Le vere cause del conflitto russo-ucraino

di Alessandro Bartoloni

La recensione di un libro di Putin diventa lo spunto, per l’autore dell’articolo, per mettere a nudo, anche in maniera spiccatamente provocatoria, le evidenti contraddizioni del “politicamente corretto”. Un’opportunità per riflettere, che però a nostro avviso pone interrogativi anche sui rischi di derive ideologiche ed etiche.

Le vere cause del conflitto russo-ucraino è un libro appena uscito1 contenente la traduzione di un saggio scritto dal presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, pochi mesi prima dell’inizio delle ostilità. Scrivo “ostilità” perché sarà la Storia a dirci se si tratta di un’invasione o di una liberazione. Al momento, indipendentemente da come la si pensi, chiunque abbia anche soltanto una curiosità intellettuale riguardo agli eventi che lo circondano, non può che salutare con favore questa iniziativa che prova a squarciare il velo della censura che attanaglia il nostro Paese. Una censura la cui forma prevalente è ancora quella classista delle democrazie fondate sul dominio del capitale, che impedisce a chi non ha soldi di esprimersi o, quanto meno, di farsi ascoltare. Ma che sta tosto vestendo la mimetica, bloccando i canali televisivi e i profili social di chi insiste nel voler provare a far conoscere il proprio punto di vista non allineato, oppure quello del nemico.

Un libro che ci permette di verificare la bontà di alcune argomentazioni ed è utile anche a chi non la pensa come il presidente Putin, se non altro per arricchire il proprio bagaglio argomentativo. Attenzione, non ci si aspetti un saggio marxista nel quale la natura imperialista del conflitto è negata mediante l’analisi puntuale del grado di monopolizzazione, finanziarizzazione ed esportazione di capitale o dei rapporti tra gli oligarchi russi, ucraini e occidentali. Di questo non vi è traccia dal momento che Putin vuole parlare alla grande maggioranza della popolazione mondiale che con certe questioni non ha, purtroppo, dimestichezza. Nel saggio si parla dei rapporti millenari tra i grandi e i piccoli russi, un unico popolo che vive uno scontro fratricida fomentato da alcune potenze straniere. Ma per quanto l’epoca sovietica sia criticata e i contrasti interni minimizzati, il diritto all’autodeterminazione non può, né deve, essere messo in discussione. Su questo Putin è chiarissimo. Ciò che è inaccettabile, ed è altrettanto chiaro, è che l’indipendenza dell’Ucraina sia utilizzata dalle potenze straniere per smembrare la Federazione russa.

Dunque, se le cose stanno così, viene a cadere la natura imperialista dell’invasione. Non che non possa diventarlo – la Russia è, senza ombra di dubbio, un Paese capitalista la cui natura imperialista è oggetto di dibattito – ma ciò dipende da come si svilupperà la lotta tra le classi e nelle classi. Al momento, l’unico conflitto interimperialista che si combatte sul suolo ucraino è quello che vede contrapposti i capitalisti legati al dollaro ai capitalisti legati all’euro. Al contrario, il modo relativamente soft con cui i russi stanno conducendo le operazioni militari, gli obiettivi dichiarati di neutralità (no alla Nato) e denazificazione (cioè parificazione e uguaglianza di trattamento dei grandi russi che vivono in Ucraina), nonché le concessioni che ancora oggi sembrano possibili (ingresso dell’Ucraina nell’Ue), non fanno pensare a un’invasione imperialista a uso e consumo degli oligarchi di Mosca. C’è, poi, il contesto multipolare che, pur tra mille limiti e contraddizioni, sta portando l’umanità in tutt’altra direzione.

Ma, al di là del merito di questa questione specifica, sulla quale si può e si deve continuare a dibattere ancor più oggi che la Storia è tornata in movimento, la pubblicazione di questo libro rappresenta una sfida alla censura nella quale anche l’area politica genericamente intesa “di sinistra” sta scivolando. E non è soltanto il pensiero di Putin a farne le spese, bensì un metodo di discussione e argomenti apparentemente più terra terra ma che sono altrettanto se non addirittura più sentiti da quella maggioranza cui Putin si rivolge. Mi riferisco alla tutela delle minoranze, per esempio, oppure a tutto ciò che è legato in qualche modo alla pandemia, dal green pass alla vaccinazione. Tutte tematiche che devono essere trattate in modo politically correct, altrimenti non si è neanche degni di far parte della discussione.

In quanti, a sinistra, sarebbero disposti a confrontarsi con Tizio, se sapessero che nelle e-mail inviate a un intimo amico descrive un proprio discepolo utilizzando appellativi quali “ebreo negro”? Oppure che confessi: “Ora mi è abbastanza chiaro – come testimoniano anche la forma della sua testa e il modo in cui crescono i suoi capelli – che discende dai negri che accompagnarono Mosè nella fuga dall’Egitto (a meno che sua madre o sua nonna paterna non si siano incrociate con un negro). Ora, questa miscela di ebraismo germanico da una parte, e di ceppo negroide di base dall’altra, deve inevitabilmente dare origine a un prodotto peculiare”. Probabilmente, in molti penseranno di avere a che fare con un razzista della peggior specie e faranno di tutto per evitarlo e additarlo al pubblico ludibrio. Non sia mai di venir confusi con certa gente!

E che dire, invece, di Caio che commenta così la possibilità dell’innesto delle ovaie: “Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce”. Probabilmente, anche Caio verrebbe etichettato come un retrogrado reazionario e patriarcale da isolare e tenere lontano.

E se durante la pandemia da Covid-19 il prof. Sempronio si fosse permesso di avanzare critiche al vaccino chiedendo di “essere rassicurato che sia stato testato e soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia”? “Come cittadino ne ho diritto, non sono disposto ad accettare scorciatoie. Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio”. Negazionista che merita di essere sospeso dal lavoro, se non addirittura radiato dall’Ordine, dal momento che si tratta di una “dichiarazione irresponsabile e intollerabile [proveniente] da una persona che dovrebbe conoscere le regole prima di affermare certe cose”.

Ecco, questo è l’atteggiamento che sta diventando prevalente non solo nella sinistra borghese (Alleanza verdi-sinistra, per capirci) ma anche in quella proletaria o, più genericamente, popolare (non faccio nomi, così nessuno si offende, ma tra partiti, collettivi e associazioni, non sono pochi). Un atteggiamento che per fortuna non è sempre esistito e che dovremmo combattere. Non solo perché il rischio di prendere cantonate è davvero grosso e pericoloso ma perché si finisce di fare il gioco del nemico di classe (ammesso che lo si sappia individuare) che punta a far passare un maleducato (per i canoni dominanti) o un dubbioso per un razzista, un sessista o un negazionista. Tizio, infatti, era Karl Marx (lettera a Friedrich Engels del 30 luglio 1862) e l’ebreo negro cui si riferisce era Ferdinand Lassalle, che venne criticato non certo per le sue origini etniche. Caio, invece, era Antonio Gramsci, che quelle considerazioni sulla vendita del proprio corpo le ha pubblicate sull’«Avanti» il 6 giugno 1918. Sempronio, infine, è Andrea Crisanti, zanzarologo cui Guido Rasi (ex direttore esecutivo dell’Ema) ha ricordato “le regole” cui doveva sottostare se voleva far carriera. Pertanto, comunque la pensiate, leggete il saggio di Putin e non abbiate paura a confrontarvi con chi, per il solo fatto di non accettare i modi dominanti, sembra agli antipodi.

Note:

1 Edito da Visione Editore.

Immagine: http://www.kremlin.ru, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0&gt;, via Wikimedia Commons

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