Sciopero al Comune di Pisa. Intervista ad alcuni delegati Cub

a cura della redazione locale

Sabato 27 gennaio i sindacati Cgil, Cub e Uil hanno indetto uno sciopero al Comune di Pisa. Abbiamo intervistato i delegati Cub in Rsu per conoscere le ragioni della mobilitazione.

D. Quali sono le ragioni dello sciopero

R. Bisogna andare indietro di alcuni mesi ossia quando, estate 2023, alcuni agenti di Polizia municipale chiedevano il nostro intervento per sollecitare incontri con l’Amministrazione al fine di denunciare un clima pesante all’interno del Corpo. Chiedemmo invano un incontro al sindaco. Ma forse dovremmo andare ancora più indietro nel tempo, al 2021, quando presentammo una proposta di turnazione per la Polizia locale che in sostanza avrebbe migliorato le condizioni lavorative, salvo poi scontrarsi con il muro eretto dal Comando e dell’assessore leghista al personale Nella calda estate 2023 è stata adottata una riorganizzazione della macchina comunale con la nascita di nuove direzioni che accorpano servizi diversi dal passato e il trasferimento di una quarantina di dipendenti che si sono visti dall’oggi al domani sbattuti in altri uffici senza alcun passaggio di consegne. A seguito di una assemblea del personale con la partecipazione di quasi la metà dei dipendenti, era stato deciso lo stato di agitazione dal quale ben presto si è sfilata la Cisl. Siamo in presenza di una scelta, quella della Cisl, in linea con l’arrendevole linea sindacale rispetto al governo Meloni e il diniego dello sciopero e della mobilitazione come forme di lotta contro processi riorganizzativi e atti di indirizzo in materia di personale che favoriscono pochi a discapito della stragrande maggioranza della forza lavoro. La Cisl non ha preso posizione sulla riorganizzazione e sulla scomparsa di un dirigente a capo della Pm sostituito da un funzionario alle dirette dipendenze del sindaco. E costruire un rapporto fiduciario al posto di un dirigente resta una scelta politica della Giunta di destra che dimentica come una direzione complessa come quella della Polizia municipale abbia bisogno di un dirigente a guidarla. Dopo lo stato di agitazione siamo stati nelle commissioni consiliari per cercare un’interlocuzione con i consiglieri e siamo tornati ai tavoli solo per sottoscrivere il contratto decentrato con il quale abbiamo ottenuto le progressioni orizzontali, scatti di stipendio inizialmente non previsti, la sola condizione che per sospendere, ma non revocare , lo stato di agitazione stesso e sottoscrivere un’intesa decentrata che porta benefici al personale.

D. E Poi?

R. Passate le vacanze di Natale, abbiamo inviato una lettera all’Amministrazione dando un termine entro cui convocare i tavoli sindacali, scaduto il quale abbiamo convocato lo sciopero. A quel punto il sindaco ci ha incontrato accogliendo buona pate delle nostre proposte che vanno da un regolamento sulla mobilità a progressioni verticali estese a tutti i profili professionali nell’ente e non a una parte ristretta del personale (ai tecnici impegnati nel Pnrr, ndr) fino al regolamento delle turnazioni nella Polizia municipale con 7 ore giornaliere e due riposi attaccati, diminuendo in sostanza le festività lavorate. Abbiamo costruito un modello di turnazione che riprendeva quella del novembre 2021 aggiornandola agli organici attuali, la sola proposta credibile ed equilibrata presentata dopo mesi di rifiuto a contrattare la nostra proposta da parte del Comando e della Giunta. Tenete conto che abbiamo perfino smontato una bozza del Comando contestandone il mancato rispetto dei dettami costituzionali e del contratto nazionale

D. E allora perché siete arrivati allo sciopero?

R. Intanto lo sciopero era rivolto solo alla Pm e ha avuto l’85% delle adesioni che nella Pubblica amministrazione rappresenta un gran successo. Al momento di siglare una intesa con i sindacati proponenti lo sciopero l’Amministrazione ha presentato una dichiarazione di intenti astratta e priva di impegni reali, rinviata l’adozione della nuova turnazione e senza fornire dati sulle progressioni verticali. La dichiarazione è stata pensata per far rientrare in gioco la Cisl silente per mesi e per non definire un’intesa politica con i sindacati che avevano costruito la mobilitazione cercando di vanificarne le proposte che rispondono alle istanze del personale, ripristinando peraltro un rapporto democratico con la base attraverso le assemblee. Siamo davanti a un atto politico che disprezza la democrazia nei luoghi di lavoro adottando un modello di relazioni sindacali che trasformerebbe la Rsu in un corpo estraneo alla forza lavoro. Per noi questo è inaccettabile come il rifiuto di mettere nero su bianco la necessità di prendere in esame la nostra proposta di turnazione e al contempo fornire numeri sulle progressioni con equa distribuzione tra tutto il personale.

Siamo convinti che occorra anche una riflessione seria e articolata sul ruolo della rappresentanza sindacale, nella Pa ci sono troppi comportamenti stagni e le Rsu sono spesso espressione di interessi corporativi di settore, avulse da un conflitto reale e diffuso. E qui entrano in gioco anche le politiche della Cgil che non può sedersi ai tavoli regionali e nazionali con la Cisl, ma questo discorso ci porterebbe lontano. Nella scuola, negli Enti locali, in sanità le politiche della Cgil sono indistinguibili da quelle della Cisl, poi in alcuni settori può anche esserci un insieme di delegati che assume posizioni analoghe a quelle del sindacalismo di base ed è scontato che si vada avanti unitariamente con intelligenza e senza alcuna preclusione o settarismo. Ma alla lunga vanno rimesse in discussioni scelte e pratiche nazionali, i contenuti dei contratti siglati, la perdita di potere di acquisto e di contrattazione.  Da parte nostra denunceremo alla cittadinanza le posizioni ondivaghe della Giunta di centro-destra ricordando ai nostri colleghi che la democrazia nei luoghi di lavoro non si baratta con i permessi sindacali e con una manciata di spiccioli, peraltro destinati a pochi dipendenti.

Lascia un commento

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑