di Gianmarco Pisa
Una riflessione che interroga il modello di sviluppo; secondo un’antica, ma efficace, terminologia: il “cosa, come e per chi produrre”; in termini più moderni, la “qualità dello sviluppo” e, in generale, gli assetti proprietari, il ruolo delle forze produttive, modalità e innovazioni nella struttura e nei modelli produttivi.
Talvolta, le “giornate internazionali” del sistema delle Nazioni Unite, promosse come appuntamenti del calendario civile per porre enfasi e richiamare attenzione intorno alle cosiddette questioni globali, consentono una riflessione che interroga direttamente il modello di sviluppo. Secondo un’antica, ma efficace, terminologia: il “cosa, come e per chi produrre”; in termini più moderni, la “qualità dello sviluppo” e, in generale, gli assetti proprietari, il ruolo delle forze produttive, modalità e innovazioni nella struttura e nei modelli produttivi.
L’occasione di una tale riflessione è senz’altro offerta dalla Giornata internazionale per lo sradicamento della povertà, il 17 ottobre. Come, in genere, tutte le giornate internazionali, è istituita da una Risoluzione del sistema delle Nazioni Unite; qui il riferimento si iscrive in una cornice più ampia, definita dalla Relazione del Segretario Generale dedicata all’“Implementazione del terzo decennio delle Nazioni Unite per lo sradicamento della povertà 2018-2027”, documento A/73/298. Basterebbero pochi dati, riportati peraltro nella Relazione, per dare un’idea dell’incidenza e della drammatica attualità della questione della povertà nel mondo e, in uno con questa, delle ingiustizie e delle diseguaglianze alimentate dal modello di sviluppo predatorio proprio del capitalismo giunto alla fase sostanzialmente monopolistica (e quindi neocolonialistica) del proprio sviluppo.
Richiamando le cifre riportate nel documento, si stima che nel 2013, 783 milioni di persone vivessero con meno di 1,90 dollari al giorno, di queste oltre la metà in Africa subsahariana e quasi un terzo in Asia meridionale. La povertà assume una forma drammatica, nondimeno, nei Paesi a cosiddetto “capitalismo avanzato” dove sempre più pesantemente si manifesta il fenomeno dei lavoratori poveri, lavoratori che, pur essendo a lavoro, soffrono condizioni di lavoro e di esistenza non dignitose e salari che non consentono di uscire dalla spirale della povertà. Sempre nel 2013, nei Paesi Ocse, oltre l’11% dei lavoratori viveva in povertà, disponendo di meno del 50% del reddito disponibile mediano in ciascun Paese. È una condizione che coinvolge in modo particolare i giovani e le donne, sempre più stretti nella tenaglia tra lavori sempre più precari e sottopagati e sistemi pubblici di protezione sociale sempre più deboli e inaccessibili. È inoltre una condizione che allude all’odierno panorama delle “povertà multidimensionali”, una condizione estrema e insopportabile nella quale si sommano insieme effetti e moltiplicatori di povertà, marginalità/esclusione, e disuguaglianza.
Con questo parametro, quasi 1,5 miliardi di persone in 104 Paesi del mondo sono povere; di queste, quasi 700 milioni sono bambini (0-17 anni). In Italia la situazione è drammatica, se non allarmante. In base ai dati raccolti nell’ultimo Rapporto Istat, il 10% degli italiani e delle italiane, dunque una persona su dieci nel nostro Paese, è in povertà; quasi il 9% delle famiglie è nella medesima condizione, dunque quasi una famiglia su dieci è in condizione di povertà; anche considerando i lavoratori e le lavoratrici, il lavoro è sempre meno dignitoso, sempre meno sicuro, sempre più precario e sempre più povero; “tra il 2013 e il 2023, il potere d’acquisto delle retribuzioni lorde in Italia è diminuito del 4,5% mentre nelle altre maggiori economie europee è cresciuto a tassi compresi tra l’1,1 della Francia e il 5,7% della Germania”.
La stessa dinamica salariale in Italia è drammatica: l’Italia è terzultima fra tutti i Paesi OCSE e quello in cui più di tutti i salari sono diminuiti, meno 7% dal 2019. È una questione di scelte politiche e di modelli di sviluppo: l’ultimo Rapporto Oxfam evidenzia quanto a tutti evidente, vale a dire che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Nel 2022, la ricchezza del 10% più ricco della popolazione è di quasi 7 volte (6,7) superiore a quella del 50% più povero; l’1% più ricco detiene il 23% della ricchezza nazionale; i patrimoni di questo 1% più ricco sono oltre 84 volte superiori alla ricchezza del 20% più povero. Sarebbe, d’altra parte, il caso di osservare, con serietà e attenzione, che, in questo caso come in altri, non tutto il mondo è Paese.
Altri Paesi, con altri modelli e sistemi produttivi e di sviluppo, sono andati avanti, nel corso dei decenni, in tutt’altra direzione. Tra i più significativi, il caso della Repubblica popolare cinese, caso più volte portato all’attenzione delle Nazioni Unite come contributo determinante ai fini degli sforzi globali di riduzione della povertà. Già alla fine del 2020, la Cina aveva annunciato al mondo di avere sradicato la povertà estrema nel Paese; in termini generali, la Cina socialista ha fatto uscire oltre 700 milioni di persone dalla povertà, pari a oltre il 70% del totale della popolazione mondiale uscita dalla povertà nello stesso periodo.
Non è solo una questione di volumi quantitativi; è anche una questione di fattori qualitativi dello sviluppo. Un altro Paese socialista, di dimensioni non comparabili, vale a dire Cuba, peraltro sotto totale blocco economico, finanziario e commerciale da parte degli Stati Uniti e i loro alleati, è il secondo Paese al mondo, secondo l’Università di Oxford, col valore più basso nell’indice di povertà multidimensionale, il quinto Paese che è riuscito a ridurre costantemente il tasso di malnutrizione per più anni consecutivi, l’unico Paese dell’America Latina e dei Caraibi che ha eliminato la denutrizione infantile grave. Sono Paesi il cui impianto economico si basa sulla pianificazione, la programmazione e lo sviluppo coordinato: vale a dire, sul socialismo.
Riferimenti:
United Nations, International Day for the Eradication of Poverty, 17 October (2024): https://www.un.org/en/observances/day-for-eradicating-poverty
Stefano Iucci, In Italia il record più triste: quello della povertà, Collettiva, 15 maggio 2024: https://www.collettiva.it/copertine/italia/in-italia-il-record-piu-triste-quello-della-poverta-gcgfki56
Oxfam: in Italia sempre più ultra-ricchi, a fronte di 5,6 milioni di poveri, Euronews, 15 gennaio 2024: https://it.euronews.com/2024/01/15/oxfam-in-italia-sempre-piu-ultra-ricchi-a-fronte-di-56-milioni-di-poveri
Cina: notevoli risultati della riduzione della povertà nell’ultimo decennio, CRI online, 11 agosto 2022: https://italian.cri.cn/2022/08/11/ARTIayWQKSRNqOnzVu2FmnTk220811.shtml
Cuba: un esempio di come sia possibile sradicare la povertà – è stato affermato all’ONU, ANAIC, 2 luglio 2020: https://italiacuba.it/2020/07/02/cuba-e-un-esempio-di-come-sia-possibile-sradicare-la-poverta-e-stato-affermato-allonu
Immagine: “Sono i lavoratori che producono tutta la ricchezza”, Festa do Avante 2024, foto di Gianmarco Pisa.
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