Ddl 1660: lo “Stato penale” italiano al servizio dell’imperialismo Usa

di Stefano Zecchinelli

Il 9 novembre 2024, a Pisa s’è tenuto un presidio contro il ddl 1660, una legge che declina lo “Stato penale” e la biopolitica con la necessità dell’imperialismo Usa di criminalizzare i dissidenti. Una normativa fascistoide la quale si colloca nell’involuzione totalitaria dell’Occidente collettivo (“totalitarismo neoliberale” per dirla con lo storico Giorgio Galli), una dinamica di decomposizione dello Stato sociale il quale va al di là delle categorie di “destra” e “sinistra”. Macron è antidemocratico tanto quanto, se non di più, della Meloni. Il Movimento per la Rinascita Comunista (MpRC) e il giornale comunista «Futura Società» hanno proposto, agli attivisti presenti, un’analisi della congiuntura storica, inserendo la lotta di classe nell’attuale contesto geopolitico. 

Il ddl 1660, oltre a colpire brutalmente i movimenti operaio e antimperialista, dà piena copertura legale, scriminando (di fatto) i reati del deep state, agli apparati d’intelligence dinanzi la “guerra al terrore” rilanciata dal complesso militare-industriale Usa contro chiunque richieda il rispetto della Carta delle Nazioni unite. L’Italia, in continuità coi governi successivi all’11 settembre del 2001, si conferma un laboratorio della Nato e dell’imperialismo Usa: la repressione sistematica e “fascistoide” per accelerare la transizione a una nuova architettura di potere. Per quanto concerne la copertura agli apparati d’intelligence, i quali sono soliti infiltrare i movimenti antimilitaristi coi loro agenti provocatori, il G8 di Genova (22 luglio 2001) è stato un banco di prova: l’attività degli apparati d’intelligence, una sorta di braccio armato della Cia, non può essere oggetto di scriminanti, così facendo il diritto penale diventerebbe un’arma del deep state contro il mondo del lavoro. La storia stessa del diritto, a partire dall’illuminismo giuridico, perderebbe di significato. 

Questo decreto conferma la distruzione dello Stato sociale e la transizione allo “Stato penale”, ripiegando la criminologia pragmatica alla proiezione geopolitica dei neoconservatori Usa; la violenza del padronato configura la prima legge dell’accumulazione capitalista. Tutto ciò è in perfetta continuità col passaggio al “capitalismo della sorveglianza” iniziato durante il “Draghistan”; è stato Mario Draghi a unirsi alla santa crociata russofoba contro l’Eurasia, coniugando la guerra imperialista con un grande processo di deprivazione delle libertà democratiche e costituzionali. In regime tardo-capitalista, “destra” e “sinistra” sono un po’ come la spalla su cui la borghesia, a seconda della congiuntura storico-politica, poggia il proprio fucile (per dirla col Compagno Lucio Libertini). 

Il territorio di Pisa presenta un duplice problema: la base Usa di Camp Darby è una sorta di postazione logistica della Nato e dell’intelligence Usa, mentre la Scuola superiore Sant’Anna è una “scuola quadri dell’imperialismo”, un apparato tecnocratico specializzato nella formazione di tecnici della propaganda. La cooperazione del Sant’Anna col complesso militare-industriale israeliano, cuore pulsante dello Stato “per soli ebrei”, configura un elemento di reità: l’élite accademica e neoliberale è complice coi sionisti-revisionisti, un clan di guerrafondai necrotizzati che, con cinismo e nell’indifferenza, ha pianificato la distruzione d’una porzione del pianeta. L’università pisana, emanazione del potere borghese, è un megafono dell’estrema destra israeliana? 

Il ddl 1660 è una legge capitalista: destra e sinistra, in questa congiuntura storica, sono maschere di facciata del Pentagono, organiche alla dottrina della “guerra eterna”. La sinistra neoliberale, rea d’aver facilitato l’avvento del fascismo globale, è guerrafondaia né più e né meno di Trump e Meloni. Il capitale non ha bandiere, ma soltanto interessi: il transumanista Elon Musk, finanziatore della campagna elettorale di Joe Biden, s’è riciclato in un trumpiano convinto. 

Lo Stato d’eccezione, nella sua fase di decomposizione, è la realtà stessa del capitalismo, un regime obsoleto, caratterizzato dalla “guerra di classe dall’alto”, meritevole d’essere abbattuto.

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