di Leonardo Sinigaglia
A partire dallo scioglimento del Partito Comunista Italiano e dalla sua formale trasformazione nel centrosinistra, la questione comunista italiana è stata affrontata da una molteplicità di partiti, movimenti e individui tutti, più o meno, animati dalla volontà di ricostruire una presenza comunista organizzata nella vita politica del nostro Paese, qualcosa che si sentiva come necessario. La totalità di questi organismi ha dato vita a progetti velleitari, segnati da deformazioni ideologiche, dall’adesione, aperta o celata, a una visione del mondo filoimperialista e filostatunitense, dal personalismo e dalla totale separazione dal movimento reale delle masse italiane. Ciò ha portato all’attuale irrilevanza dei comunisti in Italia, un qualcosa di ancor più vergognoso se si tiene conto dell’oggettiva crescita della consapevolezza politica delle masse, spesso ben più avanzate dei “migliori” dirigenti “comunisti” italiani. Ma questa situazione stride anche con il periodo florido che il movimento comunista internazionale sta attraversando.
Il marxismo vive a livello mondiale un periodo di grande vitalità, forza e attrattività. Centinaia di partiti e Paesi guardano alla Repubblica Popolare Cinese e al Partito Comunista Cinese come portatori di un virtuoso esempio per quanto riguarda la creazione di un percorso autonomo di sviluppo e modernizzazione, la difesa dell’indipendenza nazionale e la costruzione di una prosperità condivisa. Ciò può apparire surreale non solo in Italia ma nell’intero Occidente, in quanto si è abituati a una pluralità di partiti, collettivi e organizzazioni a vario titolo “comuniste” privi di qualsiasi riconoscimento, simpatia o stima tra le masse, che li guardano con indifferenza se non con ostilità. Ciò si spiega, principalmente, con due motivi:
1- i “marxisti occidentali” vivono in una bolla autoreferenziale, un microcosmo artificiale privo di punti di contatto con la realtà. Per questo, non è per loro possibile verificare nei fatti le proprie idee che rimangono, tra l’altro, completamente sconnesse dagli sviluppi teorici internazionali e dal procedere storico di quasi otto miliardi di esseri umani;
2- il “movimento comunista” italiano e occidentale si è trasformato in un qualcosa a metà tra un’associazione reducistica e il “braccio armato” dei liberal-progressisti. Alla riprova dei fatti, parte significativa del “movimento comunista” italiano e occidentale si pone al di fuori del movimento comunista internazionale, materialmente contrapposto a esso sia dal punto di vista pratico che teorico. Non si contano i partiti, i movimenti e i collettivi impegnati a sostenere “da sinistra”, tramite l’assurda retorica degli “opposti imperialismi”, la guerra per procura della Nato in Ucraina, a diffondere le menzogne della propaganda Usa sulla Repubblica Popolare Cinese, a sostenere movimenti culturali e ideologici antimarxisti e invisi alle masse popolari, a lottare in maniera accanita per prevenire qualsiasi presa di coscienza in merito alla questione politica dell’indipendenza nazionale.
Osservando la realtà, si deve riscontrare come i partiti comunisti più grandi e influenti al mondo, sia quelli che governano interi Paesi, sia quelli che giocano un ruolo chiave nella propria politica nazionale, non abbiano nulla in comune con la grande maggioranza dei “comunisti” nostrani, se non un generico richiamo iconografico.
L’epoca attuale, segnata da grandi cambiamenti mai visti in un secolo, vede in Italia la grande assenza di un’organizzazione politica capace di dare una lettura corretta della realtà e di mobilitare le forze progressive del Paese attorno alle centrali questioni dello sviluppo e dell’indipendenza nazionale, elementi necessari e costituenti di un percorso di costruzione socialista. Un’organizzazione del genere non può che avere il materialismo dialettico come concezione del mondo e non può che fondarsi sull’analisi marxista più aggiornata e all’avanguardia. Essa dovrebbe essere un partito comunista, nell’essenza prima che nell’estetica, ma al fine della costruzione di questo si impongono due imperativi ineludibili:
1. in Italia il movimento comunista deve essere ricreato da zero, occorre sgombrare il campo dalle infiltrazioni trotskiste e anarchiche, dai nostalgici degli anni ’70, dagli operaisti, dai “contestatori”, dagli habitué di circoli, dai militanti di professione e “antifa” vari per poter condurre un’opera di ri-popolarizzazione del marxismo, renderlo nuovamente un qualcosa di conosciuto e apprezzato dalle persone comuni, dai lavoratori, dalle famiglie di questo Paese, sottrarlo al monopolio di studenti universitari liberali e di bohémien innamorati del degrado urbano. Ciò non costituisce certo un invito a “buttar via il bambino con l’acqua sporca”, né a emarginare aprioristicamente singoli o gruppi provenienti dall’area della cosiddetta “estrema sinistra”, ma impone a questi ultimi una netta presa di coscienza sulla necessità inevitabile di tranciare ogni legame e bruciare ogni ponte proprio con quell’area, le sue ritualità e la sua (distorta) visione del mondo. Solo in questo modo si potrà onorare la tradizione rivoluzionaria di generazioni di rivoluzionari italiani, della parte migliore di questo Paese, e, conseguentemente, riportare in alto la bandiera del marxismo, ora immersa nel fango della cosiddetta “estrema sinistra” e completamente assente dal movimento reale delle masse. La transizione rivoluzionaria che attraversa il mondo e che caratterizza la nostra epoca è particolarmente propizia a ciò, in quanto solo l’analisi marxista permette di valutare correttamente i processi in corso e di contestualizzarli nel generale superamento storico del capitalismo giunto alla sua fase imperialista a favore della progressiva estensione del sistema socialista su scala internazionale. Gli italiani che si rifanno al movimento comunista internazionale e al pensiero marxista devono, quindi, abbandonare ogni remora e ogni “pudore”, così come ogni “timore reverenziale” verso la cosiddetta “estrema sinistra”, i suoi giudizi e le sue condanne, e riconoscerla per ciò che realmente è: un peso morto da abbandonare al suo destino.
2. Non può esistere un rinnovato movimento comunista in Italia senza la prioritaria costruzione di un grande campo patriottico dedito politicamente alla lotta di liberazione nazionale e culturalmente allo sviluppo di quelle risorse culturali che millenni di civiltà italiana ci hanno donato per permettere l’edificazione di un’Italia indipendente, socialista e capace di esistere nel nascente mondo multipolare e di partecipare alla costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso. Questo campo patriottico deve comprendere tutte le forze politiche, sociali e culturali materialmente opposte all’egemonia statunitense e allo stato di subordinazione del nostro Paese. Al fine della sua costruzione non è utile far riferimento ad aree politiche desuete e sconnesse dalla realtà materiale italiana, ma serve, invece, concentrarsi soprattutto sulle forze multiformi e originali nate nel nostro Paese a seguito della crisi iniziata nel 2008, proseguita nel decennio successivo sotto i vari “governi tecnici”, catalizzata dal periodo pandemico e dall’esplosione militare delle contraddizioni tra unipolarismo e multipolarismo.
Al fine della costruzione del socialismo in Italia, Paese semicoloniale privato di qualsiasi autonomia e condannato alla progressiva spoliazione di ogni risorsa per mano del capitale monopolistico finanziario facente capo al regime di Washington, è necessario che i comunisti riconoscano la priorità strategica della lotta per la liberazione nazionale, essendo quella tra imperialismo e indipendenza nazionale, ossia tra unipolarismo e mondo multipolare, la contraddizione principale dei nostri tempi. I comunisti non devono limitarsi a organizzarsi in partito, ma devono porsi alla guida, da subito e per merito, di tutte le forze sociali e politiche del Paese orientate alla liberazione nazionale. Questa è la sola prospettiva che permette di rompere l’isolamento dei comunisti italiani: non serve tanto guardare alle decadenti e autoreferenziali aree di “compagni” più o meno coerenti, ma alle masse italiane. Mi auguro per questo che il processo di costruzione del partito comunista iniziato dal progetto di “Prospettiva Unitaria” sappia muoversi in questa direzione.
Immagine: Foto di Luca Di Ciaccio su Flickr, 49830318461
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