Il caso delle farmacie popolari in Cile: un sindaco comunista, molto popolare, in detenzione preventiva per aver ottenuto materiale medico a basso costo

di Sonia Donoso

Proponiamo un interessante articolo uscito il mese scorso su «elDiario.es», dove si racconta un esempio di lawfare contro il sindaco di un municipio di Santiago, Daniel Jadue, detenuto con l’accusa di vari reati per aver ottenuto materiale medico a un prezzo inferiore a quello di mercato. 

La foto del sindaco comunista cileno Daniel Jadue, che governa uno dei municipi più popolari di Santiago, in manette, sotto scorta e sottoposto a detenzione preventiva ha introdotto nell’agenda cilena il concetto di lawfare e una forte polarizzazione a favore e contro l’amministratore in piena corsa per le elezioni amministrative del prossimo ottobre.

La settimana scorsa [l’articolo è del 13 giugno 2024, ndr] un tribunale di Santiago ha decretato la misura cautelare più severa contro Jadue, una delle figure più rilevanti del Partito comunista cileno, e con il pretesto che “la sua libertà risulta pericolosa per la sicurezza della società” si è applicato quanto richiesto dal Pubblico Ministero, che lo accusa di vari reati di corruzione (frode fiscale, amministrazione scorretta, truffe, corruzione e concorso di reati) commessi nel 2020, in relazione alla Associazione cilena delle municipalità con farmacie popolari (Achifarp) di cui egli era il presidente durante la pandemia.

Il caso delle farmacie popolari è assurto alle cronache tre anni fa, dopo una denuncia per truffa presentata dall’impresa Best Quality contro la Achifarp, accusata di non aver pagato circa un milione di dollari per la fornitura di materiale medico come mascherine. Il sindaco ha sempre negato tutte le accuse. Il Pubblico Ministero lo accusa fra l’altro di aver taciuto deliberatamente le difficoltà economiche in cui si trovava l’Associazione nel mezzo della campagna presidenziale e municipale, di aver utilizzato l’organizzazione “per fini personali” e di aver “abusato delle sue facoltà” nella carica. “Gli imputati hanno profittato della struttura, dell’organizzazione e del patrimonio dell’Associazione a proprio vantaggio e per i propri interessi”, segnala il Pubblico Ministero.

“Mi processano per la mia gestione. Nelle mie tasche non c’è un solo peso, ma mi affibbiano la massima misura cautelare. Faremo appello contro questa misura sproporzionata!” ha scritto Jadue sui suoi social, appena conosciuta la notizia. Dal carcere Capitan Yaber, situato nella capitale e destinato a prigionieri di alto profilo pubblico e non colpevoli di atti violenti, il sindaco ha ringraziato i suoi sostenitori e ha assicurato di essere “tranquillo, fermo e pronto per le battaglie che verranno”. I suoi difensori hanno presentato appello sabato scorso [come sopra, ndr], ma il tribunale ha deciso di mantenere la misura di detenzione preventiva. 

La Farmacia popolare di Recoleta fu uno dei progetti di punta di Jadue nel suo primo periodo di amministrazione, e consisteva nell’ottenere prezzi più bassi di quelli di mercato per materiale medico destinato agli abitanti del suo municipio. La proposta fu seguita da più di 150 municipi – sia di destra che di sinistra – in tutto il paese, che costituirono la Achifarp di cui fu presidente Jadue e che oggi si trova in liquidazione giudiziale precisamente a causa dei fatti su cui si sta investigando.

Il dibattito sulla “proporzionalità”

La detenzione preventiva non rientrava nei piani del sindaco né del suo partito, che così ha sofferto un duro colpo a pochi giorni da una campagna di primarie municipali e in pieno periodo elettorale. La segretaria generale del Partito comunista, Barbara Figueroa, segnala al giornale spagnolo “El Diario” la “sproporzione della misura cautelare” e la “preoccupazione che questo processo diventi un giudizio politico”. La leader comunista insiste che come partito ritengono che “questo processo sia un fatto politico” e che la difesa riguardi “il progetto e il tipo di gestione rappresentati da Daniel Jadue a Recoleta”.

Il dibattito sulla proporzionalità della misura ha aperto una polemica nella società cilena e fra gli esperti nella materia. “In questo caso, la proporzionalità non esiste, ci sono misure cautelari meno lesive” afferma a El Diario il docente di diritto e coordinatore della cattedra di diritti umani all’Università del Cile Claudio Nah: “L’elemento posto a base dalla giudice – cioè il pericolo di nuovi atti illeciti – suppone una misura cautelare meno dura della detenzione preventiva”.

L’ex Pubblico Ministero Carlos Gajardo, uno dei più noti del Paese e che ha partecipato a varie grandi indagini sulla corruzione degli ultimi anni, considera invece che i reati di cui si accusa Jadue “sono reiterati, molto gravi e suppongono pene molto dure”, per cui viene giustificata “una severa misura cautelare” come la detenzione preventiva. Secondo lui, “concorrono vari ei criteri stabiliti dal Codice penale”, fra cui “la gravità della pena, il carattere dei reati e il fatto di averli commessi in concorso”.

Dopo la decisione della magistrata, le critiche dei sostenitori del sindaco si sono subito appuntate contro Cathy Barriga, ex sindaca del municipio di Maipu, sempre in Santiago, candidata indipendente di destra che restò ai domiciliari come presunta responsabile dei reati di frode fiscale e falso in atto pubblico fra il 2016 e il 2021, mentre governava. Secondo Gajardo, anche in questo caso si sarebbe dovuta applicare la detenzione preventiva: “Casi simili devono esser trattati allo stesso modo. Questa è giustizia. Fu un errore non dare la detenzione preventiva a Barriga e oggi questo è più che mai evidente”.

La ex Pubblico Ministero Erika Maira, che è oggi rappresentante di uno degli altri imputati nel caso Barriga, segnala invece a El Diario che la differenza principale fra i due casi è che nei confronti della ex sindaca “gli investigatori non riuscirono a dare prove sufficienti dell’esistenza dei fatti e della partecipazione in essi”, due dei tre requisiti di base fissati dal Codice penale cileno.

Un caso di lawfare?

Poco prima dell’udienza di formalizzazione dell’imputazione, Jadue ha ricevuto una lettera di solidarietà da parte di diverse organizzazioni internazionali che denunciano la “persecuzione” contro di lui, e avvertono che “la guerra giudiziaria, o lawfare, è una pratica diretta contro i progetti di emancipazione”. 

Non è servito a nulla che prima di far conoscere la sua decisione, la magistrata dichiarasse che non aveva preso in considerazione “né affiliazioni né ideologie politiche”, giacché la misura cautelare inflitta ha causato subito una grande indignazione. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha affermato in una lettera che la misura “certifica l’uso smodato del lawfare come strategia regionale per accusare i dirigenti progressisti senza alcun fondamento legale e senza prove, ricorrendo alla persecuzione politica”. Anche Izquierda Unida, dalla Spagna, ha manifestato “la sua grande preoccupazione” per “l’uso dei tribunali con fini politici (lawfare) contro uno dei dirigenti più prestigiosi della sinistra cilena”.

Secondo Nash, la lotta contro la corruzione è “una necessità” in una società democratica, ma “sempre nei limiti degli standard minimi in materia di diritti umani”. A suo parere, il caso di Daniel Jadue ha visto “l’uso della detenzione preventiva come forma di anticipazione della pena”, per cui “lo si può considerare una forma di lawfare”.

“In Cile non c’è persecuzione politica”

Jadue, architetto e sociologo di 56 anni, sta terminando il suo terzo mandato come sindaco e perciò secondo le leggi cilene non può tornare a presentarsi alle elezioni di ottobre. Con questo sindaco i comunisti sono diventati sempre più protagonisti nella politica cilena, fino a occupare vari posti chiave nel governo.

Resta da vedere come il processo in corso possa incidere sulla stabilità della coalizione di governo, di cui il Partito comunista fa parte e in cui occupa posti importanti. La ministra portavoce del governo, Camila Vallejo, ha anticipato che l’Esecutivo “rispetta il lavoro della giustizia” e “la divisione dei poteri”. Il presidente Gabriel Boric, che nelle primarie presidenziali si era trovato di fronte Jadue per la coalizione del Frente Amplio, ne ha sottolineato “il lavoro di trasformazione”, ma ne ha preso anche le distanze, assicurando che in Cile “non esiste persecuzione politica per via giudiziaria” e che il sindaco deve difendersi “senza attaccare le istituzioni”.

La difesa del sindaco, il quale ha un’altra accusa che incombe per un presunto appalto irregolare di luminarie, ha interposto appello contro la decisione, ma il tribunale si è pronunciato per il mantenimento della detenzione preventiva. Ora il processo contro Jadue prevede 120 giorni (prorogabili) perché il Pubblico Ministero raccolga le prove contro di lui.

Articolo originale disponibile qui.

Traduzione di Nunzia Augeri

Immagine: EFE/Mario Ruiz da «elDiario.es»

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