La straordinaria mobilitazione dal basso e il ruolo dei comunisti

a cura della redazione – Toscana

Migliaia di giovani e non giovani nelle piazze contro la violenza poliziesca del governo Meloni e contro il genocidio del popolo palestinese. Come intendiamo rapportarci a questa ventata di novità e di protagonismo dal basso che non si vedeva da anni?

Firenze, Pisa e Bologna e tante altre città attraversate da grandi cortei contro il genocidio palestinese e la repressione poliziesca, piazze attraversate da giovani e anziani, studenti e lavoratori, precari, insegnanti e disoccupati senza distinzione anagrafiche.

Nelle piazze incontriamo dopo anni figli e genitori, perfino i nonni che non manifestavano da anni, questa è la vera novità degli ultimi giorni.

In questi contesti i comunisti devono esserci non solo portando bandiere e volantini, ma per contribuire fattivamente alla costruzione di un movimento di solidarietà al popolo palestinese, contro il genocidio e la politica estera del governo italiano sempre più allineato con la Nato, per opporsi alla militarizzazione delle scuole e delle università e all’utilizzo della repressione poliziesca come arma per imporre paura, silenzio e rassegnazione.

Vogliamo dirlo con estrema chiarezza: queste manifestazioni sono uno straordinario vento di novità in un panorama politico asfittico, un protagonismo dal basso che vede protagonisti gli studenti per anni dipinti in termini caricaturali, attaccati ai loro smartphone, chiusi in un mondo non comunicante con la realtà.

Questi giorni ci dicono l’esatto contrario di quanto diffuso dalla vulgata ufficiale, dai luoghi comuni sui giovani che tornano invece attivi e protagonisti trainando i loro padri, uno straordinario protagonismo dal basso attorno alla solidarietà del popolo palestinese e contro una destra sionista, atlantica alla quale non resta che riproporre i vecchi stereotipi della Maggioranza silenziosa, ordine e disciplina, cieca obbedienza al governo e alle sue politiche di guerra, acritica solidarietà alle forze dell’ordine.

Abbiamo attraversato le piazze toscane insieme a migliaia di uomini e donne e tantissimi giovani delle scuole superiori che hanno dimostrato straordinarie capacità organizzative dopo gli anni della reclusione e dell’isolamento pandemico.

Ora si tratta di rafforzare questo movimento senza impartire lezioni a tavolino o dall’alto, offrendo invece supporti reali, contributi analitici, strumenti di comprensione della realtà nazionale e internazionale.

Le cariche della polizia contro inermi studenti, le reazioni di popolo con migliaia di manifestanti che da una settimana attraversano le vie cittadine a Pisa e Firenze sono un segnale incoraggiante per ricostruire, dal basso, un movimento di opposizione al governo Meloni , alle sue politiche regressive in campo scolastico, a un’idea della sicurezza che si sposa con i manganelli senza mai volere affrontare le cause del disagio sociale e giovanile o fare i conti con la rabbia diffusa verso il genocidio del popolo palestinese sostenuto dai governi occidentali dei paesi Nato.

Occorre pazienza, ascolto e attenzione, rinunciare alle nostre certezze per rimettere in gioco anche una strategia comunicativa semplice e diretta che rimetta insieme le istanze politiche a quelle sociali, le rivendicazioni di settore a una critica complessiva verso l’operato dei governi.

È palese il tentativo del centro-sinistra di cavalcare l’onda, ma è altrettanto evidente la distanza abissale dello stesso dalle parole d’ordine espresse nelle piazze che contestano il voto bipartisan all’invio delle armi all’Ucraina come la gestione militarista delle scuole e dell’università attraversate da fondazioni legate a doppio filo con le imprese di armi.

Un salto di qualità si rende necessario per i comunisti se vogliono contribuire alla rinascita di un movimento di opposizione al governo, quel salto di qualità è indispensabile a partire dalla modalità di rapportarci alle giovani generazioni senza spocchia ma con una rinnovata capacità di ascolto e di interazione, all’insegna del conflitto sociale e della lotta di classe.

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