a cura della redazione
I provvedimenti penali sproporzionati nei confronti dell’attivista di Antudo Luigi Spera a seguito di un’azione dimostrativa di protesta che ha coinvolto la fabbrica di armi Leonardo (con lievi danni alle cose e nessun danno alle persone) fanno parte di una crescente dinamica di repressione statale del dissenso, al cui salto di qualità contribuisce il recente Disegno di legge 1660.
La storia di accanimento e repressione subita da Luigi Spera, vigile del fuoco e maestro di boxe all’interno della Palestra Popolare Palermo, addentro a tante iniziative sociali e mobilitazioni nel capoluogo siciliano, ha inizio lo scorso febbraio, quando viene arrestato e condotto in “via cautelare” al carcere Pagliarelli di Palermo. Le contestazioni mosse riguardano un’azione contro la società produttrice di armi Leonardo Spa: il 26 novembre 2022 contro la sua sede palermitana sono stati scagliati fumogeni e materiale incendiario (lanciati peraltro in un parcheggio vuoto in orario notturno). Nessun dipendente della Leonardo è stato coinvolto nell’incidente, mentre i danni alle cose risultano essere stati assai lievi.
Gli inquirenti decidono di concentrare l’attenzione sul collettivo autonomo di cui Luigi fa parte. Militanti di Antudo vengono dunque perquisiti e diversi di loro finiscono per essere investiti di varie misure cautelari. Luigi (che dal canto suo si dichiara estraneo ai fatti) viene immediatamente indicato come l’esecutore dell’azione e finisce in carcerazione preventiva.
Come spiega lo stesso Collettivo Antudo in un suo comunicato: “A novembre del 2022 alla redazione della nostra pagina di informazione giunge un video che ritrae un gruppo di persone che di sera, sotto la pioggia, lancia alcuni fumogeni oltre il cancello dell’ingresso della sede palermitana della Leonardo Spa, azienda leader nel settore degli armamenti. In seguito alla diffusione del video, alcuni membri della redazione hanno subito una perquisizione e il sequestro dei propri dispositivi informatici. Dopo circa un anno, tre attivisti di Antudo sono stati denunciati: due con l’accusa di terrorismo, perché sospettati di aver partecipato all’azione di protesta ripresa nel video, e una con l’accusa di istigazione a delinquere per averlo diffuso. Tra questi militanti, a Luigi Spera è toccata la carcerazione preventiva. L’accusa di terrorismo è stata in prima battuta esclusa dal Giudice per le indagini preliminari, ma di seguito riconfermata dal Tribunale del Riesame”.
Luigi, già dopo poche settimane, da Palermo è stato trasferito nel carcere speciale di Alessandria, dove si trova agli arresti ora appunto come “misura cautelare” ed è stato anche costretto a subire la censura della posta.
Èrecentemente stato disposto per lui e per gli altri due imputati nel processo il rinvio a giudizio al 6 novembre dinanzi alla seconda sezione della corte d’assise di Palermo.
Come Redazione Futura Società vogliamo esprimere la nostra solidarietà a Luigi Spera e al collettivo autonomo Antudo e denunciare politicamente il clima repressivo che da tempo si ripropone verso quelle iniziative di contestazione mosse da organizzazioni e formazioni politiche che si oppongono a campagne belliciste e di fornitura di armi che alimentano le tasche di alcuni grandi industriali e vanno a favore esclusivo di paesi imperialisti, a discapito peraltro dell’articolo 11 della nostra Costituzione.
Concludiamo dicendo che l’arresto di Luigi e la sua lunga detenzione, i fogli di via a militanti sociali, le misure repressive contro i facchini e gli ecoambientalisti o gli occupanti di casa ci ricordano poi che in queste settimane il Parlamento italiano sta per approvare il disegno di legge 1660.
Il Ddl 1660 rappresenta un salto di qualità della repressione statale che esige la più ampia, urgente e organizzata risposta unitaria: perché si vanno a creare nuove fattispecie di reati per colpire le realtà sociali e di movimento e criminalizzare tutti i processi di conflittualità nei luoghi di lavoro e nella società.
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