di Luigi Basile
La ripresa dei bombardamenti e degli attacchi di terra a Gaza richiede un rilancio massiccio della mobilitazione contro la feroce e vile aggressione di un popolo ridotto allo stremo, con la complicità degli Stati Uniti e la vergognosa indifferenza dell’Unione europea, anche attraverso la campagna di boicottaggio dei prodotti e delle aziende israeliane e dei loro finanziatori.
L’aggressione, la strage, il genocidio in terra di Palestina, ad opera delle forze armate israeliane e del regime nazisionista continuano, con la complicità degli Stati Uniti, che vergognosamente forniscono sostegno militare ed economico, oltre che copertura politica, a questo assassinio di massa, alle pulizie etniche e alla distruzione sistematica della Striscia di Gaza, segnando una criminale continuità tra la linea di Trump e quella di Biden, nella colpevole (servile e interessata allo stesso tempo) indifferenza dell’Unione europea e della maggioranza dei suoi Stati membro (in primis l’Italia del governo Meloni), della Gran Bretagna e di gran parte dell’Occidente.
Durante la “tregua” delle scorse settimane non sono affatto mancate minacce da parte di Netanyahu e del suo governo, che alla fine non ha rispettato gli accordi sullo scambio di prigionieri, ed attacchi dell’esercito israeliano.
Adesso però i bombardamenti sono ripresi massicciamente, colpendo, ancora una volta, civili stremati da un anno e mezzo di incursioni indiscriminate e di veri e propri attacchi terroristici da parte di Israele – dopo mesi, anni, decenni di occupazione, colonizzazione e continue violenze – che sta mettendo in atto un allucinante piano di sterminio, di torture organizzate, affamando, assetando, lasciando senza cure, aiuti e rifornimenti esterni, e senza alcuna via di scampo, donne, uomini, bambini palestinesi, un intero popolo che nonostante tutto coraggiosamente e disperatemente resiste, come sempre.
Nonostante le condanne dell’Onu e delle altre agenzie internazionali, le denunce di associazioni ed osservatori indipendenti, la ferma presa di posizione di diversi Paesi non allineati alla logica imperialistica e di guerra del fronte atlantista e non subalterni agli Stati Uniti, come Cina, Cuba, Venezuela, Russia, oltre all’Iran, ma anche le posizioni critiche di Irlanda, Croazia, Spagna, e nonostante il mandato di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità della Corte Penale Internazionale nei confronti di Benyamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, su esposto presentato da centinaia di giuristi e avvocati, organizzazioni per i diritti umani e dal governo del Sudafrica, a cui si sono aggiunti Colombia ed altri, nonostante le numerose e partecipatissime manifestazioni di protesta andate in scena ripetutamente in tutto il mondo, il tiranno con la stella di David continua indisturbato la sua feroce e vile aggressione, protetto dalle oligarchie occidentali e dai politicanti che occupano le istituzioni in Europa e Nord America e dai mezzi di comunicazione, salvo rare eccezioni insieme all’attività costante degli organi di controinformazione, sempre pronti a mettere in essere censura, disinformazione e propaganda.
Così il 18 marzo è scattato, con il placet di Washington, un raid simultaneo di Israele su 100 obiettivi, in particolare sui campi profughi di Khan Younis, Gaza City e vicino al confine con l’Egitto, che ha provocato quasi 500 morti, di cui 170 bambini. Un attacco volto a creare il maggior numero di vittime possibile, essendo stato effettuato in periodo di Ramadan, in un orario in cui le famiglie si riuniscono per consumare i poverissimi pasti di fortuna. L’ennessimo orrore disumano, proseguito anche nei giorni successivi con bombardamenti e attacchi di terra, che nel giro di 72 ore ha portato il bilancio dei morti a oltre 600, dei quali almeno 200 bambini. E in queste ore vengono prospettati nuovi attacchi pure in Libano.
Ma la tempistica dell’incursione risponde anche ad esigenze personali e “politiche” interne di Netanyahu, che proprio martedì doveva comparire davanti al Tribunale di Tel Aviv per rispondere alle accuse di corruzione mosse nei suoi confronti, mentre si registrano difficoltà di tenuta della maggioranza del parlamento dell’entità sionista, la Knesset, e l’ex ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, chiedeva insistentemente una ripresa dei bombardamenti e dell’aggressione ai palestinesi.
Gli attacchi sono stati immediatamente condannati, tra gli altri, da Prospettiva Unitaria, il progetto politico avviato da Movimento per la Rinascita Comunista, Resistenza Popolare, Patria Socialista e Costituente Comunista: “Netanyahu e il suo governo hanno deciso unilateralmente di non rispettare l’accordo di cessate il fuoco, rifiutandosi di avviare la seconda fase che prevedeva il ritiro delle truppe sioniste dal corridoio Filadelfia e dai valichi di accesso a Gaza.
Nel frattempo non si sono mai fermati gli attacchi in Cisgiordania, così come i bombardamenti del regime sionista in Libano e in Siria, e quelli statunitensi nello Yemen. Così come le minacce di guerra contro l’Iran, dimostrando chiaramente il tentativo sionista e occidentale di ridisegnare un Medio Oriente funzionale agli interessi coloniali e imperialisti.
In tutto ciò l’Unione Europea è pienamente complice, come il governo Meloni che continua a sostenere Netanyahu e le azioni genocide contro il popolo palestinese”.
E’ stata poi ribadita “totale solidarietà con il popolo palestinese e con tutte le forze della Resistenza che da Gaza allo Yemen, dal Libano alla Siria si oppongono ai progetti criminali del sionismo e dell’imperialismo Usa”.
Di fronte a questa tragedia che non si arresta, mentre nelle comunità ebraiche italiane ancora c’è chi ostinatamente difende l’indifendibile, truccando le carte e tirando in ballo a sproposito l’antisemitismo – non a caso coadiuvati da fascisti e destre, i veri razzisti e antisemiti di sempre – non appena si denuncia lo sterminio dei palestinesi e si muovono critiche nei confronti del regime israeliano e del criminale che oggi lo guida (ma fortunatamente non mancano, in Italia come in Israele, voci fuori dal coro e Oltreoceano organizzazioni ebraiche impegnate per la pace e contro il sionismo), con la meschina complicità di propagandisti di professione, mentre a Roma e a Bruxelles c’è chi gioca alla guerra invocando ipocritamente la pace in Ucraina, che viene subdolamente sabotata, si registra l’indecente silenzio dei Palazzi, sempre più antidemocratici.
Di fronte a tutto ciò è necessario alzare la voce e rilanciare la mobilitazione, chiedendo con forza la fine del genocidio, dell’aggressione al popolo palestinese, di ogni complicità criminale, l’arresto del tiranno Netanyahu e la pace in tutto il Vicino e Medio Oriente. Occorre partecipare alle iniziative organizzate sui territori, aderire alla nascente Rete antisionista e anticolonialista per la Palestina, promuovere in maniera massiccia la campagna di boicottaggio e disinvestimento Bds dei prodotti e delle aziende israeliane e dei loro finanziatori.
Immagine: dettaglio foto di pubblico dominio tratta dalla rete internet, pagina Fb Gaza Freestyle, che ritrae Jabalia, nel nord della striscia di Gaza – M-Shebrawy
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