Che succederà nella Macronia?

di Alessandra Ciattini

In vista del secondo turno elettorale, Macron ha stipulato un accordo di desistenza con il Nuovo Fronte Popolare. Se vincesse il partito di Le Pen, gli individui di origine straniera non avranno più diritto alla cittadinanza francese. 

C’è più di un analista internazionale il quale sostiene che in alcuni paesi (Francia, Regno Unito, Bulgaria, in Italia forse Meloni pensa alle elezioni anticipate in funzione anti-Salvini) sono state anticipate appunto le elezioni al 2024, perché il 2025 ci sta preparando delle bruttissime sorprese e la classe politica ha paura del più che negativo responso delle urne.

Nelle passate elezioni, celebrate per eleggere il nuovo Parlamento europeo, abbiamo assistito in vari paesi del continente al rafforzamento della destra; il caso più significativo è quello della Germania, che ha visto un partito, legato all’eredità nazista e razzista, anti-immigrati, consolidare la sua presenza nel paese e in Europa. Oggi, 6 luglio, si stanno celebrando, invece, le elezioni (il secondo turno) nei territori d’oltre mare e domani in Francia, dopo lo scioglimento dell’assemblea nazionale voluto inopinatamente da Emmanuel Macron, il quale evidentemente ha cercato di forzare la mano, sperando in un suo illusorio successo rispetto alla forte destra, guidata da Marine Le Pen (Rassemblement National) e alla nuova coalizione di sinistra, il Nuovo Fronte Popolare, in cui spicca la complessa figura di Jean Luc Mélenchon, leader legato in passato al Partito socialista francese e attivo nel governo di Jospin. 

Oggi il panorama della cosiddetta Macronia si presenta alquanto complicato: l’obiettivo di sconfiggere il Rassemblement National di Le Pen, partito tradizionalmente razzista, autoritario, antipopolare, anche se non fa mancare promesse alle classi più colpite dalle decennali politiche neoliberiste, ha condotto gli esponenti della coalizione macroniana a stabilire un accordo di desistenza con il Nuovo Fronte Popolare. Tale accordo consiste in questo: in ogni circoscrizione dove il candidato del gruppo Ensemble, guidato da Macron, ha ottenuto la maggioranza dei voti al primo turno, per permettere la sua elezione ed evitare l’elezione di un esponente lepenista, i contendenti del Nuovo Fronte Popolare non si presenteranno alle elezioni. Naturalmente vale la reciproca: ossia là dove il candidato del Nuovo Fronte Popolare ha ottenuto maggiori consensi, il candidato macroniano si ritirerà dalla contesa elettorale, per consentire al primo di essere prescelto. In generale, sono in maggioranza i candidati della sinistra a rinunciare con una scelta alquanto discutibile, che costringerà gli elettori di sinistra a votare per personaggi quali Elisabeth Borne.

In realtà, questo progetto di desistenza in alcuni casi sembra andare ancora più in là, e prospettare addirittura un fronte repubblicano, evocato dallo stesso Macron, che raggruppi i cosiddetti “democratici”, più esattamente gli antilepenisti, in modo da fare baluardo all’espansione della destra razzista e autoritaria, che d’altra parte ha ricevuto il supporto dei Repubblicani, capeggiati da Éric Ciotti, di origine italiana. Ad analisi più approfondita, il signor Macron non sembra certo meno antipopolare e meno autoritario di Le Pen; basti pensare alla legge sull’aumento dell’età pensionabile e al modo in cui l’ha fatta approvare evitando il voto dell’Assemblea nazionale. Non parliamo poi del suo, addirittura talvolta ingenuo, spirito bellicista, del tutto avulso dalle reali relazioni di forza tra la Federazione Russa e l’Ue e dall’andamento della guerra tra la Nato e l’Ucraina. 

Su queste scelte, gli elettori francesi o almeno alcuni di essi si pongono molte domande: ci sono molte differenze tra le posizioni politiche dei macronisti e quelle dei lepenisti? Marine Le Pen, che ha ammorbidito notevolmente l’antieuropeismo del padre, che l’ha preceduta alla guida del suo partito (come fece a suo tempo Meloni), si è espressa per l’invio di armi solo difensive all’Ucraina per consentire la difesa di questo paese dall’aggressività della Russia guidata da Putin. Come si vede, si è mostrata più moderata di Macron.

Sulla questione delle pensioni, problema rilevantissimo per i lavoratori francesi, il futuro primo ministro, se vincerà il Rn, Jordan Bardella, anche lui di origine italiana, riporterà l’età pensionabile a 62 anni e a 43 anni di contributi per avere la pensione piena, solo se i conti pubblici lo consentiranno. Nella sostanza, i miglioramenti li vedranno soprattutto coloro che hanno cominciato a lavorare molto giovani e che andranno in pensione a 60 anni con 40 anni di contributi. Comunque, gli ultimi sondaggi non danno la maggioranza assoluta al Rn, obiettivo cui mirava Le Pen, magari per poi costringere Macron a dimettersi dalla presidenza. 

Quanto all’altro grande problema della Francia, qualche tempo fa Bardella ha presentato a Parigi il programma da mettere in pratica una volta al potere. Questo grave problema è sempre tirato in ballo ogni volta che si vuole scaricare su qualcuno la causa delle difficili condizioni socio-economiche in cui si trova oggi la popolazione europea, negando le responsabilità storiche delle potenze europee che lo hanno generato nel corso di secoli di politica coloniale e neocoloniale.

In particolare, Bardella chiede un migliore “controllo dell’immigrazione” (in questo caso dovrebbe ispirarsi a Meloni), e l’abolizione del “diritto di nascita” o, in francese, droit du sol.

A questo proposito ha dichiarato: “L’acquisizione automatica della nazionalità francese non è più giustificata in un mondo di otto miliardi di persone, in un momento in cui si moltiplicano sul nostro territorio le prove quotidiane della nostra incapacità di integrazione e assimilazione”.

La legge sul droit du sol, prima in vigore, permetteva a qualsiasi bambino nato in Francia da genitori stranieri di ottenere automaticamente la cittadinanza francese all’età di 18 anni (come Ciotti e Bardella), a condizione che vivesse in Francia per almeno cinque anni dall’età di 11 anni o per la maggior parte della sua vita.

Ma la legge sull’immigrazione, approvata nel gennaio 2024 sotto la presidenza Macron, ha inasprito le condizioni che regolano il diritto alla cittadinanza francese, abolendo il suo carattere automatico. Un bambino nato in Francia da genitori stranieri deve ora avviare una procedura tra i 16 e i 18 anni per richiedere la cittadinanza francese. La “legge d’emergenza”, che Bardella intende presentare prossimamente, dovrebbe abolire questo diritto e creare un fondo per somministrare un Aiuto Vitale d’Emergenza (Auv), a questi individui ormai non più francesi e neppure potenzialmente tali. Bardella vuole anche abolire la doppia cittadinanza, creando così una situazione in cui gli individui respinti dalla Francia, pur risiedendo e lavorando in essa, vivranno in una condizione sempre più difficile e marginale, oggetto di discriminazione da parte dei loro “concittadini etnicamente puri”. 

Aggiornamento

Oggi, 8 luglio, abbiamo i risultati delle votazioni di ieri domenica, dai quali scaturirà la nuova composizione dell’Assemblea nazionale. Secondo il prestigioso giornale «Le Monde» il Nuovo Fronte Popolare, coalizione di sinistra, al cui interno convivono varie visioni politiche, ha vinto e ha ottenuto 182 seggi.

La coalizione guidata da Macron, che aveva già affermato che non si sarebbe dimesso anche in caso di sconfitta, ha conquistato 168 seggi, mentre il Rn di Le Pen con i suoi alleati ha conseguito 143 seggi. Pertanto, nessuno dei tre gruppi ha ottenuto la maggioranza assoluta. Vedremo, dunque, quale sarà il nuovo governo e come i risultati delle elezioni francesi influiranno sulla debole e divisa politica della Ue.

Immagine: nostra elaborazione da Talleyrand6, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0&gt;, via Wikimedia Commons

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