Io italiano emigrato per lavoro, penalizzato nel mio Paese

Una lettera inviata a «Futura Società» contro la proposta di Fdi di far pagare il servizio sanitario ai cittadini residenti all’estero.

Mi chiamo Luca Neri, ho 49 anni e da 20 lavoro all’estero, precisamente in Germania, in un magazzino nella logistica. Ho lasciato il mio paesino sperduto, tra le montagne lucane, a 24 anni, preso atto che dove ero nato non avrei mai trovato un’occupazione stabile, ma solo contratti stagionali per il lavoro nei campi.

La mia storia è simile a quella di quanti, oltre 60 anni fa, sono emigrati per cercare lavoro, come uno zio andato in America, che però non è più tornato.

Io invece trascorro almeno due mesi in Italia, prendo ferie, permessi, recuperi orari, per stare vicino ai genitori anziani e aiutarli nel lavoro dei campi.

Ho letto del versamento di un contributo annuale per l’assistenza sanitaria in Italia, una proposta di legge di Fratelli d’Italia in commissione Affari sociali alla Camera.

L’attuale normativa prevede invece il diritto gratuito alle prestazioni ospedaliere urgenti, fino ad un periodo massimo di 90 giorni. Tre anni fa mi sono ammalato di Covid e sono stato 10 giorni in ospedale per crisi respiratorie. Non immagino quanti soldi avrei pagato negli Usa dove la sanità è quasi solo privata. Non è dato sapere l’entità del futuro versamento, lo deciderà un apposito decreto.

Mi sento di fare qualche riflessione in merito. Innanzitutto non ho scelto di andare all’estero, ma sono stato costretto da un mercato del lavoro che condanna i giovani alla precarietà e ai bassi salari. Pago le tasse anche in Italia e un giorno vorrei ritornare nel mio Paese, perché la vita in Germania non fa per me, abituato al sole, alla vita di piccolo centro e, per quanto abbia imparato il tedesco, non vorrei restare ancora a lungo. Il governo italiano non assicura a mia madre ottantenne le cure: deve recarsi in Puglia, con due ore di viaggio, ogni 15 giorni, per terapie salvavita. Fortunatamente ci sono altri figli. Il governo si comporta con noi migranti come se fossimo cittadini di serie B. Sia chiaro: non ho problemi a versare un contributo, anche se penso che questa proposta di legge sia sbagliata. Così la sanità da servizio universale diventa ostaggio di logiche aziendali e privatistiche, le stesse che costringono le aziende sanitarie al pareggio di bilancio, come se sulla salute si potessero fare dei profitti.

Mi preme ricordare ai lettori che tanti servizi sono ormai a pagamento e gran parte dello stato sociale è stato distrutto o comunque ridimensionato a causa di logiche speculative. E le privatizzazioni sono state il cavallo di Troia per i lavoratori.

Immagine: Giosbriff, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons

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