di Francesco Galofaro *
Mentre l’Ucraina e la Nato fanno cinicamente i propri calcoli, c’è chi lavora seriamente al dialogo. Ora però i negoziati sono stati congelati. Il rischio di una pericolosa escalation è concreto.
L’invasione della Russia da parte ucraina lo scorso 13 agosto dovrebbe essere valutata su piani distinti ma tra loro connessi: strategico e politico. Da un punto di vista strategico, checché se ne dica, l’invasione rientra perfettamente nella grammatica militare. Non è chiaro se qualcuno si sia davvero illuso che, l’Ucraina non attaccasse la Russia, prima o poi. Anche negli scacchi il bianco ha il vantaggio dell’iniziativa e attacca un lato della scacchiera; il nero si difende e contrattacca sul lato opposto, approfittando del fatto che esso rimane, per lo più, sguarnito. La propaganda Nato ha cercato di convincere l’opinione pubblica occidentale che l’Ucraina non avrebbe attaccato la Russia solo per assegnare le parti in commedia: la Russia è il cattivo invasore, l’Ucraina il debole aggredito, la Nato l’eroe che interviene a salvare la situazione. In realtà, se in questi anni l’Ucraina non ha attaccato la Russia, probabilmente ciò è accaduto solo perché non aveva le risorse per farlo; l’intenzione c’era, come dimostrano numerosi bombardamenti di infrastrutture civili russe. Tutto il resto, le narrazioni su uno Zelensky indipendente da Washington o i moniti del ministro Crosetto sull’utilizzo di armi italiane, sono solo veline e ricami. La realtà è che nessuno dei Paesi Nato ha minacciato di ritirare il proprio appoggio a Kiev; se l’offensiva sarà un successo, i politici occidentali non tarderanno a rivendicarla, saltando sul carro del vincitore.
Sul piano militare, come negli scacchi, se il bianco vince o se il nero riequilibra la situazione è soprattutto una questione di tempo. Il bianco continua ad attaccare e cerca di realizzare il proprio piano. Se tituba, cede l’iniziativa o sbaglia, il nero riequilibra la situazione e la partita termina, per lo più, in una patta. Sul piano politico, tuttavia, il problema del governo russo è più serio: il nemico, armato dalla Nato, ha attraversato un confine simbolico e ha invaso la patria. Questo è inaccettabile per qualunque stato sovrano. Anche la Nato prevede, in caso di attacco a uno degli stati membri, la risposta militare, la quale potrebbe coinvolgere anche le armi nucleari. Insomma, siamo nuovamente di fronte a una nuova, ulteriore, pericolosa escalation del conflitto. Un’escalation del tutto prevedibile, per chi possieda un briciolo di sale in zucca.
Su Zelensky e sul suo governo pesa la responsabilità morale per aver tentato di manipolare l’opinione pubblica internazionale circa la propria volontà di dialogo con la Russia in novembre, quando in realtà preparava l’azione militare. Kiev ha dapprima invitato la Russia a un forum di pace e poi l’ha invasa. Mentre l’Ucraina e la Nato fanno cinicamente i propri calcoli, c’è chi lavora realmente e seriamente alla pace: penso all’incontro del 14 agosto tra monsignor Zuppi e Li Hui, che rappresenta il governo cinese per gli affari euroasiatici. La Cina è spesso strumentalmente accusata di doppiezza, ma la sua politica estera in questi anni è sempre rimasta coerente, al contrario di quella della Nato e dei suoi alleati. Il risultato è che, come ha rivelato il 17 agosto il «Washington Post», i negoziati riservati tra Russia e Ucraina, previsti in agosto, sono stati congelati. Il tema era cruciale: evitare attacchi reciproci alle rispettive infrastrutture energetiche, incluse quelle atomiche, che – a parole – tanto preoccupano i politici europei. Naturalmente, anche questo primo tentativo di dialogo è stato congelato. Dunque, la prospettiva della pace si allontana ulteriormente, e questa è – indipendentemente da come la si pensi – una cattiva notizia per tutti.
*Università Iulm di Milano
Centro studi Domenico Losurdo
Immagine: Mil.ru, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons
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