di Charles Posa McFadden
Introduzione
Usato nel suo senso scientifico, come fecero Karl Marx e Frederich Engels nel Manifesto del Partito Comunista, il termine “comunismo” copre lo stesso territorio concettuale di “socialismo”. Marx ed Engels, seguendo una pratica simile a quelli di prima e dopo di loro, usavano queste parole in modo interscambiabile per indicare la proprietà comune dei mezzi sociali di produzione e di scambio. Più recentemente, “ecosocialismo” è stato utilizzato da molti autori per sottolineare l’essenza ecologica dei contributi di Marx ed Engels alle scienze sociali. Ci si senta liberi, quindi, di utilizzare l’una o l’altra opzione leggendo questo argomento in favore del comunismo. È probabile che Marx ed Engels usassero il termine comunismo nel loro manifesto della classe operaia come una risposta provocatoria all’uso dispregiativo di “comunismo” da parte degli oppositori pro-capitalisti di comunismo/socialismo/eco-socialismo.
La necessità del comunismo è già stata sostenuta molte volte. Anche in questo momento critico della storia queste argomentazioni sono state finora giudicate carenti da molte persone, se non la maggior parte, non solo a livello globale ma all’interno di quasi tutti gli Stati-nazione.
Allora perché ritornarci?
Primo, perché la maggioranza può sbagliarsi. Parafrasando i più noti sostenitori del comunismo, “le idee dominanti di ogni società sono le idee della sua classe dominante”. Oggi il modo di produzione capitalistico e la sua classe dominante sono dominanti a livello globale, come è evidente nell’attuale dipendenza di ogni nazione sulla Terra dallo scambio capitalistico di merci, compreso il commercio globale. Se la grande maggioranza delle persone sulla Terra arrivasse a credere, in particolare durante un periodo di crisi globale, che il comunismo è vuoi possibile vuoi necessario, il capitalismo sarebbe in via di estinzione, seguendo le orme di ogni precedente sistema sociale diviso in classi.
Secondo, perché il modo di produzione capitalista sta spingendo l’umanità oltre i limiti della riproduzione naturale all’interno di una biosfera finita. La difesa del capitalismo da parte dei suoi principali sostenitori e difensori include perfino la minaccia dell’uso di armi di distruzione di massa. Se ciò avvenisse, anche se in modo limitato, il risultato, ancor prima e più velocemente delle conseguenze della spinta intrinseca del capitalismo verso la distruzione ecologica, comporterebbe probabilmente la fine dell’esistenza dell’umanità.
Terzo, perché il comunismo è sia l’alternativa logica alla produzione e allo scambio per il profitto privato, sia l’unico sistema alternativo di relazioni sociali per operare all’interno della natura che sia intrinsecamente capace di gestire in modo sostenibile le relazioni dell’umanità con la biosfera da cui dipendiamo. Questa biosfera, dopo tutto, si estende attraverso, oltre e immediatamente sotto ogni stato-nazione sulla Terra. Non può essere gestita in modo sostenibile da singoli individui o da qualsiasi singolo stato nazionale attraverso un sistema sociale basato sulla competizione tra individui e stati-nazione per il proprio beneficio privato.
Ma la logica dialettica (compreso il riconoscimento del cambiamento graduale e sistemico nel tempo) non è sufficiente. La capacità di applicare la logica dialettica può distinguere la nostra specie dagli altri, ma l’azione per ottenere una trasformazione globale basata sulla logica dialettica richiede un’azione consapevole, scientificamente informata, ben organizzata. Torneremo su questo argomento più tardi.
Breve contestualizzazione storica
Le rivoluzioni comuniste russa del 1917 e cinese del 1949 espressero un messaggio misto sulla natura e fattibilità di una trasformazione da un sistema sociale diviso in classi ad uno comunitario. Entrambe si verificarono in circostanze sfavorevoli per la realizzazione del comunismo.
Economicamente indebolite dalle guerre mondiali da cui erano emerse, circondate ed assalite dall’ostilità e dagli interventi delle classi dominanti dei loro ex partner commerciali, la loro unica possibilità di sopravvivenza come società orientate verso un esito comunista fu l’adozione di amministrazioni centralizzate burocratiche. Ebbero successo (e in Cina continuano ad averlo) nel fornire alti livelli di sostegno sociale e di sviluppo economico e culturale alle loro popolazioni precedentemente impoverite. Ma la necessità di amministrarsi su una base di guerra continua contribuì anche all’alienazione popolare e al disimpegno dei lavoratori dal processo decisionale democratico nell’ex Urss, finendo col limitare la produttività del lavoro in quel Paese, e lasciandolo vulnerabile alla contro-rivoluzione.
Né nell’Urss, durante la sua esistenza, né in Cina, che prosegue nella sua rapida transizione da Paese precedentemente impoverito, vittima dell’imperialismo straniero, a Paese economicamente avanzato guidato dal suo impegno rivoluzionario per realizzare il comunismo, si è finora pienamente realizzata un’alternativa al capitalismo, sufficientemente libera da pericoli esterni e contraddizioni interne per fornire un modello del suo obiettivo. Il modello ibrido della Cina, che include il ruolo attivo di una classe capitalista interna, rimane suscettibile di controrivoluzione per l’azione combinata di interessi capitalisti esterni ed interni. Questa contraddizione interna all’interno del sistema sociale ibrido della Cina è rafforzata dal fatto che essa continua a dipendere dal commercio globale dominato dal capitalismo, comprese le corrispondenti istituzioni internazionali e un’alleanza militare imperialista globale a guida statunitense a sostegno di tale commercio. La realizzazione da parte della Cina del suo obiettivo comunista dipende quindi dalle vittorie rivoluzionarie dei movimenti operai nei suoi partner commerciali che spingano i loro Paesi su percorsi complementari verso una civiltà globale più giusta, democratica, pacifica, ed ecologicamente sostenibile.
Sempre più evidente è il lato positivo dell’accordo di Reagan tra Stati Uniti e Cina di consentire investimenti diretti capitalisti stranieri in Cina. Anche se questo accordo venne stipulato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati capitalisti per indebolire le relazioni della Cina con l’ex Urss, il sistema sociale ibrido che ne derivò ha portato la Cina a raggiungere la parità di potere d’acquisto con gli Stati Uniti, consentendole di fornire opportunità commerciali alternative a quei Paesi intrappolati nel sottosviluppo da un sistema internazionale di scambi e investimenti denominato in dollari Usa.
La multipolarità è quindi emersa come prospettiva strategica, in contrasto con l’alternativa di un mondo unipolare dominato economicamente e politicamente dagli Stati Uniti e dai loro alleati nel vecchio nucleo dei Paesi imperialisti, ormai in gran parte a loro subordinati. Come alternativa al trasferimento della ricchezza prodotta dal lavoro salariato sfruttato dei Paesi in via di sviluppo al nucleo dominante dei Paesi capitalisti, esiste ora la prospettiva che altri Paesi in via di sviluppo possano unirsi alla Cina in scambi reciprocamente vantaggiosi, consentendo lo sviluppo di ciascun Paese attraverso il mantenimento e l’investimento interno delle eccedenze prodotte dalle loro classi lavoratrici.
Naturalmente, questa opportunità viene contrastata dalla classe capitalista nel nucleo imperialista, che ora minaccia i popoli lavoratori del mondo con l’annientamento da abbandono, deterioramento ecologico, o armi di sterminio di massa. Mentre le classi dominanti riconoscono che l’alternativa al loro governo e alla continua appropriazione delle eccedenze prodotte globalmente dai lavoratori del mondo è un sistema sociale alternativo, esse sono state finora in grado di distrarre e sviare la maggioranza della classe operaia facendola finire in vicoli ciechi riformisti.
Fronteggiare le strategie di dominio in continua evoluzione del capitalismo è la sfida che la classe operaia e tutti gli oppressi e sfruttati dal capitalismo devono ancora affrontare in ogni Paese. Alla cooperazione e solidarietà capitalista, per modo di dire, devono corrispondere la solidarietà e la cooperazione della classe operaia. Divide et impera, una lama a doppio taglio.
Barriere concettuali
Nel cuore imperiale dei Paesi capitalisti, gran parte della sfida per chi mira alla trasformazione sociale sta nell’identificazione e la conseguente risposta organizzata della classe operaia e dei suoi potenziali alleati alle barriere concettuali erette dai capitalisti dominanti. Alcuni di questi pregiudizi sono identificati e affrontati di seguito.
Multipolarità come obiettivo
Il problema qui è l’adozione o l’implicazione della multipolarità come obiettivo finale, piuttosto che prospettiva strategica.
La lotta per la libertà dal dominio imperialista è essenziale per ogni nazione oppressa, rendendo la multipolarità tra e all’interno degli Stati-nazione capitalisti un obiettivo condiviso tra comunisti e non comunisti all’interno di ogni nazione. Oggi, questo comporta sia una lotta degli Stati-nazione oppressi contro l’imperialismo globale guidato dagli Stati Uniti, sia una lotta all’interno dell’alleanza imperialista guidata tra Stati-nazione subordinati e superiori. La fonte di questi conflitti irrisolti è il continuo trasferimento di una parte significativa delle eccedenze prodotte dal lavoro salariato sfruttato all’interno degli stati-nazione subordinati agli stati-nazione superordinati (imperialisti). Questo trasferimento arriva direttamente agli investitori stranieri o indirettamente alle istituzioni finanziarie alleate di quegli investitori stranieri (ad esempio, nel caso dell’imperialismo statunitense, alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale).
Ma una caratteristica che distingue ovunque il capitalismo è in definitiva la necessità di continuare lo sviluppo capitalista sfruttando altre nazioni. L’imperialismo è un prodotto del capitalismo. È emblematico della seconda legge di Marx sul comportamento capitalista, la spinta verso l’accumulazione espansa del capitale. Si ripeterà finché il capitalismo sarà dominante da qualche parte. L’imperialismo finirà solo quando il capitalismo sarà ovunque sostituito dal comunismo, cioè quando le relazioni economiche e politiche comuniste costituiranno il sistema socio-economico dominante in ogni Paese.
L’obiettivo di realizzare un mondo multipolare ha senso solo come rapporto tra Paesi capitalisti. La sconfitta di una potenza imperialista dominante non può che aprire parzialmente la porta ad un futuro per l’umanità. Questo futuro dipende da un livello di cooperazione globale incompatibile con il capitalismo e i suoi obiettivi privati, anziché comunitari. Il raggiungimento dell’alternativa al capitalismo, cioè il comunismo, è l’obiettivo strategico dei rivoluzionari.
Per mantenere la promessa del comunismo, ogni partito politico che si dichiari comunista ha la corrispondente responsabilità di realizzare all’interno dei confini del suo Paese una società in cui tutti coloro che partecipano alla sua attività economica abbiano pari diritto e responsabilità per la gestione di quel Paese. Questo livello di democrazia è antitetico ai diritti del profitto privato, la base giuridica che definisce il capitalismo.
Il raggiungimento di un livello di democrazia storicamente senza precedenti, necessario per una gestione efficace e cooperativa del rapporto dell’umanità con la natura, è condizione per il raggiungimento di un futuro ecologicamente sostenibile per l’umanità.
La multipolarità è una prospettiva strategica del movimento comunista, che apre l’impegno politico agli sfruttati e agli oppressi per la realizzazione del comunismo. L’obiettivo dei comunisti è il comunismo su scala globale e all’interno di ogni Paese. Questo significa, in definitiva, la fine della divisione di classe e la fine della competizione tra Stati nazionali per le risorse. Significa una responsabilità condivisa a livello globale per il benessere dell’umanità in tutta la sua diversità, un rapporto equo, pacifico e democratico tra persone e nazioni e un rapporto sostenibile con il resto della natura.
Altre condizioni che devono essere soddisfatte sono identificate in seguito in questo argomento a favore del comunismo, ciascuna associata alla dipendenza di tutte le nazioni dal commercio globale e dalla gestione cooperativa, efficiente ed equa delle risorse finite della biosfera della Terra. Queste condizioni sono semplicemente quelle che rendono possibile per l’umanità un futuro oltre i decenni immediati di questo secolo.
La politica dell’identità come caratteristica distintiva di un’organizzazione o società funzionante in modo democratico
La classe dominante nelle società capitaliste utilizza da tempo la strategia di promuovere membri selezionati delle classi sfruttate e dei gruppi oppressi al ruolo di esecutori e portavoce delle politiche e pratiche della classe capitalista. Lungi dall’indicare una maggiore democrazia, questa pratica mira a mascherare e a intensificare lo sfruttamento di coloro che genere, nazionalità, etnia, razza o orientamento sessuale rendono più vulnerabili alla predazione e allo sfruttamento.
La lotta per i diritti umani di tutti gli oppressi è essenziale per il raggiungimento di un futuro più giusto, democratico, pacifico ed ecologicamente sostenibile per l’umanità. La politica dell’identità no. È diritto umano di entrambi i sessi, di tutte le razze, di ogni nazionalità ed etnia e di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale, di condividere equamente i risultati della produzione sociale, compreso il diritto di formare relazioni sessuali che corrispondano al loro orientamento sessuale, senza rinunciare agli altri diritti.
La politica dell’identità viene usata dalla classe dominante capitalista per pubblicizzare il livello di democrazia che esiste sotto il suo dominio. La realtà è il contrario. È la prova di quanto la classe capitalista dominante si spingerà per mascherare il livello di violenza di cui è responsabile.
L’essenza di tutte le lotte per i diritti umani è il diritto a partecipare equamente alla riproduzione sociale. In primo luogo, ciò include l’equa condivisione dei beni e dei servizi che la forza lavoro produce dalle risorse naturali e le corrispondenti responsabilità per la gestione sostenibile del rapporto dell’umanità con la natura. Questo, a sua volta, richiede una definizione giuridica ampliata della famiglia, come ha recentemente fornito il popolo cubano attraverso un ampio dibattito e una nuova legislazione che definisce ruolo e diritti della famiglia. Questa definizione giuridica include, tra le altre caratteristiche, il diritto alle unioni non binarie e il diritto di formare famiglie che includono più partner e generazioni, dove ogni famiglia gode di tutti i diritti legali di una famiglia, tra cui, ad esempio, il diritto di successione ai beni personali.
Il capitalismo come condizione necessaria per la disciplina del lavoro
Questo pregiudizio nasce dall’alienazione del lavoro, che può verificarsi quando e dove coloro che sono impegnati nel lavoro per gli altri lo fanno senza impegnarsi nel processo decisionale su cosa, dove, quando e come. Maggiore è il grado di coercizione, maggiore è il grado di alienazione, evidente nel livello relativamente più elevato di produttività del lavoro salariato rispetto alla servitù della gleba e alla schiavitù.
La libertà relativa dall’alienazione del lavoro è evidente nei risultati delle pratiche di gestione che includono una qualche partecipazione dei lavoratori nel processo decisionale relativo al lavoro rispetto ai risultati di pratiche di gestione più direttamente coercitive, come possono attestare coloro attualmente impegnati in tali pratiche. I meno alienati sono quelli impegnati nella scelta di cosa, quando, dove e come lavorare, come possono attestare i pochi che hanno tale privilegio.
La possibilità di attingere al pieno potenziale creativo della classe operaia per la risoluzione dei problemi dipende dall’opportunità di auto-organizzazione e autodisciplina. Ciò richiederà la liberazione dalla disciplina coercitiva del lavoro richiesta dalla classe capitalista sfruttatrice e la sua sostituzione con l’auto-organizzazione e l’autogestione della popolazione lavoratrice.
La principale distinzione fra capitalismo, feudalesimo e schiavitù è il livello di cooperazione e collaborazione lavorativa che esso comporta. Il capitalismo è in questo senso sia il precursore del comunismo sia il creatore della necessità ecologica del comunismo. Senza il comunismo, l’umanità non può raggiungere il livello di auto-organizzazione e disciplina necessario per raggiungere un futuro prolungato. A tale riguardo, esternalizzando la salute della natura come considerazione, il capitalismo ha già superato la sua data di scadenza.
La capacità della biosfera di sostenere una grande popolazione umana nel futuro non solo prossimo richiede quindi la trasformazione del capitalismo in comunismo, che intendiamo in tale accezione come il sistema qualitativamente più elevato di cooperazione e collaborazione necessario per la gestione sostenibile della biosfera. I principi guida del comunismo includono quindi il mantenimento della salute e della diversità delle forme di vita e la conservazione o la creazione di altre risorse materiali necessarie per sostenere l’umanità nel futuro.
Il processo decisionale centralizzato coercitivo come necessità
Questo pregiudizio è un corollario all’equivoco della necessità della “disciplina del lavoro” capitalista. Sia il processo decisionale centralizzato coercitivo sia la disciplina del lavoro capitalista sono necessari al capitalismo. Ma entrambi ostacolano il superamento del capitalismo. In effetti, sia la centralizzazione coercitiva della politica sia la disciplina del lavoro coercitivo sono necessarie ai sostenitori del capitalismo per prevenire il comunismo. Questo è tanto più vero, ora che il capitalismo si sta frantumando ulteriormente in termini di stabilità sociale e sostenibilità ecologica ed aumenta anche la probabilità di un uso accidentale, se non intenzionale, delle armi di distruzione di massa accumulate.
Per un futuro più giusto, democratico, pacifico ed ecologicamente sostenibile, l’umanità dovrà praticare il centralismo democratico, ponendo l’accento sulla democrazia. Qualora si richiedano iniziative su scala geografica più ampia, esse verrebbero svolte da rappresentanti direttamente responsabili nei confronti di agenzie al primo livello inferiore su scala geografica, che avrebbero la facoltà di revocarli. Ad esempio, le questioni che richiedono o beneficiano di un coordinamento più centralizzato, come la protezione della biosfera, i trasporti, le comunicazioni e il commercio e la condivisione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche sarebbero spinte ai livelli più centralizzati.
Le decisioni su progetti economici di natura più locale sarebbero prese dalle agenzie al livello geografico corrispondente più piccolo.
La classe operaia (o nella terminologia marxista, il proletariato) indica coloro che sono impegnati nella produzione di beni materiali in vendita
È vero che ogni modo di produzione, sia esso comunitario, schiavista, feudale, capitalista o ibrido, è un rapporto sociale tra gli uomini per operare nella natura. La natura è la fonte primaria di tutto ciò che sostiene la vita umana. È il surplus al di là dei bisogni immediati di sostentamento di chi fa il lavoro che sostiene tutte le altre attività umane. Basta questo a capire che l’umanità e i nostri sistemi sociali sono parte dell’ecologia.
Quando Marx ed Engels, che allora vivevano nell’Inghilterra di metà diciannovesimo secolo, cercarono di comprendere meglio le leggi fondamentali che regolavano il comportamento capitalista, si concentrarono principalmente sul capitalismo industriale. Engels, dopo tutto, era il direttore di una fabbrica a Manchester, Inghilterra, di proprietà della sua famiglia tedesca. La classe operaia, o “proletariato”, fu identificata come l’antagonista della classe capitalista o “borghesia”.
Mentre il modello economico di Marx ed Engels, elaborato in tre volumi del Capitale e altri testi, incorporava tutte le forme di lavoro retribuito, è stata la produzione industriale a finire col definire il capitalismo agli occhi della maggior parte dei partiti politici comunisti nel secolo successivo e talvolta oltre. A metà del XIX secolo, l’agricoltura rimaneva il lavoro produttivo primario nella maggior parte, se non in tutti i Paesi in cui esisteva il capitalismo, e le mansioni di servizio pagato era svolto principalmente per le classi proprietarie, capitaliste, schiaviste o feudali.
Ma dall’epoca di Marx ed Engels la composizione di classe è cambiata radicalmente. Nei Paesi capitalisti più sviluppati predomina il lavoro di servizio retribuito, il lavoro agricolo occupa solo una piccola frazione della popolazione e la produzione industriale è stata in gran parte rilocata in Paesi dove il costo del lavoro salariato è più basso. La direzione del cambiamento in tutti i Paesi è verso il lavoro di servizio come attività primaria della classe operaia. Mentre la proprietà capitalista accumulata (capitale) ha continuato ad espandersi a livello globale, il tasso di profitto (eccedenze divise per la somma del costo del lavoro e il costo dei materiali e della tecnologia) è tendenzialmente diminuito (terza legge di Marx del comportamento capitalista).
L’illusione primaria promossa dalla classe dominante capitalista è l’aspirazione a diventare classe media. La realtà è che quasi tutto il lavoro di servizio oggi è stato “proletarizzato”, cioè reso dipendente da reddito da salari e stipendi pagati dai capitalisti o da governi sotto il controllo della classe capitalista.
Anche la classe media dei piccoli capitalisti dipende dallo sfruttamento di se stessi e dei loro dipendenti a beneficio dell’oligarchia capitalista. La loro posizione è spesso altrettanto precaria di quella dei loro dipendenti. Rischiano l’estinzione se non sono in grado di fornire prodotti e servizi a un costo inferiore a quello fornito dalle grandi società capitaliste.
Con la crescente concentrazione della ricchezza del capitale nelle mani di pochi, che costituiscono un’oligarchia capitalista, il futuro dell’umanità ora dipende dal fatto che la classe operaia perda illusioni e aspirazioni capitaliste, e si auto-organizzi. Dato il grado di controllo esercitato dall’oligarchia sulla società, sia all’interno dei Paesi sia a livello internazionale, nessuna riforma del capitalismo che limiti lo sfruttamento capitalista del lavoro è durevole, anche se temporaneamente fattibile in casi limitati.
Solo la sconfitta globale del capitalismo offre una soluzione alla precarietà del lavoro e all’indebolimento delle condizioni ecologiche per assicurare un futuro alle generazioni attuali, per non parlare di quelle future.
Allora, che cosa si deve fare?
Organizzazione e leadership per la trasformazione rivoluzionaria nelle condizioni contemporanee
Nel secolo scorso l’umanità ha sperimentato successive orge capitaliste di distruzione degli esseri umani e delle strutture fisiche che l’umanità ha costruito, evidenti nella I e II Guerra Mondiale e il dispiegarsi dopo la Seconda Guerra Mondiale di una Terza Guerra Mondiale apparentemente infinita. Ogni fase di questo processo è stata guidata dai bisogni dei capitalisti in competizione e dei governi che li rappresentano di creare nuove opportunità per continuare lo sfruttamento redditizio del lavoro salariato e dell’accumulazione del capitale. Quest’ultimo è evidente nella richiesta della classe capitalista e dei governi che la rappresentano di un Pil in continua espansione, che non fa distinzione tra costruzione e distruzione e non tiene conto della produzione di rifiuti derivati e della distruzione ecologica.
Naturalmente non abbiamo la libertà di scegliere noi le condizioni in cui fare la rivoluzione per sostituire il capitalismo con un sistema alternativo. In primo luogo, la crisi esistenziale che affrontiamo è globale. Nasce, in parte, dall’incompatibilità di un sistema capitalista globale di produzione e commercio con il nostro bisogno collettivo di gestire il rapporto con la biosfera in modo sostenibile. Questo a sua volta richiede che contemporaneamente gestiamo i nostri rapporti tra noi in modo più equo, democratico e pacifico di quanto sia possibile sotto il capitalismo. Il livello di cooperazione e pianificazione necessarie per la gestione ecologica sarebbe impossibile da raggiungere altrimenti.
La trasformazione di cui abbiamo bisogno non solo deve essere globale, ma deve anche essere intrapresa in modo da impedire ai capitalisti attualmente al potere di usare le armi di distruzione di massa che sono attualmente a loro disposizione. Nulla di meno che il coordinamento globale e la cooperazione delle forze rivoluzionarie sarà necessario, compresa la scelta di fase dell’azione rivoluzionaria, in modo che coincida con un periodo in cui i contingenti dominanti della classe capitalista globale e dei suoi mercenari siano perlomeno temporaneamente incapaci o non disposti a resistere con la violenza.
Ci sono inoltre diverse condizioni che devono essere soddisfatte per una trasformazione rivoluzionaria. Una è una leadership rivoluzionaria che si sia guadagnata la fiducia di coloro che sono impegnati nell’azione rivoluzionaria. Per una rivoluzione globale, questo deve includere la leadership rivoluzionaria in ogni nazione e località sulla Terra, dedicata, capace e con esperienza nell’agire in cooperazione e coordinamento. Ogni contingente deve aver guadagnato sufficiente fiducia dal popolo per sconfiggere e sostituire la classe capitalista locale e i suoi mercenari al governo e sui posti di lavoro.
Le condizioni attuali includono anche una classe operaia con livelli di istruzione e socializzazione senza precedenti. Queste, naturalmente, sono condizioni favorevoli per la trasformazione rivoluzionaria in una società basata sulla conoscenza governata dal popolo stesso, senza capitalisti e i loro mercenari. A queste condizioni corrisponde la necessità di equivalenti organizzazioni rivoluzionarie, caratterizzate dall’impegno di tutti i membri nel processo decisionale, l’azione e l’apprendimento continuo. La leadership di queste organizzazioni deve essere organica, cioè derivante da coloro che sono impegnati nell’azione, nell’apprendimento continuo e come facilitatori del continuo sviluppo e azione dei loro compagni. Questi, naturalmente, sono ben diversi da chi comanda per nascita, egoisti e dominatori che fungono da mercenari per la classe capitalista o inibitori della capacità della classe operaia di liberarsi dal dominio capitalista.
Naturalmente, la leadership burocratica, al contrario delle forme organiche, è una delle eredità negative derivata da secoli di sistemi sociali divisi in classi. Ci vorrà tempo per superarla, oltre all’uso di forme di istruzione e allo sviluppo di livelli di immaginazione, conoscenze scientifiche e tecnologiche necessarie per una comunità globale ecologicamente sostenibile.
Alcune delle organizzazioni della classe operaia formate in fasi precedenti nella storia della lotta di classe potrebbero dover essere trasformate o aggirate con la creazione di nuove organizzazioni meglio adattate al livello storicamente senza precedenti di socializzazione della classe operaia, sia in proporzione alla popolazione totale all’interno di ciascun Paese sia come detentori dei livelli storicamente più alti di istruzione e di preparazione per l’autogoverno democratico.
Esiste una cartina al tornasole dei partiti esistenti che pretendono di riconoscersi nel socialismo o nel comunismo? Una consiste in politiche che mettono sullo stesso piano morale la resistenza di quei Paesi capitalisti nel mirino dell’imperialismo statunitense, come la Russia e la Cina, alle pratiche distruttive dell’imperialismo statunitense stesso. Un altro ancora è l’uso acritico di Paesi con sistemi economici ibridi (come la Cina), come modelli di socialismo e comunismo. Se tutti i partiti socialisti e comunisti esistenti in un dato stato-nazione falliscono queste prove del nove, almeno uno di loro deve essere trasformato oppure si deve creare un nuovo movimento politico rivoluzionario.
Quando tutte queste condizioni saranno soddisfatte e le barriere concettuali in gran parte rimosse, diventerà evidente a tutti che non c’è più bisogno del dominio continuo e globale di chi è motivato e preparato a servire il casinò e il covo di ladri che è diventato il capitalismo contemporaneo.
Vedi Towards a Green Social Democracy – Home per un’argomentazione esaustiva, scritto insieme con Karen Howell McFadden, intitolato Achieving an Ecological Civilization, più altri argomenti correlati
Traduzione dall’inglese di Stefania Fusero
Immagine: Enjoy Communism, public domain, openclipart: http://openclipart.org/detail/236955/enjoy-communism
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