Ostaggi e successi governativi

di Norberto Natali

Il doppio standard dell’Occidente riguardo al valore della vita umana.

Anche per noi comunisti è una buona notizia che una persona sia uscita dalla carcerazione, anche perché (coerentemente con la nostra Costituzione) chiunque va considerato innocente fino a condanna definitiva o a dimostrazione della sua colpevolezza al di là di ogni dubbio. Noi siamo così, diversamente dall’etica della borghesia imperialista che è cinica e barbara: tra innumerevoli esempi che potrei fare in proposito, ne ricordo uno piccolo, di quell’importante rabbino israeliano che gioì per il tragico terremoto che nove anni fa sconvolse il Lazio, l’Umbria e altre zone dell’Italia centrale. A suo dire, si trattò di una meritata punizione divina poiché – qualche tempo prima – il nostro Parlamento aveva approvato una legge contro la discriminazione (se ben ricordo) degli omosessuali. 

A maggior ragione non ci dispiace affatto il profondo sollievo di due genitori che erano in pena per una figlia. La loro comprensibile felicità – lo hanno ammesso loro stessi e tutti gli altri protagonisti di questa vicenda – deriverebbe dal tempestivo impegno di tutte le principali componenti delle nostre istituzioni che hanno operato al massimo delle loro risorse e possibilità per ottenere il rilascio. 

Il problema, piuttosto, è di tutti quelli che hanno approfittato anche di questo caso, per fare propaganda di guerra e alimentare l’odio contro l’Iran come tutti gli altri popoli e i Paesi che non piacciono alle grandi potenze bancarie e ai monopoli finanziari “dell’Occidente”. Il rilascio della giovane giornalista, accompagnato dalla constatazione che sembra comunque in ottima forma, non era prevedibile, stando alle descrizioni e previsioni di questa gente. 

I signori Sala, sono persone importanti, di successo. 

Il papà della giovane Cecilia è un noto esponente del mondo bancario: già quarant’anni fa era un alto funzionario dell’Imi (Istituto mobiliare italiano) e di Fideuram, circa vent’anni fa ha avuto responsabilità di vertice per l’Italia nella J. P. Morgan e attualmente ha importanti incarichi collegati al Monte dei Paschi di Siena e ad alcuni “think tank”, così la borghesia chiama certi suoi centri di studi strategici; è, inoltre, collegato (non c’è nulla di male, in sé) ai vertici di Forza Italia. Anche la mamma è una “imprenditrice”, noi diremmo una capitalista. 

Insomma, una ricca famigliola appartenente alla più ristretta cerchia della classe al potere in Italia (e “nell’Occidente”). In passato – sarà solo una coincidenza – quando a trovarsi in situazioni accostabili a quelle di Cecilia Sala furono donne o uomini di famiglie meno ricche e potenti, non mi sembra che ci fu tanta “sveltezza” e premura da parte di certe istituzioni. 

Tuttora, ci sono diverse mamme italiane – ma si tratta di “poveracce” – che lamentano disperatamente di avere i figli dispersi – probabilmente maltrattati – in carceri di vari continenti. Molti di questi (ma non tutti) sono accusati, alcuni senza condanna definitiva, di reati connessi al traffico di droga. In qualche caso le accuse saranno senz’altro vere e le condanne meritate ma perché escludere che alcuni di questi siano detenuti ingiustamente tanto quanto si è detto per la signora Sala? Perché lei è stata definita subito, forse mettendo anche a repentaglio eventuali trattative, un “ostaggio”: alcuni di questi giovani italiani non potrebbero essere ostaggio o vittime di macchinazione di mafie o potentati locali? Non potrebbero esserne dei capri espiatori? Quanto si sono interessate (e con quale celerità) le istituzioni dirette da questo governo o dai suoi predecessori per tanti casi che vedono in cella gente di famiglie povere, non appartenenti alla cerchia più privilegiata della classe al potere? 

Quelli che per fare propaganda di guerra (non per sensibilità verso le sofferenze di una donna o dei suoi genitori) dilungandosi sull’inciviltà e la crudeltà (che personalmente non sono in grado né di confermare né di smentire) delle carceri iraniane non si sono neanche vergognati di farlo nonostante nelle nostre carceri, solo in un anno, si sono suicidati quasi un centinaio di detenuti e anche diversi agenti della polizia penitenziaria, a sottolineare la durezza delle loro stesse condizioni di lavoro.

Nelle prossime settimane (o forse mesi) succederanno alcuni fatti che ci consentiranno di capire meglio il reale significato di alcuni avvenimenti delle ultime settimane, compreso il viaggio della Meloni da Trump. 

Per quanto riguarda il coro trionfalistico e surreale di maggioranza e opposizione, quello che da ieri esalta il successo del lavoro di squadra e le grandi capacità di chi ha consentito il ritorno a casa di Cecilia Sala, per noi è un’involontaria confessione. La confessione che di 1.500 lavoratrici e lavoratori che muoiono ogni anno non gliene frega nulla. Per tante operaie, per tante lavoratrici (spesso giovani anche più della Sala) non è mai stato neanche pensato alcun brillante e celere lavoro di squadra di alcuna istituzione. 

La classe al potere cui appartiene la famiglia Sala ci guadagna sulle condizioni che portano sistematicamente alla morte migliaia di persone che tiene in ostaggio nelle proprie aziende, grazie al clima di ricatto, di paura, di oppressione che dilaga nei posti di lavoro. Potrei continuare con altri esempi ma ci siamo intesi lo stesso. 

Un altro motivo per cui saluto con favore questo risultato delle nostre istituzioni e il ritorno a casa della giornalista Sala è che ciò permette di discutere il suo lavoro e le sue posizioni. Si è mai preoccupata, come giornalista, di Assange, ha mai protestato per la libertà di stampa minacciata dalle persecuzioni di questo giornalista e dal tentativo di mandarlo all’ergastolo per le notizie (vere) che ha diffuso? Lei ha scritto numerosi articoli per preparare l’opinione pubblica alla guerra contro la Russia, la Cina, l’Iran, rilanciando i cavalli di battaglia mediatici utilizzati dalla sua stessa classe di appartenenza: ha mai pensato (come fa spesso anche il papa) a quanta gente, a quanti genitori, ragazze, bambini soffriranno e moriranno se continua questa precipitazione verso la guerra mondiale?

I ricchi signori Sala hanno mai detto qualcosa sul grado di democrazia o civiltà nel quale sono costretti a vivere milioni di uomini e donne a Gaza e in tutta la Palestina? Si sono mai preoccupati per le decine di migliaia di donne palestinesi a cui i propri figli sono stati uccisi o vengono tenuti in carcere anche all’età di 12 anni? 

Immagine: foto di pubblico dominio tratta dal profilo Instagram di Anila Grishaj, giovane donna assassinata nell’autunno 2023 in una fabbrica veneta, perché un macchinario le ha schiacciato le vertebre cervicali.

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