Legge di bilancio. L’Italia alla canna del gas

di Ascanio Bernardeschi

La manovra del governo somiglia in tutto e per tutto a quella dei governi precedenti, qualsiasi sia stato il loro colore: austerità, una tantum, un po’ di demagogia e aumento delle disparità. La novità è che le condizioni della nostra finanza pubblica sono degradate al punto che si deve “mangiare l’uovo in c. alla gallina”.

La legge di bilancio varata dal governo e in esame al Parlamento, al di là delle precedenti promesse e delle successive celebrazioni, si pone in continuità con le politiche economiche praticate negli ultimi decenni da tutti i governi: austerità, tagli di spesa, privatizzazioni, agevolazioni fiscali, così come è confermato il segno di classe delle precedenti manovre.

Fra le principali misure previste c’è la conferma del taglio del cuneo fiscale, che mira a ridurre il costo del lavoro per le imprese aumentando di poco il reddito netto dei lavoratori. Ma la riduzione delle entrate che ne consegue comporta la riduzione degli spazi di intervento pubblico e, a fronte dei miseri benefici, i lavoratori saranno costretti a rivolgersi di più al mercato per ottenere servizi sociali (scuola, trasporti pubblici, ecc.). Il guadagno per la classe dei capitalisti è invece triplice: si abbassa il costo del lavoro; il magro incremento della busta paga può essere utilizzato come un pretesto per non concedere aumenti contrattuali; si espandono le attività assoggettate alla logica capitalistica e che erano precedentemente organizzate in forma sociale.

Un altro provvedimento è una riforma dell’Irpef in direzione della flat tax, cioè abbattendo ulteriormente la progressività dell’imposta sul reddito già ridotta ai minimi termini. Poco sappiamo per ora della rimodulazione delle detrazioni fiscali Irpef, comprese quelle per le spese sanitarie, ma la cifra globale sarà di 1,5 milioni di euro. L’unica certezza è che saranno al ribasso, per una cifra globale di 1,5 milioni di euro, ai danni di chi suo malgrado ha dovuto curarsi. Da notare che le detrazioni sono anche uno strumento per rendere l’imposta più progressiva. Peggio quindi sarà per i redditi più bassi. Nonostante questa maggiore entrata, fra le misure di adeguamento delle imposte, compresa la flat tax, e il taglio del cuneo fiscale si prevede in media, nel triennio 2025-27, una diminuzione delle entrate di 17,6 miliardi annui.

Per le pensioni, la promessa gridata ai quattro venti era l’abolizione della Fornero, invece vengono solo previste modalità di pensionamento anticipato a carattere fortemente penalizzante, così che l’effetto è solo un po’ di demagogia, con esito pratico pressoché nullo data la loro onerosità per il pensionato, tant’è vero che non sono previsti oneri aggiuntivi per la loro attuazione.

Viene confermata anche la sciocca politica dei bonus una tantum, ovviamente facendo un po’ di “ammuina” purché non cambi la sostanza: per questa volta ci saranno una carta in favore delle famiglie con almeno tre componenti e reddito Isee inferiore a 15 mila euro, i bonus bebè (1.000 euro per i neo-genitori con Isee inferiore ai 40 mila euro) e gli incentivi per l’acquisto della prima casa. Anche il più sprovveduto degli economisti sa che l’efficacia della spesa pubblica per trasferimenti ai fini dell’espansione della domanda è inferiore rispetto a quella per interventi diretti. Ma anche in questo caso si favorisce l’ampliamento degli spazi del capitale. In altri termini, per esempio, si preferisce che le neo mamme comprino più servizi presso il privato per le esigenze della prole, piuttosto che avere a disposizione servizi pubblici come i nido o l’assistenza sanitaria gratuita.

Beffardo è poi il cosiddetto contributo di solidarietà delle banche. Tutti i grandi media, perfino quelli della cosiddetta opposizione, titolano che le banche contribuiscono a levarci le castagne dal fuoco. Vedendo più attentamente la cosa, siamo passati dalla promessa di una tassazione del 40% degli extra profitti bancari, che sono rilevantissimi a seguito della politica dei tassi della Bce, a un niente di fatto. Infatti questa solidarietà consiste nel ricevere soldi in prestito dalle banche da restituire loro sotto forma di sgravi fiscali negli anni successivi. Lo Stato cioè nei prossimi anni avrà meno entrate perché una parte di imposte le ha praticamente riscosse in anticipo. Si riesce in sostanza a occultare un debito o anche, come si dice in Toscana a “mangiare l’uovo in c. alla gallina”. Quando siamo alla canna del gas, non vale l’alternativa classica fra un uovo oggi o una gallina domani, ma serve un un uovo subito al mattino, mangiarlo quando ancora non è depositato, per via di un bisogno non procrastinabile. E pazienza se alla sera non avremo da mangiare

Sul fronte dei dipendenti pubblici. lo stanziamento per i rinnovi contrattuali è esiguo, 700 milioni, il che significa che per i contratti, alcuni già scaduti da tempo, si indennizzeranno i lavoratori con una miseria.

Venendo alle cifre macro, il carattere restrittivo della manovra è evidente. L’indebitamento netto scende, sia pure lievemente nel 2025 e nei successivi due anni. Nel prossimo anno questo calo è dovuto prevalentemente a un aumento delle entrate in rapporto al Pil, mentre nel biennio successivo le entrate diminuiranno, ma le spese diminuiranno ancora di più, sarà un calo drammatico. Ma vale poco una previsione per il 2026 e 2027 soggetta a revisione annuale. Vale invece per l’anno prossimo e quindi si tratta di capire a cosa sono dovute le maggiori entrate dichiarate. Le imposte sul reddito e le patrimoniali non aumenteranno in rapporto al Pil (la pressione fiscale rimarrà al 42,3%). Aumenteranno invece le altre entrate passando dal 3,7% al 4,1% del Pil. Il governo non ci dice da cosa deriveranno queste maggiori entrate ma, se non si tratta di numeri messi lì per far quadrare i conti, dovranno aumentare sensibilmente le tariffe pubbliche, i vari balzelli e i proventi da un patrimonio sempre più povero per via delle privatizzazioni e delle svendite. Si prevede infatti una riduzione di questi ultimi proventi. Allora quelli in aumento, gli altri, sono prelievi fortemente regressivi, che accresceranno l’iniquità del nostro sistema fiscale, a danno della popolazione più svantaggiata.

Deve essere considerato un altro elemento. La Banca d’Italia, alla luce dell’attuale andamento del Pil, peggiore di quanto stimato dal governo, ha dichiarato che nei prossimi anni il Pil potrebbe essere inferiore alle previsioni della legge di bilancio. In tal caso le imposte sul reddito sarebbero, a parità di pressione fiscale, inferiori a quelle indicate e quindi dovrebbero essere ancora di più aumentate le altre.

Per ridurre l’indebitamento, il saldo primario (cioè la differenza fra entrate e spese al netto degli interessi) aumenterà di più di quanto aumenterà la spesa per interessi. Cioè lo Stato preleverà più soldi di quanti ne erogherà in servizi ecc. Non ci vuole molta scienza per intuire il carattere restrittivo di questa manovra.

Sul lato della spesa, il governo decanta di aver aumentato quella sanitaria del 2025 di circa 900 milioni al netto dei contributi che si prevede di incassare. Ma questo aumento lascerebbe invariata al 6,3% la spesa in rapporto al Pil, mentre sappiamo quanto sia insufficiente questa allocazione e quali siano i mali quotidiani del nostro sistema sanitario pubblico, fra liste di attesa lunghissime, alti ticket, mancanza di risposte, prevenzione ai minimi termini, con un sistema privato che ingrassa usufruendo di queste disfunzioni.

La spesa per il personale, incluso quello sanitario, dovrebbe scendere dello 0,5% del Pil.

Per le pensioni si prevede il rifinanziamento di “Quota 103”, “Opzione donna” e “Ape sociale”, mentre aumentano i bonus previsti per chi si trattiene al lavoro oltre i requisiti per il pensionamento e una lieve rivalutazione delle pensioni minime (passeranno da 614,77 euro attuali a 617,9 euro, 3 euro in più).

Per quanto riguarda gli investimenti, in coerenza con le raccomandazioni di Draghi, si prevedono interventi per lo sviluppo e soprattutto la difesa per quasi 3 miliardi che avrebbero fatto tanto comodo alla sanità e alla scuola.

Anche per quanto riguarda il sostegno alle imprese, si confermano le misure già in atto, salvo la riduzione delle imposte sui premi di produttività, anch’essa in linea con gli interessi padronali, e l’estensione di alcuni esoneri contributivi nella Zona Economica Speciale, per il Mezzogiorno in vigore dal gennaio 2024.

Vi è infine la spending review dei ministeri, con tagli di circa il 5%, senza precisare la tipologia di spese da tagliare, se riferite cioè alla macchina burocratica o alle prestazioni.

Una forte mobilitazione dei lavoratori contro questo nuovo attacco del governo sarebbe auspicabile.

Immagine: European Union, Giancarlo Giorgetti at the Eurogroup meeting – December 2023, da Wikimedia commons

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