Contro il caos e il fondamentalismo, a difesa del popolo siriano, per una Siria laica e progressista.
Il 27 novembre, non a caso lo stesso giorno dell’avvio del cessate il fuoco in Libano, le forze fondamentaliste terroristiche di Hayat Tahrir al-Sham (precedentemente note come al-Nusra) hanno lanciato un’offensiva su larga scala alle posizioni dell’esercito siriano nelle regioni di Idlib e Aleppo, prendendo quindi il controllo delle città di Hama e di Homs, dirigendosi infine verso la capitale Damasco, ove sono entrate la mattina dell’8 dicembre, determinando la caduta del legittimo governo siriano e proclamando la fine della Repubblica Araba Siriana, multietnica e multireligiosa.
Quella condotta da Hayat Tahrir al-Sham è stata un’offensiva su ampia scala, lungo più direttrici, nella quale sono state schierate nuove armi ed equipaggiamenti, tra cui droni, lasciando intendere con chiarezza che tali forze hanno potuto agire non solo grazie all’equipaggiamento, al rifornimento e all’addestramento di potenze esterne, ma anche con un ordine di attacco concordato con i loro sponsor occidentali e regionali, in primo luogo gli Stati Uniti, determinando un esito politico, la fine del governo del Baath siriano, di orientamento laico e nazionalista progressista, a tutto vantaggio delle forze islamiste e fondamentaliste, delle ambizioni geopolitiche della Turchia di Erdogan e perfino delle mire espansionistiche dello Stato di Israele, che ha già approfittato della destabilizzazione della Siria per occupare anche il versante siriano del monte Hermon e per dichiarare che il Golan siriano resterà “per sempre” sotto occupazione israeliana.
L’iniziativa politica e diplomatica assume dunque, ora più che mai, un rilievo e una importanza decisivi. I ministri degli esteri di diversi Paesi arabi (Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Egitto, Iraq) e i rappresentanti del Processo di Astana (Russia, Turchia e Iran) si sono riuniti sabato 7 dicembre a Doha, descrivendo, nella dichiarazione finale congiunta, la prosecuzione della crisi siriana come una minaccia significativa alla sicurezza regionale e internazionale, che “richiede a tutte le parti di cercare una soluzione politica che porti alla fine delle operazioni militari e alla protezione dei civili”.
I ministri hanno inoltre espresso la necessità di avviare un processo politico completo, volto a porre fine all’escalation militare e creare le condizioni per una risoluzione pacifica della crisi, evidenziando l’importanza di difendere la Siria dal terrorismo, facilitando il ritorno volontario e sicuro dei rifugiati. L’incontro ha evidenziato l’importanza cruciale di uno stretto coordinamento e di una costante consultazione tra i Paesi partecipanti, in particolare i Paesi arabi e i componenti del Processo di Astana (Russia, Turchia e Iran) per conseguire stabilità e sicurezza durature in Siria e nell’intera regione.
Tornata al centro della scena mondiale, la Siria deve tornare anche a richiamare l’attenzione e la mobilitazione delle forze del movimento internazionale, complessivamente inteso, contro la guerra, contro l’imperialismo e per la pace, a difesa del popolo siriano e a sostegno della lotta delle forze progressiste siriane per la pace, per la giustizia sociale, per la salvaguardia della sua unità e pluralità multiculturale e multiconfessionale, per la difesa della sua integrità e indipendenza politica; ed ancora contro la guerra e contro l’imperialismo, per l’autodeterminazione dei popoli, per la fine dell’egemonismo Usa e Nato, e, per quanto riguarda il nostro Paese, per l’uscita dell’Italia dalla Nato.
Oggi più che mai, contro il caos e il fondamentalismo, a difesa del popolo siriano e a sostegno della lotta delle forze progressiste e dei comunisti siriani, per una Siria laica e progressista.
Movimento per la Rinascita Comunista, 9 dicembre 2024
Immagine: Voice of America, Public domain, via Wikimedia Commons
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