Donald Trump, il nuovo “tecno-feudalesimo” Usa è destinato alla sconfitta

 di Stefano Zecchinelli

L’elezione di Trump s’inserisce all’interno del paradigma tecnocratico Usa, in perfetta continuità con gli assassinii di massa finanziati dalle famiglie Biden e Clinton. Gli Usa non sono una democrazia, ma una statocrazia (com’ha spiegato il Premio Pulitzer Chris Hedges) in cui le decisioni più importanti vengono prese da Cia e Pentagono: dopo aver permesso ai “democratici” d’insanguinare i 3/4 del pianeta, il complesso militare-industriale muta orientamento strategico senza discostarsi dal detto – rovesciando Terenzio – “niente di ciò che è disumano, m’è estraneo”. 

La cerimonia d’insediamento di Donald Trump è avvenuta al cospetto di tre magnati delle Big Tech, gli apparati tecnocratici che stanno accelerando la transizione dal “capitalismo parassitario” a quello della “sorveglianza globale”: Bezos, Musk e Zuckerberg i quali, snobbando il vertice di Davos, hanno omaggiato il rieletto Führer alla guida del complesso militare-industriale Usa. Che cos’è il trumpismo? In politica internazionale una risposta del Pentagono alle proprie sconfitte strategiche, Siria (2016) e Ucraina (2024), mentre in politica interna un mix di “anarco-capitalismo” e suprematismo etnico, una concezione anacronistica d’intendere lo sfruttamento la cui modernizzazione è stata affidata a Elon Musk.

L’origine fascista del transumanesimo di Elon Musk

Come risposta alla crisi del ’29, l’economista Thorstein Veblen, polemizzando con gli economisti classici, prese in esame le motivazioni dei compratori. Cercò di dimostrare come l’uomo, organico a una società sfruttatrice, voglia semplicemente conformare la propria superiorità sociale. Per questa ragione, sistematizzò il cosiddetto “effetto Veblen”, secondo cui più il prezzo di un bene aumenta quando più aumenta il suo consumo. Il populismo anticomunista di Veblen, annoverato da alcuni storici nella corrente “anticapitalista di destra”, divenne alla base del movimento tecnocratico di Howard Scott. 

Questa concezione della politica, secondo cui il potere doveva essere amministrato dai tecnici, s’affermò nel regime fascista di Philippe Pétain con l’esoterista Raymond Abellio (successivamente amico personale di Mitterrand) e Jean Coutrot, il vero antesignano del cyber-umanesimo di Musk. Sia per Coutrot quanto per Musk bisogna andare “oltre l’uomo”, ovvero l’umanità è, interpretando questa corrente di pensiero bislacca, antiquata. I transumanisti, raccogliendo l’eredità neocoloniale puritana, erano convinti che il continente americano fosse un blocco monolitico: purificato etnicamente dai suoi storici abitanti, l’élite capitalista Usa avrebbe trasformato l’America nel laboratorio d’una concezione del potere cinica, contrapposta al mondo delle idee. L’ideocrazia religiosa divenne, negli anni ’30 e ’40, la matrice ideologica del neoconservatorismo di Leo Strauss e James Burnham: il primo plagiò Federico Nietzsche, il secondo rinnegò Leon Trotsky fondando la Cia e diventandone ideologo. 

L’analista strategico Thierry Meyssan, presidente della Rete Voltaire, ci dà ulteriori informazioni disaminando la genesi storica del transumanesimo:

“I leader del ramo canadese del movimento, il chiroterapeuta Joshua Haldeman, fu arrestato durante la Seconda Guerra mondiale per aver sostenuto la neutralità nei confronti della Germania nazista. In realtà era favorevole a Hitler e antisemita. Dopo la guerra si trasferì in Sudafrica, attratto dal regime dell’apartheid. Suo nipote è nientemeno che Elon Musk”.1

La contraddizione principale non sta né in Trump e nemmeno in Elon Musk, ma negli Usa: il gendarme globale utilizza le categorie politiche come un preservativo, dichiarando guerra al mondo del lavoro. Il gruppo Maga e la violenza dei “dem” senza tacchi a spillo (per dirla con la giornalista australiana Caitlin Johnstone). 

Il gruppo Maga dichiara guerra all’Eurasia

“Trump 2.0 – un mix di wrestling professionale e Mma giocato in una gigantesca gabbia planetaria – è in programma a partire da lunedì prossimo”, Pepe Escobar.

Donald Trump ha contrapposto al deep state tradizionale, un suo deep state figlio della propria personalità megalomane. Se la Clinton è, per dirla col sociologo marxista James Petras, una sociopatica guerrafondaia, Trump è indubbiamente un narcisista organico alla visione del mondo suprematista dello statunitense medio. Ideologicamente vicino al pensiero isolazionista del presidente Andrew Jackson, Trump, dal suo primo mandato, venne preso in custodia dagli “anarco-capitalisti” del Cato Institute e dai razzisti dell’Alt-Right: queste due tendenze rappresentano le anime del trumpismo, quella neoliberale e la fazione fascistoide. “Partito democratico” (reo d’aver bombardato i Paesi più poveri del mondo) e Trump: non abbiamo un “meno peggio”, ma, citando Stalin, “entrambe le scelte sono peggiori”. 

L’amministrazione democratica, appoggiando il governo ucraino-nazista e gli ultimi rantoli del fascismo ebraico, ha rilanciato la dottrina della “guerra eterna” contro l’Eurasia. Le guerre del ventunesimo secolo (com’ha spiegato il giornalista investigativo Julian Assange) non vengono scatenate per essere vinte, ma per gettare intere aree geografiche nel caos. Obama e Biden, col rovesciamento della Siria baathista, hanno dichiarato guerra all’idea stessa di civiltà. La dottrina Trump, invece, vorrebbe sostituire la sudditanza militare con quella economica: gli Usa passerebbero da gendarme mondiale (in questo, Obama ha realmente seguito le orme di Hitler) a strozzino del pianeta. 

Qual è la (reale) ragione del rilancio della dottrina Monroe da parte di Donald Trump? Leggiamo il giornalista investigativo Pepe Escobar:

“Trump 2.0 mira a prendere il comando del sistema finanziario globale, del controllo del commercio mondiale di petrolio e delle forniture di Gnl e delle piattaforme mediatiche strategiche. Trump 2.0 si sta preparando a essere un esercizio prolungato della capacità di danneggiare l’Altro. Qualsiasi altro. Acquisizioni forzate – e “blood on the tracks”. È così che ‘negoziamo’.

Con Trump 2.0, l’infrastruttura tecnologica globale deve funzionare con software statunitense, non solo sul fronte dei profitti ma anche su quello delle spie. I chip di dati dell’intelligenza artificiale devono essere solo americani. I centri dati Ai devono essere controllati solo dall’America.

Il ‘libero commercio’ e la ‘globalizzazione’? Sono per i perdenti. Benvenuti nel mercantilismo neoimperiale e tecno-feudale, alimentato dalla supremazia tecnologica degli Stati Uniti.

Il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Michael Waltz, ha fatto i nomi di alcuni dei prossimi obiettivi: Groenlandia; Canada; cartelli [della droga] assortiti; Artico; Golfo d’‘America’; petrolio e gas; minerali di terre rare. Tutto in nome del rafforzamento della ‘sicurezza nazionale’”.2

Escobar parla di “tecno-feudalesimo” ripiegato alla proiezione geopolitica dell’unilateralismo Usa; la definizione utilizzata dal grande giornalista brasiliano ci aiuta a comprendere l’orientamento strategico del connubio fra Big Tech (menzionate all’inizio dell’articolo) e Trump. In questa concezione bislacca della geo-economia, la guerra commerciale è soltanto un segmento dell’imperialismo economico. Il gruppo Maga e Trump 2.0 saranno l’applicazione (per dirla con Escobar) “d’un disordine poststorico”. Il capitalismo non ha mutato la propria essenza: guerra, corruzione e sfruttamento. L’imperialismo Usa e quello israeliano hanno perso la guerra in Ucraina e a Gaza: Hamas, ispirandosi all’antifascismo reale (non quello da operetta della “sinistra zombie”) dell’Operazione speciale Z, ha dimostrato come un popolo intero in armi possa vincere contro un esercito di mercenari. La dittatura liberal-globalista dei “dem”, un super clan di cleptocrati oligofrenici “politicamente corretti”, ha connotato gli Usa in quanto impero delle banane, adesso sta al megalomane Trump cambiare paradigma geopolitico per ritardare il collasso. 

Il presidente Trump è un reazionario destinato al fallimento. Il progredire dell’Operazione militare speciale Z, proprio sul versante euroasiatico, diventerà antesignana di nuove rivoluzioni antimperialiste gettando nella spazzatura della storia tutte le ideologie che generano oppressione. 

Note:

1 https://www.voltairenet.org/article221697.html
2 https://comedonchisciotte.org/ti-faccio-il-maga-baby/

Immagine: The Trump White House, Public domain, via Wikimedia Commons

Lascia un commento

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑