di Enrico Vigna *
Il vescovo Longhin, della Chiesa ortodossa russa in Ucraina, aggredito dai neonazisti, è in convalescenza in Romania, dopo l’operazione agli occhi.
L’Unione dei giornalisti ortodossi aveva denunciato che nella notte del 22 gennaio 2024, il metropolita della Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca, Longhin Jar di Banceni, nella Bucovina ucraina, era stato ferocemente aggredito sulla porta della sua abitazione, colpito ripetutamente con un coltello anche sul volto e poi ritrovato da alcuni monaci svenuto, dopo aver perso i sensi in seguito alle violenze subite.
Naturalmente, nell’attuale Ucraina, il caso è stato registrato quale “procedimento contro ignoti per lesioni personali intenzionali leggere”.
Il metropolita Longhin Jar è vicario della diocesi di Chernivtsi-Bucovina della Chiesa ortodossa ucraina, costruttore, nel 1994, e poi rettore dal 2008, del monastero dell’Ascensione di Banceni, fondatore e direttore dell’orfanotrofio di Molnitsa, dove sono adottati e accuditi più di 400 bambini. Il rifugio accoglie bambini provenienti da tutto il paese. In Ucraina egli è conosciuto come il “Padre degli orfani o vescovo dei bambini”. Nel 2008 era stato insignito del titolo di Eroe dell’Ucraina e ha avuto numerosi premi civili ed ecclesiastici. Il 25 settembre 2023 il Sinodo della Uoc scismatica legata al governo golpista di Kiev, lo ha rimosso unilateralmente dall’incarico di abate del monastero di Banceni.
La giornalista televisiva di uno dei più grandi canali televisivi rumeni, Realitatea Plus, Alexandra Pacuraru, ha realizzato un servizio giornalistico di denuncia su questo fatto, andando a parlare con i monaci del monastero di Banceni, che hanno riferito i dettagli dell’attacco al metropolita Longhin. Secondo la ricostruzione della giornalista e dei monaci, gli aggressori potrebbero aver pensato di aver ucciso il Padre dopo averlo pugnalato. Quando i monaci lo hanno trovato erano terrorizzati e avevano paura di avvisare le forze dell’ordine, per timore che la situazione peggiorasse. Longhin è poi rimasto ricoverato in ospedale per tre settimane, in condizioni critiche. La giornalista rumena ha chiesto di non dare credito alla versione di Kiev, secondo cui il metropolita poteva essere caduto, dopo aver preso delle pillole, “scivolando sulle scale”: “I lividi e le ferite sono ben visibili, è chiaro che è stato aggredito e picchiato. Non è caduto, non è scivolato dalle scale, non è un vecchio che può facilmente perdere l’equilibrio. Coloro che lo conoscono e rappresentano gli interessi dei rumeni in Ucraina, parlano di Padre Longhin come di una persona piena di energia. Il problema è che, rispetto alle minacce subite, non ha protezione…”.
La stessa giornalista, insieme ad alcuni deputati rumeni, naturalmente immediatamente indicati e accusati di essere al soldo di Mosca e di far parte di una articolata manipolazione russa, hanno organizzato proteste e un presidio davanti all’ambasciata dell’Ucraina a Bucarest, per manifestare solidarietà a Padre Longhin Jar. Anche a Chisinau, capitale della Moldavia, ci sono state manifestazioni a favore del metropolita. L’aggressione non è stata che l’ultimo capitolo di una lunga serie di persecuzioni contro il vescovo che, da anni, il regime ucraino di Kiev considera come un nemico a causa della sua ferma fedeltà alla Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca. Il metropolita subisce da anni una campagna denigratoria e di minacce pubbliche anche sui media ucraini, con accuse di “incitamento all’inimicizia religiosa” e di “tradimento”. Va ricordato che per l’accusa politica di “tradimento” (art. 111 c.p.), tra le più gravi, un cittadino, nell’attuale Ucraina, può finire in carcere per 15 anni o per tutta la vita. Numerosi sono stati i fermi di polizia, le perquisizioni continue nel monastero e nella sua abitazione, gli atti di intimidazione agli orfani da lui curati e accuditi, oltre la morte per avvelenamento del suo ex avvocato a novembre, fino all’incendio della sua casa in Bucovina. Il 2 gennaio, alle 4 del mattino, ignoti avevano appiccato il fuoco alla casa del metropolita. La casa e la proprietà adiacente sono state completamente distrutte dal fuoco: fortunatamente, in quel frangente, il vescovo non rimase ferito e fu salvato.
Nel mese di maggio 2023, i servizi di sicurezza ucraini avevano accusato il vescovo di aver pronunciato commenti “dispregiativi” nei confronti della Chiesa ortodossa scismatica dell’Ucraina. Nel settembre 2023, le accuse vennero formalizzate e il suo caso portato in tribunale, dove è tuttora pendente. All’inizio di novembre, quando le forze di sicurezza del Sbu, arrivarono per perquisire il monastero Banchensky nella regione di Chernivtsi, nella Bucovina ucraina, Longhin, rettore del monastero e i credenti presenti, si alzarono per difendere il monastero, ed egli invitò le forze di sicurezza che avevano circondato il monastero a “porre fine a quel circo” e a lasciare in pace i credenti.
La persecuzione contro il vescovo ebbe inizio dai fatti di EuroMaidan e dall’aggressione al Donbass del 2014. Infatti fu allora, all’inizio della guerra nel Donbass, che in un sermone egli si rivolse ai fedeli e alla popolazione della Bucovina, con queste parole: “Ringrazio voi, fratelli, tutti i villaggi e il popolo della Bucovina che si rifiuta di andare alla guerra…noi non mandiamo i nostri figli alla morte! Non potrò mai commemorare nella santa liturgia questi leader maledetti…questi nazisti. Io non do benedizioni per andare in guerra. Io vi benedico per costruire la pace…La nostra fede ortodossa non ci permette di ucciderci a vicenda, per il bene di interessi politici, per il bene di coloro che difendono i loro affari, che difendono le loro posizioni di leadership, che vogliono uccidere il nostro popolo, che ha finora vissuto in pace…”. Queste parole lo misero nel mirino dei neonazisti locali e da allora il vescovo fu accusato da Kiev di “aver chiesto l’interruzione della mobilitazione in Ucraina e di dichiarazioni che, nelle condizioni di una guerra nell’Ucraina orientale, minano la capacità di difesa dello Stato…”. Vi fu poi la pubblicazione, sul giornale in lingua rumena «Libertatea Cuvantului», dell’appello integrale del metropolita dal titolo: “Non manderemo i bambini alla morte”, il cui inizio è riportato sopra. “Non avete il diritto di sparare e uccidere. Dio dà la vita, Dio la toglie. I leader dell’Ucraina hanno affermato che la fede ortodossa è il più grande nemico dell’Ucraina… Io non benedico per la guerra. Vi invito alla pace…Non sono coinvolto in politica, ma mi fa male, perché questa non è una guerra con il nemico, questa è una guerra tra i nostri…. Questi dannati difendono gli Stati Uniti, che vogliono vedere gli ortodossi uccidersi a vicenda, mentre loro mangiano, bevono, si divertono e si rallegrano per il sangue sparso sulla nostra santa terra…Pagheranno per intero il sangue che ha macchiato le loro mani e i loro vestiti. Tutto questo è opera dell’Europa e degli americani che, ovunque intervengano, seminano solo ostilità e spargono sangue. Ora si fanno da parte e si rallegrano per lo spargimento del nostro sangue ortodosso. Tutti sentiamo, fratelli, che siamo alle soglie di una terza guerra mondiale. Per questo ho invocato: pentiamoci! Non diamo i nostri figli alla morte!…Alla Santa Liturgia, non celebrerò mai questi dannati leader del nostro stato. Questi leader miscredenti che non hanno timore di Dio, che si seggono sulle loro sedie e, puntando il dito, comandano: ‘Uccidi!’ Non desiderano altro che spargere sangue, dal quale traggono piacere. Satanisti! Sono i servitori di Satana! Se non si fermano, Dio li fermerà, ma vi saranno comunque molte sofferenze!”
Il 13 marzo 2024 le autorità ucraine hanno annunciato di aver neutralizzato un’organizzazione guidata dalla Russia, sotto il nome di Blocco mediatico della Chiesa ortodossa ucraina sotto la tutela del Patriarcato di Mosca (Uoc-Mp). Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu) ha riferito che si tratterebbe di “una delle più grandi reti Fsb in Ucraina dall’inizio delle conflittualità nel 2022”. Secondo la Sbu, il proprio intervento avrebbe smantellato una rete criminale che avrebbe prodotto e diffuso racconti filo russi e messaggi di massa provocatori, con l’intenzione di destabilizzare la situazione sociale in Ucraina. A seguito di una serie di misure, sarebbero stati individuati ben 15 appartenenti a questa rete, tutti Padri e fedeli ortodossi. Secondo le autorità di Kiev, il coordinatore della rete era un religioso incaricato di distribuire materiale che incitava ai conflitti all’interno dell’Ortodossia e giustificava una guerra aggressiva contro l’Ucraina, per questo venivano diffuse informazioni false e sensazionali contro l’Ucraina. I membri del gruppo filorusso sono ora accusati di alto tradimento, collaborazione con il nemico, creazione e partecipazione ad un’organizzazione criminale, incitamento all’odio religioso commesso da un gruppo organizzato, oltre alla giustificazione, al riconoscimento della legittimità dell’aggressione armata russa contro l’Ucraina, per pene da 15 anni fino all’ergastolo.
Nel frattempo, in queste settimane, continuano gli assalti ai templi della Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca da parte dei militanti neonazisti e radicali. L’avvocato della Uoc-Pm negli Usa, Robert Amsterdam, ha denunciato che “… mentre Zelenskyj visita Berlino, i delinquenti e i mercenari al servizio della Uoc scismatica possono fare irruzione, sequestrare e attaccare i credenti in patria, senza alcun intervento da parte della polizia e con il pieno permesso del governo ucraino. Questo è successo a Lenkivtsi”, ha scritto Amsterdam su X.
Ha affermato ultimamente il metropolita Longhin: “La mia patria è il paese in cui sono nato. Anche se sono di nazionalità rumena, vivo in Ucraina e voglio che tutti i suoi abitanti siano felici: sia gli ucraini che le persone di altre nazionalità. Perché amo tutti i popoli della Terra, tutte le nazioni. Perché tutte le persone appartengono a Dio. E devo amare tutti, indipendentemente dal colore della pelle o dal luogo di residenza. Tutte le persone sono di Dio. E quando cominciamo a odiare l’uno o l’altro, il diavolo entra in noi. Amo il mio Paese e il suo popolo e vi vivrò sempre. Non riusciranno ad allontanarmi ”.
* SOS-UcrainaResistente/CIVG
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