di Paula Perez*
La denuncia di alcuni portavoce della causa mapuche in terra di Sicilia che si esplica in una serie di eventi organizzati dal basso: si è parlato della causa autonomista mapuche, che si batte nell’America del Sud per il recupero territoriale, per elaborare una proposta di liberazione autonomista schierandosi in prima linea contro il capitale estrattivo delle imprese forestali e contro le pretese dei grandi proprietari terrieri. Rimarcata la repressione e le persecuzioni subite, la militarizzazione del territorio, con focus sulla situazione dei cento prigionieri politici mapuche.
Nelle scorse settimane, la lamngen (“sorella” in lingua mapudungun) Pilar Curillàn, portavoce dei prigionieri politici mapuche Cam (caso Lautaro), è stata in Sicilia partecipando a diverse iniziative. Nel corso di questi eventi ha incontrato diversi gruppi e organizzazioni che hanno espresso la loro solidarietà (tra i quali il collettivo Terra Insumisa di Alcamo, gli studenti universitari che postulano l’indipendenza siciliana, e il Laboratorio Andrea Ballarò).

È stata l’occasione per far conoscere il movimento autonomista mapuche, che si batte per il recupero territoriale per elaborare una proposta di liberazione autonomista, contro il capitale estrattivo delle imprese forestali e dei grandi proprietari terrieri.
Sono state denunciate la repressione, la militarizzazione del territorio, l’applicazione di leggi di persecuzione e la situazione dei circa 100 prigionieri politici mapuche.

È stata menzionata la dimensione culturale e spirituale della lotta, la necessità di autodifesa, nonché le radici storiche del conflitto (occupazione e guerra di sterminio, perpetrate dagli Stati cileno e argentino alla fine del XIX secolo), che ha generato espropriazione, miseria e migrazione forzata, discriminazione e sradicamento culturale.

Lo Stato del Cile viene denunciato come razzista e coloniale, i processi giudiziari esplicati senza garanzie, poiché viene applicata la “legge penale del nemico” e i weichafe (“combattenti”) vengono condannati – senza prove, arbitrariamente – a pene detentive elevate.

Ha partecipato virtualmente, tramite collegamento in remoto, la lamngen Javiera Plaza, portavoce politico del Ppm Cam, che ha fatto riferimento alla storia dell’organizzazione mapuche Coordinadora Arauco-Malleco (Cam), all’offensiva neofascista nel territorio, e alla situazione del lamngen Héctor Llaitul, portavoce e fondatore del Cam, che è stato condannato a 24 anni di carcere, condanna questa eminentemente politica, poiché nei suoi confronti è stata applicata la legge sulla Sicurezza dello Stato, per le sue dichiarazioni e per il suo ruolo di portavoce storico. La sua difesa presenterà ricorso alla Corte interamericana dei diritti umani e alle organizzazioni per i diritti umani legate alle Nazioni Unite, nel quadro della denuncia sulla criminalizzazione della causa mapuche e sulla persecuzione dei leader mapuche, denunciando come i tribunali cileni agiscano improntati al colonialismo e al razzismo più profondo che ancora sostiene le istituzioni, definite oppressive nei confronti dei popoli indigeni.

Infine, si sono commemorati i weichafe Alex Lemun, Matías Catrileo e Toño Marchant, militanti Cam assassinati dalla polizia militarizzata dello Stato del Cile e si è espressa la necessità di rendere più visibile la lotta autonomista mapuche, assolutamente legittima e giusta facendo appello alla solidarietà internazionale con la causa mapuche.
* Rete internazionale di sostegno ai prigionieri politici mapuche Cam
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