Le elezioni in Liguria: il Partito unico ha sconfitto definitivamente la questione morale

di Fulvio Bellini 

Un’analisi dei risultati delle urne e delle questioni politiche ed etiche irrisolte

Premessa: la farsa della questione morale 

L’Italia non è solo il Paese di poeti, santi e navigatori come recita il celebre motto che campeggia sul palazzo dell’Eur di Roma, ma è soprattutto un Paese di maghi, specialmente quando si pensa alla sua classe politica. Chi ha vissuto direttamente l’epopea di Mani pulite dal 1992, arresto di Mario Chiesa, al 1994, dimissioni di Antonio Di Pietro dalla magistratura, si ricorda, a distanza di decenni, il clima d’indignazione popolare di fronte a una classe politica colpita da un’accusa collettiva di corruzione morale e materiale. Da quest’accusa nessun partito della prima repubblica sopravvisse mantenendo nome, simbolo e gran parte della propria classe dirigente nella cosiddetta “seconda repubblica”. Ancora oggi il Psi e Bettino Craxi sono associati a quel sistema di potere corrotto. Allora, dove sta la magia della classe politica che successe a quella della fine degli anni Ottanta? Nell’aver fatto credere che, vista l’assenza di altri casi eclatanti di corruzione come quelli scoperti dal pool di Mani pulite, la classe politica italiana aveva capito la lezione e si era definitivamente emendata dal male della corruzione nonostante negli anni Novanta si fosse affermato il berlusconismo coi suoi noti eccessi i quali, però, non sfociarono mai in un’azione della magistratura lontanamente paragonabile a quella del 1992. Certamente, negli ultimi trent’anni vi sono stati scandali di mala politica, ma sempre e prontamente ricondotti ad ambiti locali e circoscritti, sideralmente distanti dal sistema di corruttela assunta a regola descritta nelle indagini e nei processi di Mani pulite. Una classe politica si giudica su alcuni elementi preventivi e uno consuntivo: i primi sono la sua capacità, preparazione e onestà; il secondo sono i risultati. Se abbiamo una classe politica moralmente e materialmente specchiata, come mai tutti i principali indicatori economici e sociali stanno descrivendo un Paese in costante e irreversibile declino? Quali indici sono migliorati dal 1992 al 2024? Difficile trovarli, mentre è semplice elencare i numerosi peggiorati, e in questo caso ne citeremo uno solo, perché a mio avviso rappresenta il principale segnalatore del successo, o del fallimento, di una politica in un ambito statale: l’indice di natalità. Questo indicatore rappresenta, tra le altre motivazioni, possibilità materiale e fiducia di una coppia di creare una famiglia, temi affatto da trascurare in un Paese formalmente cattolico come il nostro. Nel 1992 le nascite furono 567.841 con un tasso del 10,1 per mille; nel 2023, 379.890 con un tasso del 6,4 per mille. Ancora più rilevante è il tasso medio di fecondità totale (Tft) ovvero numero medio di figli per donna: nel 1992 era di 1,31, ed era già un valore basso che doveva preoccupare la politica, e quale partito italiano si è mai dichiarato contro la famiglia sia pure con sfumature diverse. È stata tale la cura e la preoccupazione della politica italiana nei confronti della famiglia che il tasso del 2023 è sceso a 1,20 figli per donna: tra i più bassi del mondo. Abbiamo, quindi, accennato a una classe politica nazionale pressoché irreprensibile, salvo qualche sporadico incidente di percorso. Esiste un luogo dove le conseguenze materiali del combinato disposto tra politica nazionale e locale sono visibili per tutti: quello della corretta gestione del territorio, della lotta alla cementificazione, della gestione e della manutenzione dei corsi d’acqua e del sistema idrico, della salvaguardia degli ambienti montani e collinari contro frane e smottamenti. Qual è stato il risultato? “Secondo uno studio condotto dal Disaster Risk Management Knowledge Centre del Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea, emerge un quadro preoccupante per quanto riguarda la vulnerabilità dell’Italia. L’indice di vulnerabilità, basato su dati di Eurostat, ha classificato l’Italia come il Paese europeo più esposto ai disastri naturali, con un indice di 5,9. Lo studio prende in esame una combinazione di fattori sociali, politici, economici e ambientali per il periodo dal 2005 al 2035, mostrando come alcuni Paesi europei siano particolarmente a rischio. In cima alla classifica troviamo, oltre all’Italia, la Grecia con un indice di 5,8 e la Bulgaria con 5,7” (1).

Se la nostra classe politica è sostanzialmente immune da corruzione e i pessimi risultati sono sotto gli occhi di tutti, non rimane che pensare alla sua totale incapacità, alla sua impreparazione, alla sua ottusità: eppure, rimane difficile immaginare una causa così banale per di più allargata a una comunità di una certa dimensione. Se, invece, dovessimo ritenere che la magistratura italiana non abbia più la stessa forza, e le medesime coperture, per indagare la politica politicante avuta da Mani pulite nel 1992?

Le elezioni in Liguria, tomba della questione morale?

Eppure, ogni tanto qualche incidente di percorso, come abbiamo accennato, accade. Ed è successo in una regione che, in quanto a bassi tassi di nascite, invecchiamento della popolazione, gestione anche criminale delle sue infrastrutture (vedi il crollo del Ponte Morandi) e frequenti alluvioni alle quali si oppongono unicamente soluzioni verbali, è tra le prime in Italia e in Europa: la Liguria. In quella regione, il governatore locale Giovanni Toti è stato costretto alle dimissioni il 26 luglio del 2024 travolto da un classico scandalo di favori in cambio di denaro, nelle modalità che l’autorità giudiziaria sta indagando e perseguendo. Tuttavia, un’eredità “culturale” lasciata da Mani pulite fu l’assunto che se un’amministrazione locale fosse stata travolta da uno scandalo di corruzione, il partito ovvero i partiti che la sostenevano avrebbero immancabilmente perso le successive elezioni in quanto gli avversari avrebbero usato la questione morale per condurre una campagna elettorale trionfale. In effetti, il cosiddetto campo largo del centrosinistra ha usato il tema dell’onestà dei politici per convincere gli elettori a cambiare pagina per la loro regione; Orlando: “I liguri non vogliono il bis del sistema Toti”. Intervista al candidato del centrosinistra: “Quelle cricche sono la causa del declino della regione. Noi puntiamo a risvegliare la voglia di riscatto nei disillusi. Per 9 anni a decidere erano pochi, ricchi, privilegiati e solo uomini. Io voglio cambiare tutto. E sono convinto che i cittadini sentano il tema dell’onestà e delle regole” (2).

Nonostante problemi e litigi con Renzi e con il ligure Grillo avessero fiaccato l’impeto della campagna elettorale del cosiddetto “campo largo”, la coalizione progressista e il suo prestigioso candidato del Partito democratico, nonché più volte ministro, Andrea Orlando, mai si sarebbero aspettati di perdere le elezioni regionali in Liguria. Con non poca sorpresa da parte di politici, giornali e osservatori, il tema della questione morale non sembrava avesse esercitato quell’atteso peso elettorale determinante. Anche se espresso in modo critico circa l’uso strumentale della questione morale da parte del centrosinistra, «Panorama» esplicitò questa sorpresa: “Elezioni in Liguria: il partito dei manettari ha perso”. In altre parole, la coalizione di centrodestra che aveva sostenuto la giunta regionale Toti, travolta da uno scandalo per corruzione, ha vinto nuovamente le elezioni semplicemente sostituendo Toti col sindaco uscente di Genova, Marco Bucci, sostenuto sempre dal centrodestra. La stampa nazionale ha cercato di spiegare il motivo di questo successo: Bucci ha fatto così bene il sindaco di Genova che gli elettori liguri hanno preferito affidarsi al bravo primo cittadino piuttosto che al meno bravo ex ministro. È questa la vera ragione della vittoria di Bucci in Liguria? In punta di principio: è corretto affermare che l’elettorato premia la “bravura” di un politico che ha responsabilità di governo piuttosto della sua onestà? Dando ascolto ai mass media di regime, la ragione della vittoria del sindaco di Genova sembrava essere questa. Ma, come spesso accade nell’Occidente collettivo, i mass media mistificano la realtà anche quando si tratta di avvenimenti politici di minore importanza: leggendo i dati delle urne si evince che la questione morale è sempre in cima ai pensieri dell’elettorato libero da condizionamenti. Allora, perché non ha vinto Andrea Orlando, intonso e importante dirigente del Pd? E perché dare una corretta risposta a questo quesito è talmente importante da dare alle elezioni in Liguria un valore esemplare? 

Il Partito unico ha vinto la questione morale

Analizziamo i dati secondo l’ottica della presenza di un Partito unico nazionale che si presentava con le sue ali destra e sinistra, come fatto in passato, per leggere i risultati elettorali di altre tornate. Il primo dato (4), quello fondamentale se non l’unico rilevante, riguarda la consistenza del primo non partito che è uscito dalle elezioni: quello degli astenuti. Il non Partito degli astenuti liguri si è rivelato maggioranza assoluta con il 54,03% dei non voti, in crescita del 7,45% rispetto alle elezioni regionali del 2020 dove si era attestato al 46,58%. Questo primo dato ci consente di rispondere correttamente al seguente quesito: la questione morale ha avuto un ruolo nelle elezioni liguri? La risposta è affermativa, e in modo rilevante perché ha persuaso il 7,45% in più di elettori rispetto alle precedenti elezioni regionali a non recarsi alle urne, in quanto percepite inutili per contrastare il fenomeno della disonestà della classe politica. Sempre questo dato risponde correttamente alla percezione della presenza del Partito unico nazionale, in quanto sarebbe stato sufficiente che l’1,50% dei nuovi non voti avessero scelto Andrea Orlando per permettere alla coalizione di centrosinistra di vincere. Tuttavia, a mio avviso assai correttamente, l’elettorato ligure ha interpretato il candidato Orlando del tutto simile al candidato Bucci, il primo non essendo stato percepito come soluzione alla questione morale: evidentemente, il suo passato di ministro in vari governi che hanno contribuito convintamente allo sfascio del Paese, e non le vane chiacchiere della sua campagna elettorale, gli hanno giocato contro. Vi è, poi, l’ulteriore fattore che rivela la presenza di un Partito unico alle elezioni: per il sistema non importa se vince la sua ala destra oppure la sua ala sinistra, fondamentale è scoraggiare il più possibile il voto d’opinione, evitare che si esprima nelle urne frustrando le speranze dell’elettorato libero; la scelta dei candidati si è rivelata da manuale sotto questo profilo. Dicevamo di Andrea Orlando più volte ministro, portatore di un curriculum di garanzia per il Partito unico: il lavoro in Italia è sempre più precario, povero e privato dei suoi diritti? Orlando è stato ministro del lavoro nel biennio 2021-2022; la giustizia è sempre più “diseguale per tutti” in questo Paese? Orlando è stato ministro della giustizia dal 2014 al 2018; il territorio italiano è sempre più consumato, esposto alle calamità, fragile? Orlando è stato ministro dell’ambiente nel biennio 2013-2014. Anche il vincitore Marco Bucci si è subito contraddistinto come un valido candidato del Partito unico in quanto, contrariamente alla propaganda di regime che lo ha dipinto come un ottimo sindaco e per questo vincitore delle elezioni, i suoi amministrati genovesi, che evidentemente lo conoscono bene, lo hanno sonoramente bocciato nelle urne cittadine come riportato dal «Secolo XIX»: “Elezioni in Liguria: Bucci perde la sua città, adesso la giunta di Genova è da rifare. Orlando vince di circa otto punti nel capoluogo dove l’affluenza è stata più elevata” (5).

Siamo in grado di rispondere anche al seguente quesito: Marco Bucci ha vinto in Liguria perché è stato un bravo sindaco? La risposta è no! Marco Bucci non è stato affatto un bravo sindaco. Allora, perché ha vinto? Perché quando ci si trova di fronte al Partito unico, sono i voti clientelari e organizzati quelli che contano, e maggiore si rivela la percentuale degli astenuti, maggiore è il peso politico di quei voti. Il centrodestra, appunto quale garante della continuità dell’esperienza amministrativa di Toti, ha potuto beneficiare del voto clientelare come apertamente dichiarato dal «Fatto Quotidiano»: “Bucci batte Orlando: la Liguria del dopo Toti sceglie ancora la destra. Il sindaco crolla a Genova, ma si salva grazie ai voti di Scajola nel Ponente” (6). Non vi sono solo i voti di “grand commis” locali, vi è anche il voto gestito dalla mafia in Liguria, la cui presenza e ruolo sono stati certificati dallo stesso Andrea Orlando: “In Liguria la presenza mafiosa inizia dagli anni Sessanta del secolo scorso. Ci sono stati comuni sciolti per mafia, come accade nel Sud Italia. È stato messo in evidenza anche da questa inchiesta, con la contestazione di voti di scambio politico-mafioso. Io vorrei che questo problema fosse oggetto di un impegno condiviso. Invece, il mio principale avversario dice che il problema è stato risolto con il protocollo del Ponte e del resto non gliene frega niente. E questo la dice lunga” (7). Simili affermazioni dovrebbero far pensare a un forte scontro politico e programmatico tra Bucci e Orlando, lo scontro c’è stato e anche forte, ma ha riguardato la prospettiva dei posti del potere regionale da spartire tra uomini diversi, ancorché appartenenti al medesimo “super partito”. Tuttavia, va ricordato che lo scopo principale del Partito unico è quello di scongiurare ogni reale opposizione e quindi alternativa, e quando una pantomima elettorale si conclude, l’attore sconfitto deve omaggiare quello vincitore, anche se in campagna elettorale lo ha accusato di ogni nefandezza: “Risultati elezioni Liguria, Orlando si congratula con Bucci per la vittoria” (8). 

Il Partito unico ha un solo potenziale nemico: il deep state italiano

Abbiamo compreso il potere crescente del Partito unico in Italia, la cui architrave è il Partito democratico, e il suo piccolo capolavoro fatto in Liguria. Tutte le eventuali altre “presidenze Toti” presenti nelle regioni, nelle provincie e nei comuni italiani hanno compreso che il malaffare non debilita il loro potere, al contrario lo rafforza. Riassumiamo le ragioni di tale evidente deduzione. La questione morale, che ha sempre rappresentato uno spauracchio per le coalizioni politiche investite da scandali, non rappresenta più un pericolo: le “presidenze Toti” hanno compreso che l’aliquota del voto “indignato” non va a beneficio del principale candidato avversario, ma va ad ingrossare il non voto degli astenuti. La crescente astensione rende ancora più determinante il voto clientelare e organizzato, quello contrattabile da parte del malaffare politico. La lotta tra le varie correnti del Partito unico non verte, a questo punto, su idee politiche o programmi che sono pure favole, ma sulla capacità di conquistare l’appoggio dei tenutari dei pacchetti di voti. Tuttavia, il non partito degli astenuti ligure sbaglia se pensa che premiare le “presidenze Toti” sia immune da conseguenze per la vita di ogni cittadino. Nello Stato e nella regione governata dal Partito unico l’unica speranza è di non vivere in una zona alluvionata, di non passare su di un ponte non manutenuto, di non aver bisogno di una prestazione sanitaria urgente perché il rischio è che in Liguria: le prossime alluvioni saranno ancora più gravi e devastanti; la sanità ancora più impoverita e privatizzata; il suolo ancora più cementificato; la viabilità ancor più fragile e pericolosa. L’unica speranza dei liguri è che le procure non abbassino la soglia di attenzione, ma è una speranza sempre più sbiadita. Il Partito unico attualmente domina l’Italia, le elezioni liguri hanno certificato la vittoria della politica descritta nel presente articolo sulla magistratura, la cui azione deve limitarsi al suo ambito di persecuzione del reato personale, ma non è più in grado di essere d’ispirazione per un reale cambiamento politico come accaduto con Mani pulite. Il Partito unico esce, quindi, rafforzato dalle elezioni liguri e lancia un messaggio rassicurante per se stesso, e inquietante per gli elettori delle prossime tornate in Emilia-Romagna (che di alluvioni ne sa qualcosa) e Umbria: non importa chi vince, basta che il voto d’opinione rimanga a casa. In questo scenario il Partito unico è libero di continuare lo sfascio del Paese in nome dell’atlantismo e del neoliberismo, sentieri ideali dove Giorgia Meloni ed Elly Schlein vanno a braccetto: la prima sostenendo i guerrafondai ucraini e i criminali israeliani con la sua diretta azione di governo; la seconda perseguendo la medesima politica attraverso il sostegno a Ursula von der Leyen da parte degli eletti Pd al parlamento di Strasburgo. Non occorre, quindi, stupirsi se la finanziaria 2025 del centrodestra segna il record di spese per la guerra, pardon per la difesa, “La spesa militare dell’Italia nel 2025 esplode a 32 miliardi: un aumento del 60% rispetto 2016” (9); se fosse stata la finanziaria del centrosinistra il risultato sarebbe stato identico. Meloni e Schlein si preparano alla guerra proprio perché il mondo sta andando da tutt’altra parte, e il recente summit dei Brics a Kazan lo ha mostrato quanto meno agli “addetti ai lavori” europei, italiani inclusi. L’Italia guidata dal Partito unico ha due modelli precisi di riferimento: per quanto riguarda la politica interna, sociale ed economica il faro è l’Argentina di Javier Milei; per quanto riguarda la politica estera si guarda con viva ammirazione all’Ucraina di Volodymyr Zelensky. Questa politica ovviamente ha un costo, che si sta facendo pagare alle classi subalterne di questo Paese, nella convinzione delle Meloni e delle Schlein che a maggiori bastonate (vedi la finanziaria del 2025) corrisponderanno maggiori ragli, ma giammai l’asino italiano oserà scalciare. A questo punto dell’articolo, che nasce dall’analisi di un voto locale, possiamo individuare un interessante motivo di contraddizione generale: estrarre valore da classi impoverite da trentacinque anni di vessazioni – iniziate con Mani pulite che insieme all’acqua sporca della corruzione ha permesso di buttare via la culla, il bambino e tutta la stanza da letto – è sempre più arduo, occorre quindi iniziare a intaccare i privilegi e i benefici anche degli alti funzionari di questo Stato: “Manovra, sforbiciata alle spese dei ministeri per 3 miliardi, lo spettro dei tagli lineari” (10); direttori generali e dipartimentali dei ministeri; generali e ammiragli; prefetti e questori; procuratori della Repubblica; sottobosco operativo fatto di servizi d’intelligence e di sicurezza: quello che negli Stati Uniti viene definito il deep state. Torniamo, quindi, a un precedente quesito: chi sa dove si annidano eventuali altre “presidenze Toti” in questo Paese? Gruppi di potere privato intrecciati a una politica corrotta e quindi ricattabile? Alla luce di questo ragionamento non appare affatto strano lo scoppio dello scandalo dei dossieraggi mentre si sta perfezionando la finanziaria del 2025. Poniamoci anche un altro quesito: come mai in una Rai definita “Tele Meloni” tanto si sta dimostrando megafono del governo del centrodestra, come prima lo è stata dell’esecutivo di centrosinistra, l’unica trasmissione di giornalismo investigativo della televisione italiana, tutt’altro che docile nei confronti del Partito unico, non viene finalmente chiusa, ma al contrario guadagna mezz’ora di tempo? Chi protegge Report e il suo ottimo conduttore Sigfrido Ranucci? Il deep state italiano sa dove sono tutte, e dico tutte, le altre “presidenze Toti” del Bel Paese, e lo ha fatto sapere a coloro che stanno pensando di fare i “sarti” sui loro stanziamenti. Questo messaggio si chiama scandalo “Equalize” e il suo contenuto inviato alla classe politica, essendo l’Italia un Paese amante delle tradizioni, è lo stesso dei tempi di Giovanni Giolitti: ricordatevi che su tutti voi vi è un dossier in costante arricchimento, che conosciamo le vostre marachelle e che sappiamo sono ben maggiori rispetto a quelle dei tempi di Mani pulite; tagliate con attenzione se non volete farvi male, potrebbero essere recapitate buste anonime a Report, come accaduto in passato per Antonio Di Pietro e Umberto Bossi. Il messaggio è arrivato a destinazione? E il destinatario ha capito bene da dove arriva? La risposta è affermativa: “La cosa più importante riguarda l’infedeltà dei funzionari, l’hackeraggio non è il tema più importante, le nostre banche dati non sono violate da estranei ma da funzionari dello Stato che dovrebbero proteggerle ma usano il loro potere per fare altro con quei dati. Bisogna essere implacabili e non lo dico solo per loro ma anche per chi ha il dovere della vigilanza”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni a Porta a Porta (11) … Per ora si tratta di una piccola consolazione per noi bastonati e privi di ogni rilevanza, quelli che la Costituzione italiana, finita definitivamente in soffitta insieme alla “questione morale”, definisce “popolo sovrano”. Un domani potrebbe, invece, essere qualcosa di molto più serio e importante della mera difesa di privilegi e prebende da parte del deep state italiano. Anche in questo secondo caso avremo motivo di qualche sorriso. 

Riferimenti:

  1. https://www.buildingcue.it/disastro-naturali-litalia-batte-tutti-i-record-le-regioni-peggiori-sono-queste-meglio-emigrare-prima-che-sia-troppo-tardi/39195/
  2. https://ilmanifesto.it/orlando-i-liguri-non-vogliono-il-bis-del-sistema-toti
  3. https://www.panorama.it/elezioni-liguria-partito-manettari-perde
  4. https://elezioni.interno.gov.it/risultati/20241027/regionali/votanti/italia/07
  5. https://www.ilsecoloxix.it/genova/2024/10/29/news/elezioni_liguria_giunta_genova_da_rifare-14758905/
  6. https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/28/elezioni-liguria-bucci-batte-orlando-risultati/7746665/
  7. https://www.avvenire.it/attualita/pagine/intervista-orlando
  8. https://www.ilriformista.it/elezioni-liguria-primi-risultati-exit-poll-e-proiezioni-orlando-in-leggero-vantaggio-su-bucci-443473/
  9. https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/30/spesa-militare-2025-esplode-32-miliardi-aumento-60-rispetto-2016/7748700/
  10. https://www.ilsole24ore.com/art/manovra-stretta-finale-conti-tagli-spese-3-miliardi-AG5HIeW?refresh_ce=1
  11. https://tg24.sky.it/politica/2024/10/30/dossieraggio-meloni

Immagine: Bandiera della regione italiana Liguria. Opera di pubblico dominio, autore: F l a n k e r.

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