di Giacomo Sferlazzo
La propaganda della destra e del governo Meloni sulla questione “migranti” sconfessata dai fatti, gli interessi di Confindustria e la situazione sull’isola.
Sono passati più di due anni da quando l’attuale presidente del Consiglio, in campagna elettorale, parlava di blocco navale per sigillare i confini dell’Ue. Il proclama, a cui molti italiani abboccarono, si andò a infrangere contro una realtà molto più complessa e così anche il sogno della destra degli “sbarchi zero” poiché fu l’anno record per quanto riguarda il numero di arrivi. Arrivi benedetti da Confindustria e dal comparto agroalimentare (ma non solo). Nel sistema capitalista la manodopera deve avvicinarsi il più possibile alla schiavitù e le migrazioni, così come sono state normate a partire dalla metà degli anni Ottanta, hanno prodotto manodopera sfruttabile e ricattabile.
Nel 2023, Lampedusa fu messa in ginocchio nuovamente e solamente grazie alle proteste e al blocco dei mezzi militari che trasportavano tende e materiale, la comunità dell’isola riuscì a scongiurare l’inizio della costruzione di un Cpr a Capo Ponente. L’utilizzo di nave e aerei di linea per la gestione delle migrazioni provocarono enormi disagi che si sommavano alle carenze strutturali dei collegamenti marittimi e alle mancate osservazioni di alcuni punti del contratto (tratta di continuità territoriale) da parte della compagnia aerea Dat. Non si poteva più gridare contro la sinistra né tanto meno chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno visto che adesso era la destra al governo. Ci fu un polverone relativo alla nuova apertura di un commissariato con 45 poliziotti che però venne rimandata, come rimandato fu l’acquisto di un ex albergo da parte della Guardia di Finanza per fare l’ennesima caserma. La Meloni, intanto, era diventata europeista e arrivò sull’isola con il presidente della Commissione europea a fare una conferenza stampa per elencare un piano in 10 punti concordato con l’Ue che non aggiunse niente di nuovo. La conferenza, tra l’altro, poteva essere fatta tranquillamente a Roma ma si sa che Lampedusa è un palcoscenico di prim’ordine per queste faccende. Il governo aveva stanziato 45 milioni di euro per Lampedusa che, secondo la mia interpretazione del decreto, saranno destinati per opere legate alla gestione delle migrazioni, ma è possibilissimo che abbia interpretato male e invece vengano spesi per la comunità. Cosa che tutti noi ci auguriamo. Speriamo anche che come priorità ci siano le reti idriche e fognarie. Ma, in ogni caso, rimane un dato di fatto che per avere riconosciuti i propri diritti a Lampedusa si deve sperare in un’emergenza o in un naufragio (anche se poi i fondi Berlusconi e Letta non si sa effettivamente che fine abbiano fatto).
Dopo le proteste a Lampedusa il governo ha adottato una linea più morbida anche per evitare troppi riflettori. Gli sbarchi sono continuati e, dal 1 gennaio al 19 novembre 2024, sono arrivate in Italia via mare 60.224 persone “migranti” ma è plausibile che a fine anno si arrivi a 70.000. Ancora oggi per i trasferimenti delle persone “migranti” si utilizzano le navi di linea e per il cambio delle forze dell’ordine i voli della tratta sociale, provocando disagi su disagi.
La militarizzazione di Lampedusa cammina spedita ed è un processo che sembra oramai accettato da tutti, visto anche l’enorme indotto economico che porta sull’isola. Il processo di riduzione a frontiera che l’isola ha subìto a partire dai primi anni Novanta sembra non trovare un’opposizione matura e cosciente. Le politiche e le leggi della destra e della sinistra degli ultimi decenni sono assolutamente sovrapponibili e hanno una evidente continuità così che neanche a livello nazionale si vedono forze politiche che vogliano interrompere questa dinamica storica.
Ancora oggi non ci sono prospettive serie per quanto riguarda una riforma sostanziale che favorisca ingressi regolari e diritti per i lavoratori. La grande industria militare e dei sistemi di controllo ha tutto l’interesse affinché la questione delle migrazioni venga gestita in una perenne emergenza e abbia i numeri che ho riportato sopra. Un enorme affare che coinvolge anche i centri per migranti. A monte non si sono messe in atto politiche che arginassero la partenza di migliaia di giovani dai Paesi africani, abbiamo assistito a una escalation di guerre e di tagli alla spesa pubblica in favore di acquisto di armi da inviare sul fronte ucraino per una guerra contro la Russia voluta dagli Usa. Anche qui il sovranismo della destra si è volatilizzato accordandosi al volere degli Stati Uniti. Per non parlare del massacro del popolo palestinese perpetrato da Israele con l’appoggio degli Usa, nell’immobilismo dell’Onu. Insomma, un vero e proprio disastro.
Lampedusa, da questo punto di vista, non segna nessun tipo di discontinuità e i lavori di infrastrutture violano quell’area bellissima già sventrata a partire dagli anni Settanta, e recentemente con l’installazione di 4 sistemi radar potentissimi. Sulla carta la base è destinata alla Dogana e al momento, a parte qualche sospetto, non ci sono documenti che possono attestare il contrario. In ogni caso, Lampedusa continua a essere utilizzata come frontiera militarizzata nel silenzio più assordante (anche grazie all’indotto prodotto dalla militarizzazione).
Dal punto di vista di politica internazionale l’unica cosa che dà un po’ di speranza è il rafforzamento dei Brics che, nell’ottica della costruzione di un soggetto politico mediterraneo che si sganci dalla Nato e dall’Ue, potrebbe essere fondamentale. Lampedusa dovrebbe dichiararsi isola di pace e contro ogni guerra, lavorare alla sua smilitarizzazione riallacciandosi alla sua “natura” profonda, ovvero isola di dialogo e liberazione e non piattaforma militare e luogo di detenzione come i potenti di ogni tempo hanno voluto.
No all’imperialismo
Canali d’ingresso regolari
Diritti e dignità ai lavoratori
Immagine: Luca Siragusa, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
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