Prato: operai picchiati durante uno sciopero

di Giovanni Moriello*

Ennesima aggressione contro lavoratori in lotta: è accaduto lo scorso 8 ottobre, ma non è mai troppo tardi per denunciare la nascente repressione autoritaria e antioperaia. Solidarietà dei comunisti agli operai di Prato.

Nella notte dell’8 ottobre scorso, a Seano, in provincia di Prato, alcuni operai e sindacalisti sono stati aggrediti con mazze e mattoni mentre davano vita ad un picchetto davanti ai cancelli della “Confezione Lin Weidong”. Le squadracce padronali, dopo aver ferito 4 compagni ed aver devastato tutto, hanno persino minacciato che sarebbero tornate per ammazzarli tutti.

Questo accade in Italia, non nel Terzo Mondo; in un Paese che – non si capisce con quale ragione – alcuni hanno ancora il coraggio di definire democratico. Aggressioni di questo genere, che ricordano molto da vicino lo squadrismo fascista, non sono una tragica eccezione. Si moltiplicano sempre di più e, insieme alle morti sul lavoro, sono ormai all’ordine del giorno. Non si tratta quindi della “follia” di qualche padrone straniero (la “Confezione Lin Weidong” è una fabbrica cinese) ma di un meccanismo di sfruttamento e di sottomissione del lavoro che, specie nell’industria, è ormai la norma.

Cosa è accaduto nello specifico a Seano. Un gruppo di operai pachistani, insieme ai compagni del sindacato Subb Cobas, protestavano ormai da giorni per ottenere migliori condizioni di lavoro: una giornata lavorativa di 8 ore, non più di 12, ed una settimana di 5 giorni anziché di 7. Per tutta risposta sono stati sprangati!

Avvilente è il comportamento delle autorità: ad oggi, sebbene sia trascorsa una settimana dai fatti, non vi sono ancora indagati! Come è possibile? Forse la situazione del tessile pratese è talmente degradata che ormai si può parlare di un sistema quasi mafioso, in cui è difficile superare il muro dell’omertà? Se così fosse, sarebbe accettabile tutto questo? Sarebbe una situazione da Paese civile?

Rivolgiamo queste domande al governo di Giorgia Meloni; al governo dell’ordine e della disciplina. Troviamo assurdo e paradossale il fatto che esso riesca a pattugliare benissimo il mare, a deportare 16 disperati in Albania, con dispiego enorme di uomini e mezzi, ma non sia in grado di garantire il diritto allo sciopero di alcuni lavoratori e di proteggerne l’incolumità fisica. La ragione è semplice: questo governo di estrema destra è culturalmente vicino a tutte quelle dottrine ultraliberiste che legittimano lo sfruttamento schiavile dei lavoratori in nome del profitto. È il governo dei padroni. È il governo che colpisce quotidianamente il diritto allo sciopero. È il governo che vuole i lavoratori docili schiavi ubbidienti.

Noi di Prospettiva Unitaria ribadiamo che quello allo sciopero è un diritto inalienabile dei lavoratori, garantito dalla Costituzione, e che esso è il solo strumento di emancipazione per chi è sfruttato! Non vogliamo vivere in Paese fondato sulla barbarie! Non vogliamo vivere in una Paese in fondato sul sangue di chi lavora!

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

*Segreteria di Costituente Comunista; del Tavolo per l’unità e l’azione di lotta dei comunisti

Immagine: foto da Wikimedia Commons – Stiratura. Industria tessile pratese. Inizi del ‘900

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