo, l’equazione sionismo/fascismo e la costruzione dello Stato palestinese sono state affrontate da un pubblico globale. Citando Mao, “l’imperialismo è una tigre di carta”.Il Sud globale, che rappresenta i tre quarti del pianeta, ha declinato democraticamente il diritto internazionale, derubricando Israele in quanto regime genocida: il complesso militare-industriale nordamericano-sionista ha proiettato, nel ventunesimo secolo, la soluzione finale.

La controffensiva iraniana ha smascherato l’ipocrisia imperialista Usa

La controffensiva iraniana, legittimata dall’art. 51 della Carta delle Nazioni uniteche disciplina il diritto alla difesa, ha svelato la vulnerabilità del sistema di difesa del regime israeliano-fascista: Tel Aviv, oramai da diversi anni, avendo decentrato i tecnici del deep state nelle aree periferiche non è più in grado di vincere una guerra convenzionale, basata sulla valorizzazione delle capacità umane. Gli obiettivi colpiti dai Guardiani della rivoluzione– due basi aeree nel deserto del Negev da cui erano partiti gli F-35 utilizzati nell’attacco terroristico al consolato iraniano, e diversi siti di difesa aerea israeliani – erano postazioni logistiche finalizzate a colpire la Siria baathista.

Un tecnico come Scott Ritter, ex ufficiale dei servizi segreti del Corpo dei marines, ha letteralmente fatto carta straccia del mito dell’invincibilità israeliana, e della teoria del complotto sulla “controffensiva concordata” (una tesi che fa il gioco dei falchi del Pentagono). Leggiamo:

Nonostante l’impiego di un esteso sistema di difesa antimissile integrato, composto dal cosiddetto sistema ‘Iron Dome’, dalle batterie di missili Patriot di fabbricazione statunitense e dagli intercettori missilistici Arrow e David’sSling, oltre che da aerei statunitensi, britannici e israeliani e da difese antimissile navali statunitensi e francesi, ben più di una dozzina di missili iraniani ha colpito campi d’aviazione e installazioni di difesa aerea israeliane pesantemente protette.”2

L’analisi di Scott Ritter proviene da una “falla sistemica” e smaschera l’ipocrisia delle “teorie del complotto”: negando agli Oppressi il Diritto alla Vittoria si diventa, volenti o nolenti, pedine della borghesia più pericolosa nello scacchiere geopolitico globale, quella statunitense. L’Operazione “Vera Promessa” rappresenta un punto di svolta nella geopolitica globale: la creazione di una deterrenza militare nei confronti di Israele e degli Stati uniti, in grado di bloccare la progressione della dottrina della “guerra eterna”, permettendo alla Civiltà panaraba di rinascere. Così, per Ritter: “L’operazione ‘Vera promessa’, come l’Iran ha chiamato il suo attacco di rappresaglia contro Israele, passerà alla storia come una delle più importanti vittorie militari nella storia dell’Iran moderno, tenendo presente che la guerra non è che un’estensione della politica con altri mezzi. Il fatto che l’Iran abbia stabilito una posizione di deterrenza credibile senza interrompere i principali obiettivi politici è la definizione stessa di vittoria.” (Ibidem)

Per Andre Damon, giornalista marxista del «Word Socialist Web Site (Wsws)», siamo all’interno d’una “guerra globale”, dove la lobby progressista ha dimostrato tutto il proprio fanatismo ipocrita, basata sull’“etnopolitica”.

“L’offensiva statunitense in Medioriente è un elemento cruciale di una guerra globale in corso, con Russia e Cina come obiettivi primari. La sottomissione dell’Iran, che si trova nel cuore dell’Eurasia, è una componente fondamentale della spinta degli Stati uniti verso il dominio militare globale.”3

La vittoria militare iraniana rappresenta un passo verso la nascita di un mondo multipolare. Netanyahu, il dittatore post-moderno più pericoloso del pianeta, con tutta probabilità cadrà nei prossimi mesi, ciononostante una pace permanente necessita dello smantellamento dello Stato colono-sionista. Israele, figlia del pensiero politico del fascista Vladimir Jabotinsky, è (per dirla con giornalista israeliano Gideon Levy) uno “Stato del male”.

Note:

1 https://comedonchisciotte.org/i-missili-di-aprile/

2 https://www.ambienteweb.org/2024/04/16/fulvio-grimaldi-iran-israele-cosa-e-successo-davvero/

3 https://www.wsws.org/es/articles/2024/04/16/pers-a16.html

Immagine: / IDF Spokesperson’s Unit

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