del Coordinamento Art.1 Camping Cig
Il documento dei lavoratori cassintegrati dello storico complesso siderurgico, in provincia di Livorno, da anni in crisi, e per il quale si prospetta un piano di rilancio con il gruppo ucraino-olandese Metinvest, che in teoria non esclude una riconversione in produzioni militari, indirizzato a tutti gli operai per una mobilitazione con l’obiettivo di scongiurare tale ipotesi.
Stiamo vivendo una fase storica mai così drammatica, da molti decenni. Le guerre imperversano dovunque, insanguinando sempre più aree geografiche vicine al nostro paese. Ogni giorno arrivano nelle nostre case immagini e notizie raccapriccianti: migliaia di persone massacrate, corpi di poveri innocenti mutilati, smembrati, polverizzati da bombe e proiettili sempre più devastanti. A pagare il prezzo più alto sono i bambini e i più deboli, che non possono difendersi o scappare da queste terre in fiamme.
Ogni giorno il livello di barbarie e di follia cresce senza limiti: siamo giunti al punto in cui, oramai, si parla tranquillamente di conflitti nucleari, dandogli una veste di normalità e di inevitabilità. Sono le stesse istituzioni che pubblicizzano kit di sopravvivenza (per 72 ore!) in caso di guerra nucleare. Non c’è più nessuna remora a parlare apertamente di economia di guerra per il riarmo nazionale ed europeo, fino al punto di ipotizzare la riconversione di buona parte delle fabbriche alla produzione bellica. Basta produrre auto (o altro ad uso civile: vedi rotaie), via alla produzione di carri armati e altre armi di ultima generazione, con profitti enormi.
Dicono che non si possono reperire soldi per la sanità e la scuola pubbliche, né per il sostegno ai più poveri, ma i soldi per costruire strumenti di morte sono subito a disposizione, in quantità inimmaginabili. Di fronte a questo scenario apocalittico, che mette in discussione la stessa sopravvivenza della vita sul nostro pianeta, nessuno può rimanere indifferente o inerte. Ogni coscienza è chiamata a ribellarsi e a dare il proprio contributo perché la follia non arrivi alla tragedia finale. E, visto che le armi si producono con l’acciaio, anche i lavoratori di Piombino sono chiamati a far sentire la loro voce e la loro volontà.
Per questo esortiamo i lavoratori e i rappresentanti sindacali a chiedere pubblicamente che il piano industriale e l’accordo di programma, i quali dovrebbero far rinascere le acciaierie di Piombino, escludano di produrre acciaio per fabbricare armi.
Vi invitiamo, dunque, ad approvare nella prossima assemblea dei lavoratori un documento che chieda esplicitamente alle istituzioni che l’acciaio di Piombino serva per fare rotaie, le quali permettano ai popoli di incontrarsi oltre le frontiere, in modo che i lavoratori di tutti i paesi si riconoscano simili e pratichino l’uguaglianza nella pace; acciaio che serva per costruire scuole, necessarie per aprire le menti, ospedali per curarsi e abitazioni in cui la gente possa vivere con dignità: non per costruire strumenti di morte. Dire no all’acciaio per le armi: ce lo insegna la storia del movimento operaio, da sempre contrario alle guerre. Del resto, sono inviati in trincea i figli dei lavoratori, non certo i figli dei più ricchi. Ma ce lo dice pure la nostra Costituzione, così preziosa per il mondo del lavoro, a partire dall’articolo 11.
E ce lo dice la nostra coscienza di lavoratori di Piombino, città medaglia d’oro della lotta al nazifascismo. La nostra coscienza è ben consapevole che il corpo di un bambino maciullato deve valere molto di più di qualsiasi profitto o della difesa pretestuosa di un posto di lavoro in più. L’acciaio di Piombino dovrà avere il colore della vita, non quello del sangue. Dicendo no all’acciaio per le guerre, per qualunque guerra, i lavoratori di Piombino lanceranno, in questi tempi oscuri, un grande messaggio: restiamo umani, come ci insegnò Vittorio Arrigoni; anzi, diventiamo umani.
Immagine: foto Paolo Querci, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
Lascia un commento