a cura di Stefano Zecchinelli
La mobilitazione contro le politiche antipopolari del governo e il suo disegno repressivo, funzionale al sistema capitalistico e imperialistico.
“Non abbiate paura di parlare, difendete la società libera. Lottate per un mondo migliore. La cultura come strumento di liberazione da ogni forma di oppressione”. Alessandro Orsini
Il 29 novembre il sindacalismo di base (principalmente Cub e Cobas) ha indetto uno sciopero generale con una manifestazione in una piazza separata, rispetto ai sindacati confederali, rivendicando l’abbandono del binomio “Stato neoliberale-Stato penale” del governo Meloni, un protettorato asservito all’imperialismo Usa ed all’economia di guerra.
Ripercorrendo la lezione della Thatcher, Giorgia Meloni ha aperto un duplice fronte di guerra: uno interno contro il mondo del lavoro, praticando un autentico “sovversivismo delle classi dirigenti” (cit. Antonio Gramsci), l’anarco-capitalismo di Confindustria, ed uno internazionale, in posizione assolutamente subalterna a Washington e agli ultimi rantoli del fascismo sionista. Conviene citare un coraggiosissimo articolo del docente universitario di sociologia e analista di geopolitica, Alessandro Orsini:
“Contro il terrore che si diffonde nella società libera, fatemi dire alcune cose. Essendo coinvolti nel crimine politico del genocidio, Giorgia Meloni e Antonio Tajani sono due ‘criminali politici’ che hanno le mani sporche del sangue dei bambini palestinesi per avere dato a Netanyahu, a sterminio in corso, le seguenti armi: bombe, granate, siluri, mine, missili, cartucce ed altre munizioni, proiettili e loro parti, per un valore di 730.869,5 euro a dicembre 2023, quasi raddoppiati a 1.352.675 euro a gennaio 2024. Dunque, l’espressione ‘criminale politico’, riferito a Giorgia Meloni e Antonio Tajani, è resa possibile dall’uso appropriato dei concetti delle scienze sociali.” 1
Ha ragione Orsini: la sua definizione, in base alle categorie delle scienze sociali, è corretta. Le posizioni assunte dai governi di Mario Draghi e Giorgia Meloni negli scenari internazionali e le loro politiche di omologazione e repressione hanno condizionato e censurato il dibattito pubblico italiano, in una fase geopolitica delicata: chi parla fuori dal coro rischia di pagare un prezzo molto alto, persino perdere il lavoro o l’incolumità personale, anche a causa di gravi interferenze esterne, da parte di Paesi che sistematicamente colpiscono chi dissente o denuncia. L’odierna società capitalista è la “società della paura”.
Il sindacalismo di base contesta al governo fascista-liberale (in realtà una riproposizione dell’autoritarismo della Thatcher) questi punti:
- I tagli del 25% del personale scolastico, con la perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro (5.660 posti per i docenti e 2.174 per gli Ata).
- L’Autonomia differenziata che frantuma l’unitarietà della scuola, ripiegandola a mode americanocentriche ed al militarismo dell’imperialismo europeo.
- La controriforma quadriennale degli istituti professionali, che dequalifica la forza lavoro trascinandola nella bolgia infernale del lavoro precario, priva di tutela politica e sindacale.
- Il liceo “made in Italy” che depotenzierebbe lo studio, basilare, delle scienze sociali (economia, diritto, scienze politiche e sociologia).
- L’applicazione di un codice comportamentale, il quale si andrebbe a configurare come un autentico addomesticamento neoliberale, aderente alle logiche bislacche dello sfruttamento di classe e delle aggressioni imperialistiche telecomandate da Washington.
- La criminalizzazione del dissenso e il fascistoide ddl1660. Questo disegno di legge, su mandato delle centrali atlantiste, andrà a compromettere la stessa libertà di informazione, trasformando il giornalismo nel megafono dell’élite aziendale, un apparato di potere necrotizzato rispetto alle problematiche sociali.
- La sottrazione di fondi sociali e la transizione verso uno “Stato penale” per conto dell’imperialismo Usa.
- Il genocidio perpetrato da Israele nei confronti del popolo palestinese. Un crimine appoggiato dall’élite aziendale europea e dal complesso militare-industriale di tutti i Paesi nell’Occidente cleptocratico.
Nell’odierno capitalismo parassitario i luoghi di lavoro, perlopiù uffici-bunker nei sotterrai dei palazzi (una realtà che chi scrive conosce per esperienza diretta), sono degli autentici lager nella sperimentazione dei dispositivi di controllo basati sulla biopolitica, pensiamo – ed esempio – al monitoraggio della produttività nei call center. La borghesia del ventunesimo secolo ha proiettato la violenza endemica, quella derivante dalle dinamiche di accumulazione capitalista, su tutti i livelli della vita quotidiana.
L’unica soluzione è il ripristino dello “Stato sociale”, parliamo ovviamente d’uno Stato sociale dinamico e la fuoriuscita dalla Nato. Il binomio sovranità economica e indipendenza nazionale rispetto alla globalizzazione del fascismo Usa. Oggigiorno, per dirla con Ernesto Guevara “il capitalismo è il genocida più rispettato del pianeta”.
Nella piazza pisana, abbiamo raccolto la testimonianza degli attivisti sindacali.
Servizio TG ed interviste a cura di Stefano Zecchinelli («Futura Società»)
Riferimenti:
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