L’Unione europea a propulsione militare

di Ascanio Bernardeschi

Di fronte al possibile disimpegno di Trump in Europa, l’Unione europea storna verso le spese di guerra i fondi di coesione sociale. Si tratta anche di una risposta in termini di keynesismo di guerra alla grave crisi in atto.

Trump ha promesso di provocare una pace rapida in Ucraina ma non è detto che possa o intenda mantenere la promessa. L’intento di Trump sembra piuttosto quello di sganciarsi e lasciare il cerino della guerra in mano ai Paesi europei. E l’Unione europea, da buon vassallo, si appronta a prenderne atto.

Per la verità, già prima delle presidenziali Usa era già sul tavolo la discussione sulle spese militari. Già Draghi, nel suo noto rapporto presentato qualche settimana fa a Bruxelles, aveva caldeggiato, col pretesto dell’innovazione tecnologica e della competitività, investimenti dell’ordine di 800 miliardi per sostenere le industrie tecnologiche, militari e dual use, avendo chiaro in anticipo che l’Europa avrebbe dovuto da sola pensare alla propria “difesa”, come se i Russi fossero prossimi a guadare il Danubio.

L’11 novembre, sul «Financial Times» è uscito l’articolo di Paola Tamma, Bruxelles libererà miliardi di euro per la difesa e la sicurezza dal bilancio dell’Ue. Nell’articolo si afferma l’intenzione di Bruxelles di “reindirizzare potenzialmente decine di miliardi di euro verso la difesa e la sicurezza”. Secondo il «Financial», si tratterebbe di stornare verso la difesa circa un terzo dei fondi di coesione dell’Unione europea, corrispondente a 392 miliardi, nel periodo 2021-27. Una buona parte di questi fondi, cioè soldi che miravano a ridurre la disuguaglianza economica tra i Paesi dell’Ue cambierebbe destinazione.

Sempre il giornale londinese riferisce che, allo stato attuale, detti fondi non possono essere utilizzati per la difesa ma sono consentiti investimenti dual use. Pertanto, prossimamente verrà comunicato agli Stati membri che potranno utilizzare i fondi con maggiore flessibilità del passato sia per “progetti di mobilità militare come il rinforzo di strade e ponti per consentire il passaggio sicuro dei carri armati”, che per aumentare la produzione di armi e munizioni, pur rimanendo il divieto formale di utilizzare i fondi Ue per acquistare armi. Non si cambieranno le norme, ma si renderà tutto ciò possibile tramite “un chiarimento ai Paesi dell’Ue su come possono essere utilizzati i fondi”. 

Se i fondi di coesione modificheranno in parte la loro destinazione originaria le disuguaglianze fra Paesi membri, che già la sola presenza delle regole di Maastricht ha accresciuto, saranno destinate a esplodere. Così come la militarizzazione del territorio già interessato, quello italiano, da progetti di realizzazione o potenziamento di basi militari e di infrastrutture di collegamento per tali basi.

Il «Financial Times» afferma anche che questa modifica operativa sia solo “un preambolo a una maggiore attenzione alla difesa nel prossimo bilancio dell’Ue a partire dal 2028”. Intanto, il presidente finlandese Sauli Niinistö, in un rapporto alla Commissione dell’Unione, ha sostenuto la necessità di riservare il 20 percento del suo intero bilancio alla difesa e anche il presidente estone caldeggia che in tale bilancio si tenga conto del bisogno di potenziare la difesa al fine di fronteggiare la Russia. 

Tutto questo in aggiunta all’aumento della spesa militare dei singoli Stati membri. La legge di bilancio italiana, per esempio, stanzia per tale scopo 32 miliardi di euro, segnando un aumento del 12,4% rispetto al 2024, pari a circa 3,5 miliardi in più. Questa cifra rappresenta un record storico per il Paese, quando già nel 2024 l’incremento era stato del 5,5% e negli ultimi 5 anni l’aumento delle spese per nuovi armamenti è stato del 77%.

Per le scuole, la sanità, le pensioni si tagliano i fondi ed è proibito indebitarsi, per la guerra tutto è lecito.

Intanto, l’economia langue. La Germania, da “locomotiva” europea è passata a una profonda recessione. Anche il sistema industriale del nostro Paese, in gran parte dipendente dalle commesse di quello tedesco, comincia a mostrare le prime sofferenze. Laura Dalla Vecchia, presidente degli industriali di Vicenza, in un’intervista al «Corriere del Veneto», lamenta che gli ordini sono in calo, gli investimenti sono fermi e l’occupazione è al palo. “Se parliamo di una media tra tutti i vari comparti della manifattura, afferma Dalla Vecchia, il calo oscilla tra il 10 e il 15%”. Ma alcune aziende hanno dimezzato il fatturato e per quanto riguarda la Cassa integrazione già “a ottobre l’ammontare era pari all’intera Cig erogata nel 2023. Se sommiamo i primi accessi alle richieste di proroga, siamo a un incremento nell’ordine del 40%”.

Le sanzioni alla Russia e i dazi alla Cina non fanno che peggiorare la situazione. Evidentemente, i grandi gruppi capitalisti hanno deciso di salvaguardare i loro profitti attraverso il keynesismo di guerra. Fa crescere, al pari della spesa per il welfare, la domanda ma non dà maggiori poteri e benessere ai lavoratori, che così debbono tenere a freno le loro rivendicazioni. In più, il clima di guerra favorisce il disciplinamento sociale. E cos’altro sono il decreto sicurezza del nostro governo e la criminalizzazione un po’ in tutta Europa delle manifestazioni per la pace in Ucraina e in Medio Oriente?

Specie dopo l’avanzare minacciose delle destre estreme in grandissima parte dell’Europa, il riscatto delle classi lavoratrici non può che passare per l’abbandono di quel mostro che è l’Unione europea, costruito appositamente e scientificamente per sopraffarle e accrescere il loro sfruttamento.

Riferimenti:

Paola Tamma, Brussels to free up billions of euros for defence and security from EU budget , «Financial Times», https://www.ft.com/content/eb0de7f4-5ba1-460a-a83d-1a7302fc1536 

Alessandro Zunin, Lavoro e aziende in crisi, Confindustria: “Avevamo predetto il declino ma nessuno ci ha ascoltati. Basta raccontarci favole”, «Corriere del Veneto», https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/vicenza/economia/24_novembre_13/lavoro-e-aziende-in-crisi-confindustria-avevamo-predetto-il-declino-ma-nessuno-ci-ha-ascoltati-basta-raccontarci-favole-61ed61ba-5131-4307-ac61-6f971c6b3xlk.shtml

Immagine:  Ank Kumar, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0&gt;, via Wikimedia Commons

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