Freud – L’ultima analisi

Dal teatro al cinema

di M. M. e L. B.

Freud – L’ultima analisi è l’adattamento cinematografico per la regìa di Matt Brown, dell’omonimo dramma di Mark St. Germain, tratto dal saggio The Question of God di Armand Nicholi

Alle soglie della Seconda Guerra mondiale, mentre intorno tutto si disgrega, Sigmund Freud, interpretato da Anthony Hopkins, malato e giunto quasi alla fine della vita, incontra nella sua casa di Londra l’iconico scrittore inglese C. S. Lewis, teologo e futuro autore del ciclo di romanzi Le cronache di Narnia, impersonato da Matthew Goode; il lungo incontro e il dialogo tra i due è finzione, il racconto immagina che intraprendano uno scontro dialettico sulle grandi domande sull’esistenza, sulla ragione, su dio e come esse s’intreccino con le esistenze di ciascuno.  

“Il proprio tempo appreso col pensiero”: è la maniera più esatta per definire il gioco dialettico messo in scena, nel corso del film, da Sigmund Freud e C. S. Lewis, mentre, in un mondo fuori controllo, Hitler invade la Polonia e si apre lo scontro tragico tra democrazie liberali e totalitarismo: il male nella Storia e come salvare la libertà dell’uomo è la grande tematica, dove entrano in gioco, fede, scienza, libero arbitrio, moralità e condizione umana.

L’apologeta cristiano e il padre della psicanalisi si dimostrano convinti che il compito dell’intellettuale sia quello di: “pensare la Storia” afferma C. S. Lewis, mentre per Sigmund Freud è “conoscere per trasformare”, mettendo da parte la tentazione di aride e soporifere dispute su astratti travestimenti ideali, che risiedono soltanto in un autoritario e dogmatico Iperuranio. Così, entrambi lasciano progressivamente cadere le rispettive maschere umane costruite per difendersi dalla vita, in un serrato confronto che si fa forma aderente al reale, in cui le parole sono pietre per un ideale in grado di concretizzarsi. 

Le rispettive soggettività si fanno verità incarnata, intrisa di umori autobiografici, dove l’esperienza della Grande Guerra per C. S. Lewis e il difficile rapporto con la figlia Anna, ma anche i crudeli lutti, per Sigmund Freud stanno dentro una ferma volontà di mettersi a nudo, al di là di ogni convenzione e pregiudizio, per riconoscersi senza fraintendimenti. Il montaggio di Paul Tothill ricostruisce esperienze e traumi vissuti, vita onirica con flashback funzionali alla narrazione.

Nel tentativo di ribaltare un presente che va ostinatamente in direzione opposta a quella da loro proposta, entrambi compiono un salto nell’abisso della Storia, preludio anche di un esame di coscienza personale per trovare risposte dentro di sé, senza cedere mai alla disillusione, allo sgomento. Solo attraverso il dialogo la crescita personale diventa possibile per ciascuno di noi: infatti, entrambi s’impegnano in una appassionante “messa a nudo”, che diventa a poco a poco atto rivoluzionario e politico. 

Sempre nella finzione, mentre i due amici/nemici discettano, emerge il tormentato rapporto di Freud con la figlia Anna, interpretata da Liv Lisa Fries, psicanalista anche lei e lesbica. Infatti, s’interseca, nel dibattito e nelle storie dei due uomini, la relazione omosessuale di Anna e Dorothy, immerse nella lotta per far emergere “la propria verità interiore”… tema centrale del film.

Sigmund Freud è alla fine dei suoi giorni, malato terminale di cancro sotto morfina, non approva la relazione di Anna con Dorothy Trimble Tiffany Burlingham, anche lei psicoanalista, e conosciamo l’epilogo della sua esistenza: per porre fine alle sofferenze scelse l’eutanasia.

Una regìa classica dettata dall’aplomb del cinema inglese storico, con buone interpretazioni, dove ovviamente emerge Anthony Hopkins, sorretta da una buona sceneggiatura che stimola la riflessione incessante, nella luce della fotografia di Ben Smithard, che avvolge lo scavo interiore del metodo psicoanalitico e quello introspettivo spirituale alla sant’Agostino per dis-velare i meccanismi del nostro modo di conoscere, ovvero di pensare. 

Anche se è tutto giocato sull’immaginazione, il confronto diventa davvero verità di pensiero. 

Interessantissimo, ma il mondo oggi è ancora una volta fuori controllo, occorrono anche altre categorie di analisi che i due personaggi ignorano, una per tutte da cui partire: l’imperialismo. 

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