Il tempo dello smantellamento delle istituzioni democratiche

di Lorenzo Fascì

L’attacco all’indipendenza della magistratura legato alla sentenza sugli avvenimenti legati alla nave Diciotti, oltre che ribadire la connotazione razzista delle politiche del nostro governo, denota un tentativo di disconoscere i principi costituzionali attraverso la rottura dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.

La Corte di cassazione civile, giudicando a sezioni unite, con ordinanza, 7 marzo 2025, n. 5992 ha disposto la condanna del governo italiano al risarcimento dei danni non patrimoniali patiti in occasione dell’illegittima restrizione della libertà personale avvenuta a bordo della nave Diciotti a causa del mancato consenso all’attracco della nave nei porti italiani”.

Appena avuta notizia di detta pronuncia Il presidente del Consiglio e anche altri ministri del governo italiano hanno scatenato epiteti e commenti offensivi nei confronti dei giudici della Corte di cassazione.

E così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – pur confessando di non aver letto per intero la sentenza (con grave gaffe terminologica ha parlato di sentenza ma è un’ordinanza) – ha affermato come la stessa “non sia assolutamente non condivisibile”.

Maggiormente offensivo è, poi, stato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, il quale ha commentato così la pronuncia: “Sentenza vergognosa, mi sembra un’altra invasione di campo indebita. Se c’è qualche giudice che ama così tanto i clandestini, li accolga un po’ a casa sua e li mantenga. Chissà se di fronte allo splendido palazzo della Cassazione allestissero un bel campo rom e un bel centro profughi, magari qualcuno cambierebbe idea”. 

Fa eco il ministro della Giustizia Nordio il quale, dimenticando di aver ricoperto massimi incarichi nella magistratura, ha ulteriormente affermato: “se noi introducessimo il principio che queste persone, anche entrando in Italia illegalmente, hanno diritto a risarcimenti finanziari, le nostre finanze andrebbero in rovina”, e ha aggiunto che “ci sono momenti in cui il giudice, pur mantenendo il suo rigore, deve anche avere una visione d’ insieme, che non si limiti al caso singolo”.

La Lega ha aggiunto: “Paghino i giudici se amano i clandestini”. 

Insomma, i massimi organi dello Stato si sono scatenati contro il massimo organo della Giustizia.

Davvero aberrante e sconcertante, tanto da lasciare tutti coloro che credono nella democrazia e nel valore delle istituzioni democratiche fortemente indignati.

Certo, non è la prima volta che organi del governo prendono di mira organi della Giustizia, basti ricordare quanti epiteti i rappresentanti del governo hanno esternato contro la Corte d’Appello di Roma “rea” di aver annullato i trasferimenti di alcuni migranti nel centro creato in Albania.

Ma questa volta non è un attacco qualunque, è un attacco al massimo organo della Giustizia.

Immediata è stata la reazione della magistratura e dell’Anm ma, probabilmente per la prima volta, ad alzare un muro a freno di questo attacco sconsiderato è intervenuta anche l’Unione delle camere penali (massimo organo dell’avvocatura penale) che ha immediatamente precisato: “L’autonomia e l’indipendenza della funzione giudiziaria vanno garantite, tutelate e difese non solo in quanto principi costituzionali ma anche nell’esercizio quotidiano della giurisdizione”.

Parti diverse della Giustizia che fanno quadrato e coralmente si alzano a diesa dell’autonomia della magistratura. 

Ma forse non si riesce a comprendere fino in fondo la gravità di questo comportamento se non si ricorda cosa è la Corte di cassazione e soprattutto la Corte di cassazione a sezioni unite.

L’art. 65 del nostro ordinamento giudiziario (Regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12) definisce la Corte di cassazione quale “organo supremo di Giustizia”, e le attribuisce il compito di assicurare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti tra le giurisdizioni. Per questo motivo la Corte di cassazione è giudice di legittimità.

Che cosa significa “sezioni unite”? 

Si tratta di una particolare conformazione del Collegio giudicante in Corte di cassazione, che per legge è investito di funzioni fondamentali per il perseguimento del fine interpretativo delle leggi che l’ordinamento attribuisce alla più alta autorità giurisdizionale. La funzione interpretativa e unificatrice del diritto è finalizzata a garantire la certezza nell’interpretazione della legge. 

L’enciclopedia Treccani definisce la Corte di cassazione come  organo supremo della Giustizia che assicura l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni.

La presente disamina non può che concludersi con l’origine, con il momento generatore di tale organo di Giustizia e, necessariamente, si deve rappresentare l’importanza con le parole di Piero Calamandrei che sicuramente è stato il giurista più autorevole ma anche l’emblema del diritto come forma più alta della democrazia e che, nel 1920 , elaborò un modello teorico di Corte suprema, al quale si sarebbe ispirata la nostra Corte di cassazione e la cui funzione fondamentale sarebbe stata quella di assicurare l’“esatta osservanza” e l’“uniforme interpretazione” della legge.

Probabilmente, gli attuali ministri – purtroppo anche il ministro Nordio, già ex magistrato – non conoscono genesi, natura e importanza della Corte di cassazione nel nostro ordinamento; altrimenti, non avrebbero giammai potuto esternare così gravi accuse avverso la pronuncia delle sezioni unite della Corte di cassazione.

Perché, tentare di scalfire l’autonomia della magistratura, significa proporre un attacco alla Costituzione atteso che l’autonomia della magistratura è un principio costituzionalmente garantito: art. 104: “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.

E, in effetti, siamo convinti che questo attacco all’indipendenza della magistratura abbia come obiettivo recondito quello di disconoscere i principi costituzionali; quello di rompere l’equilibrio tra i poteri dello Stato; quell’equilibrio che, i Padri costituenti hanno voluto come struttura dello “Stato democratico” in alternativa alla dittatura fascista.

Crediamo che non si può rimanere indifferenti davanti a un così grave tentativo.

Non basta nemmeno la sola indignazione, certamente esistente in tanti cittadini e istituzioni.

Un grande dirigente comunista, negli ultimi anni della sua vita scrisse un libro che intitolò proprio Indignarsi non basta.

In questo senso non riusciamo a comprendere come le forze progressiste presenti in Parlamento non abbiano alzato una voce corale e forte; non abbiano chiesto le dimissioni del governo; non abbiano per nulla manifestato il dissenso.

Crediamo che come Prospettiva Unitaria dobbiamo necessariamente avviare una iniziativa politica forte e decisa per smuovere le coscienze e superare l’abulia delle forze politiche e dei cittadini tutti.

Immagine: Francesco Placco, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0&gt;, via Wikimedia Commons

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