Julian Assange: la lotta di classe contro una nuova Architettura di potere

di Stefano Zecchinelli

L’amministrazione Biden, sconfitta militarmente in Ucraina e nella Palestina storica, ha dovuto patteggiare la liberazione del giornalista antimperialista Julian Assange. L’entourage del non proprio padrone di sé Joe Biden, screditato davanti al proprio elettorato per l’appoggio acritico al governo israeliano-fascista, ha riconosciuto la vittoria del movimento antimperialista il quale, davanti alla distruzione psicofisica d’un giornalista eroico, ha contrapposto una grande lotta di classe: Julian è libero. Non è stato un mero escamotage elettorale: Stella Morris ha contrapposto al Processo di Londra la medesima abilità dialettica di Dimitrov, dinanzi al Processo di Lipsia.

Leggiamo, attraverso la penna di Oscar Grenfell, l’analisi del «World Socialist Web Site» (Wsws), testata d’orientamento marxista la quale, fin dall’inizio, ha colto la natura politica e sociale delle rivelazioni di Wikileaks:

“L’accordo rappresenta un’enorme vittoria per Assange, il cui rilascio sarà accolto con favore dai difensori dei diritti democratici e dagli oppositori della guerra imperialista in tutto il mondo. Si tratta di un’umiliazione significativa per il governo americano, che dal 2019 aveva chiesto l’estradizione di Assange per perseguirlo con 17 capi d’accusa dell’Espionage Act che prevedevano una pena massima di 170 anni di carcere, cioè a vita.

Il patteggiamento dimostra che non c’è mai stata una base legale per questo tentativo di azione penale, nemmeno nel quadro indebolito del diritto borghese e della legislazione draconiana sulla sicurezza nazionale. Si è sempre trattato di una caccia alle streghe brutale e politicamente motivata, mirata a mettere a tacere e distruggere Assange perché aveva denunciato i crimini di guerra storici degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan, le cospirazioni criminali di Washington in tutto il mondo e le gravi violazioni dei diritti umani.

Assange è stato liberato grazie alla sua straordinaria e coraggiosa resistenza di fronte alla vasta persecuzione statale e agli sforzi instancabili dei suoi sostenitori, tra cui la sua famiglia, il team legale e i colleghi di WikiLeaks. Una prolungata campagna globale che chiedeva la libertà di Assange ha conquistato la simpatia e il sostegno di milioni di persone. Per anni, masse di persone hanno considerato Assange una figura eroica e la sua persecuzione ingiusta e criminale.”1

Al di là della natura giuridica del patteggiamento, un escamotage padronale che viola palesemente il diritto all’informazione sovrapponendo la corruzione dell’élite aziendale alle istanze pubbliche, Julian ha dimostrato che, con coraggio e determinazione, è possibile resistere alla transizione verso una nuova Architettura di potere; il mondo del lavoro può e deve, attraverso le proprie Avanguardie di Classe, decostruire i gangli vitali dello “Stato profondo”. Wikileaks ha affermato che tutto ciò è il “il risultato di una campagna globale che ha coinvolto organizzatori di base, sostenitori della libertà di stampa, legislatori e leader”, che “ha creato lo spazio per un lungo periodo di negoziati con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti”; “Dopo più di cinque anni in una cella di 2×3 metri, isolato 23 ore al giorno, si è finalmente riunito con sua moglie Stella Assange e i suoi figli, che hanno conosciuto solo il padre dietro le sbarre”. La liberazione del fondatore di Wikileaks, colui che ha rivelato al mondo la transizione dalla “società cocainista” (il regime della corruzione borghese) al “capitalismo della sorveglianza”, è figlia dell’imminente crollo dell’Impero americano; in tantissimi ne sono compartecipi, dagli antifascisti del Donbass ai Resistenti palestinesi, arrivando alla sovversione proletaria nel cuore dell’Occidente collettivo, orwelliano e neocoloniale. La Rivoluzione degli Oppressi non ha nulla d’utopico, ma – come Marx, Engels e Lenin hanno ampiamente spiegato – rappresenta una necessità storica. 

Leggiamo il Premio Pulitzer Chris Hedges:

“Il pubblico, bombardato dalla propaganda di guerra, esulta per la sua autoimmolazione. Si rallegra della spregevole bellezza delle prodezze militari statunitensi. Parla con i luoghi comuni che distruggono il pensiero, vomitati dalla cultura di massa e dai mass media. Si imbeve dell’illusione di onnipotenza e si crogiola nell’autoadulazione.

Il mantra dello Stato militarizzato è la sicurezza nazionale. Se ogni discussione inizia con una domanda sulla sicurezza nazionale, ogni risposta include la forza o la minaccia della forza. La preoccupazione per le minacce interne ed esterne divide il mondo in amici e nemici, in buoni e cattivi.

Coloro che, come Julian Assange, denunciano i crimini e la follia suicida dell’impero sono perseguitati senza pietà.” 2

Il regime nordamericano rappresenta una dittatura ideocratica e statocratica (dominio dei militari), dove Stato e Ideologia concorrono nell’applicazione della dottrina della “guerra eterna”, un nuovo modo d’intendere l’imperialismo basato sulla demolizione dell’idea stessa di Civiltà. Lo Stato è un bazooka padronale contro la classe operaia e le nazioni esterne al mondo globalizzato; un immenso apparato burocratico e repressivo, incapace di coesistere con la forza-lavoro in quanto Welfare State. La lobby sionista, che domina negli Stati Uniti, citando il giornalista inglese Alan Hart, è il “bubbone tumorale della politica internazionale”. Questa dittatura pan-planetaria e post-moderna, di derivazione anglo-sionista, è giunta al termine? Soltanto il rilancio della lotta di classe potrà salvarci dall’avvento di Stati totalitari governati dalle multinazionali.

Conclude il «Wsws»:

“La lotta contro la guerra e l’attacco ai diritti democratici che l’accompagna richiede la costruzione di un movimento politico della classe operaia, contro tutti i governi e contro un sistema capitalista che, come ha dimostrato il caso Assange, sta precipitando verso l’autoritarismo.”

L’Occidente collettivo è precipitato nell’incubo del fascismo tecnocratico, ciononostante questo processo non è irreversibile. Non esistono altre alternative: lotta di classe oppure eugenetica neoliberale; socialismo radicale o la transizione verso una nuova Architettura di potere. In poche parole: Lenin contro la distopia di Orwell.

Note:

1 https://www.wsws.org/es/articles/2024/06/26/oaov-j26.html
2 https://comedonchisciotte.org/limminente-crollo-dellimpero-americano/

Immagine: Foto di Samuel Regan-Asante su Unsplash

Lascia un commento

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑